3 aprile 2003. Dalla periferia dell'Impero

È di ieri la notizia che i missili di Bush hanno centrato “per un tragico errore” il reparto maternità di un ospedale di Baghdad; e stamattina si è appreso che Powell si trova a Bruxelles per ricucire i rapporti con l’ingrata Europa. Due notizie meritevoli di due commenti che difficilmente troveranno posto nei media ufficiali.

Il primo è che, chissà perché, gli errori commessi dagli Usa non sono mai irrilevanti — mai che si colpiscano per sbaglio un cantiere abbandonato o una fabbrica dismessa. No, in genere a fare le spese di questi atroci scherzi del destino sono ospedali, colonne di profughi, fabbriche di medicinali, pozzi idrici e altre risibili infrastrutture. Anche la strage del Cermis è stata uno sbaglio — i birichini giocavano, e pazienza se invece dello score di un videogame saliva il numero delle vittime. Anche il bombardamento dell’ambasciata cinese a Serajevo è stato uno sbaglio — i poverini avevano a disposizione “vecchie piantine topografiche”. E potremmo continuare. Potremmo anche ricordarci del vecchio adagio “errare humanum est, perseverare diabolicum” (sbagliare è umano, insistere nello sbaglio è diabolico) se non temessimo di attribuire all’amministrazione statunitense e alla sua soldataglia una valenza metafisica che sicuramente non hanno. Ci limitiamo a ripescare la battuta già vecchia che circola in questi giorni — i missili saranno anche intelligenti, ma è chi li tira che è un imbecille. Peccato che qui come altrove, qui come ovunque sventoli la bandiera a stelle e strisce orgogliosamente innalzata dai soliti “liberatori”, ci sia gente che muore. Non solo gente in divisa, ma civili, donne, bambini, vecchi. Un intero popolo destinato al massacro pianificato, al genocidio — esercizio nel quale gli americani di ieri e di oggi sono piuttosto versati (i pellerossa, Dresda, Hiroshima e altri luoghi del pianeta meno noti) — sotto gli occhi impotenti del resto del mondo. Qualcuno comincia a pensare che la cosa puzza.

E qui si inserisce il secondo commento: dicevamo del viaggio di Powell nella vecchia Europa, colpevolmente immemore dell’impegno americano profuso nell’opera di liberazione — durante la seconda guerra mondiale, il nome ufficiale delle micidiali “fortezze volanti” che seminarono la morte a Napoli e a Milano nei disastrosi bombardamenti del 1943 e 1944 era appunto Liberators, liberatori. Punto e a capo.

Dunque Powell è stato a Bruxelles per riallacciare i rapporti fra USA ed Europa, compromessi dalla questione irachena (un altro tiro mancino del diabolico Saddam: gli faranno pagare anche questa), e per ribadire la necessità di uno sforzo congiunto nella lotta al terrorismo; nell’occasione, Powell ha pensato bene anche di richiamare le coscienze europee al preciso dovere di stanare i criminali di guerra serbi e consegnarli alla giustizia della Corte Penale Internazionale — la forza cogente del diritto, la legge sopra ogni cosa, gli Stati Uniti patria della democrazia e bla bla bla…

Peccato che gli americani abbiano spesso, per non dire sempre, la seccante abitudine di dire una cosa, pensarne un’altra e farne una terza — il che rende, diciamo così, problematico il mantenimento di rapporti trasparenti con la superpotenza a stelle e strisce. E infatti, a riguardo di questa famosa Corte Penale Internazionale, dobbiamo fare un passo indietro…

Leave a comment

Your email address will not be published.

*