17 giugno 2006. Uomini e topi

Le foto della sabbia insanguinata di Beit Lahiya hanno fatto il giro del mondo, proprio come le fantasiose accuse israeliane secondo cui il massacro di giovedì 8 giugno sarebbe stato opera di “gruppi palestinesi”. In Italia, menzione d’onore al quotidiano “La Stampa”: che ha avvalorato questa singolare tesi pubblicando un articolo di Fiamma Nirenstein contrario a ogni decenza giornalistica (non parliamo di etica o umanità perché sono concetti un po’ difficili, eh?).

Naturalmente non si è mosso nessuno. Nessuno di quelli che contano, dico. Non mi pare di vedere le colonne dei giornali rigurgitare di appelli di intellettuali che levano alta la voce contro la barbarie genocida eccetera eccetera. Almeno qui in Italia. All’estero, invece, qualcuno discretamente dotato di attributi c’è, e si fa sentire.

Parlo del professor Richard Seaford, direttore del Department of Classics and Ancient History presso l’università di Exeter in Inghilterra, il quale, contattato dalla dottoressa Daniella Dueck della Bar Ilan University di Israele perché scrivesse una recensione da pubblicare sulla rivista specializzata “Scripta Classica Israelica”, ha gentilmente declinato l’invito motivando il rifiuto come segue:«Alas, I am unable to accept your kind invitation, for reasons that you may not like. I have, along with many other British academics, signes the academic boycott of Israel, in the face of the brutal and illegal expansionism and the slow-motion ethnic cleansing being practiced by your government», ovvero: «Purtroppo, sono nell’impossibilità di accettare il Suo gentile invito, per ragioni che forse non Le piaceranno. Insieme a molti altri docenti britannici, io ho firmato per una campagna a favore del boicottaggio accademico di Israele, in considerazione del brutale e illegale espansionismo e della strisciante pulizia etnica messi in atto dal Suo governo».

Prevedibilmente, il prof. Seaford è stato sommerso da messaggi piuttosto pesanti, contenenti minacce e insulti. Gli ho scritto anch’io, ma gli ho fatto i complimenti.

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