18 gennaio 2007. Ragazzi miei, contestatori immaginari…

Ma quanto contestano, ‘sti ragazzi di Azione Giovani! Una settimana fa Curcio (!), ieri Scalzone (!!) e oggi Prodi (!!!). Alla faccia dei fermenti giovanili… Certo, non è che gli slogan gridati oggi alla Cattolica di Milano per protestare contro il conferimento di una laurea ad honorem al sor Mortadella fossero poi un granché, eh… Un po’ fiacchi, come minimo. Ma non è obbligatorio essere creativi e tantomeno imaginifici come D’Annunzio (a sinistra, ammettiamolo, almeno una volta erano più vivaci).

Peccato, invece, che tutta la contestazione si sia ridotta ad accusare i “comunisti” (ma perché? dove sono? nelle riserve di Pine Ridge? io non ne vedo mica, in giro) e a gridare “vogliamo Silvio”: il che, ahiloro, degrada sul campo e con ignominia la contestazione al rango di opposizione politica, facendo di questa gioventù ardimentosa un gruppo di militanti di un partito che vanno a disturbare una manifestazione del partito avversario. Che tristezza.

La contestazione che ho in mente io, invece, è quella contro il sistema — come si diceva ai tempi miei ormai andati. La contestazione contro il potere (politico, economico, intellettuale) in quanto tale, per costruire una società diversa (sissignori, questa è utopia): non per mantenere tutto uguale cambiando soltanto la testa di turco al vertice… Perché sono i nomi che cambiano, ma le cose restano; e plus ça change plus c’est la même chose

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