16 giugno 2006. Come è morto al-Zarqawi?

Dice: “è morto al-Zarqawi” — come se fosse morto accidentalmente, che so, cadendo da un’impalcatura o travolto da un’auto pirata il sabato sera. Credo che sarebbe più corretto dire che è stato assassinato dagli americani: ma mi rendo conto della crudezza di questa espressione – siamo o non siamo politicamente corretti?

Hanno ammazzato al-Zarqawi. E giù che ti bombardano (qui dove sono io metaforicamente, ma da altre parti in modo più concreto, ahiloro) con notizie e foto e filmati e reportages. Così ti manca il tempo per fare mente locale e chiederti come mai, per esempio, se sull’edificio in cui si trovava al-Zarqawi sono piovuti due missili e c’è dappertutto uno spiccinìo di calcinacci come mai, appunto, al-Zarqawi è lì bello intero e pronto per l’identificazione. Che poi forse tanto intero non è, visto che l’altra sera un notiziario mostrava un tizio in divisa con un borsone contenente “i resti di Zarqawi”. E’ chiaro che ci sono dei problemi di traduzione. E’ chiaro che ci sono dei problemi.

È chiaro, anche, che non sono l’unica pellegrina ad aver pensato questo: il che da un lato mi conforta perché vuol dire che non sono del tutto paranoica, e dall’altro mi deprime perché se siamo in tanti a chiederci le stesse cose com’è che fra noi non c’è mai nessuno di quelli che contano? Ma questa probabilmente è un’altra storia.

Fatto sta che qualcuno si è posto da subito delle domande, e qualche giorno dopo è saltato fuori che in effetti il pericoloso terrorista è stato ammazzato altrove e poi portato lì per fare scena. Giuro che non l’avrei mai detto…

Ma al di là di tutte queste informazioni vere, false, costruite o manipolate, la vera domanda che io mi pongo è una sola: davvero la nostra vita, il nostro pensiero, la nostra libertà devono essere condizionate a tal punto dalla “nazione sotto Dio”? Corollario: davvero hanno vinto loro? Io non posso crederlo. Io mi rifiuto.

Leave a comment

Your email address will not be published.

*