23 luglio 2003. Senza vergogna

È ufficiale: i due figli di Saddam Hussein, Uday e Qusay, sono rimasti uccisi ieri sera in un conflitto a fuoco con le truppe d’occupazione americane nei pressi di Mosul, in Iraq. Scarni ed essenziali i commenti degli artefici di questa guerra, inutilissima fra le guerre inutili: Bush jr. si è detto “soddisfatto” alla notizia della morte dei due pericolosi eredi di tanto padre, e ha aggiunto che la loro “uscita di scena” (“morte” e concetti correlati sono considerati politically uncorrect negli Usa) dovrebbe rassicurare gli iracheni che il regime di Saddam «se n’è andato e non tornerà più».

Meno brutale (ma si sa, gli inglesi vantano una lunga tradizione diplomatica) Tony Blair, che questo evento solleva un poco dalla palude in cui l’ha sprofondato lo scandalo Kelly: la morte dei figli di Saddam segna «un grande giorno per un nuovo Iraq».

Del resto lo dice anche il Vangelo che le colpe dei padri ricadono sui figli, no? La devota coscienza di Bush e dei suoi è a posto. Molte altre, per fortuna meno devote, no.

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