5 giugno 2003. Un americano simpatico

È di ieri la notizia, apparsa sul quotidiano francese “Libération” (http://www.liberation.fr), che la strana coppia Bush e Blair avrebbe gonfiato la minaccia irachena: «Le armi di distruzione di massa irachene sono introvabili e negli Stati Uniti e in Gran Bretagna in molti chiedono un’inchiesta parlamentare. I governi dei due paesi sono accusati di aver truccato i rapporti dei servizi segreti per giustificare l’intervento armato in Iraq».

Ma tu guarda… C’è un po’ più di mezzo mondo che lo va dicendo da mesi, e adesso qualcuno si sveglia. Gli ottimisti diranno “meglio tardi che mai”, ma sarà il caso di non affrontare l’argomento con gli iracheni, sono così suscettibili…

Del resto, qualcosa si agitava già da qualche tempo nelle alte sfere: difficilmente troverete certe notizie sui media nazionali (italiani, dico), ma — per esempio — il 12 febbraio di quest’anno il senatore (democratico) americano del West Virginia Robert Byrd, decano del Senato e personaggio autorevole, ha tenuto un duro discorso al Congresso, denunciando la colpevole immobilità dei politici americani nei confronti di quella che lui stesso ha definito un’amministrazione «sconsiderata e arrogante», dalla quale sono partite in più di un caso «dichiarazioni semplicemente oltraggiose e immorali». (Metterò prossimamente in rete la traduzione del discorso di Byrd: non vedo perché dovrei tenermi per me certe chicche).

E, pochi giorni fa, Byrd ha colpito ancora — pronunciando, il 23 maggio, una pesantissima (e a mio avviso facilmente profetica, mi permetto di aggiungere) requisitoria contro l’amministrazione Bush [se vi interessa, potete leggervela sul sito http://web.tiscali.it/traduttoriperlapace].

Si noti che Robert Byrd non è un ragazzino fanatico, non è un disfattista, e non ce l’ha nemmeno con Bush, anzi: il 12 settembre 2001, il giorno dopo il disastroso attentato alle Twin Towers, «alle 11.30 il presidente [G.W. Bush] incontrò i principali esponenti del Congresso […] Verso la conclusione dell’incontro, l’ottantatreenne senatore democratico del West Virginia Robert C. Byrd, presidente provvisorio del Senato, prese la parola per rievocare le proprie esperienze con dieci presidenti. Sottolineò che Bush aveva affermato di non volere dal Congresso una dichiarazione di guerra, ma che avrebbe desiderato una risoluzione che consentisse l’uso della forza. Byrd avvertì il presidente di non aspettarsi quel genere di assegno in bianco che a suo tempo era stato concesso a Lyndon Johnson nella guerra del Vietnam, con la risoluzione del Golfo del Tonchino del 1964. C’era ancora una Costituzione, aggiunse, tirandone fuori dalla tasca una copia.

«Byrd ricordò la sera in cui lui e la moglie erano stati a cena dai Bush alla Casa Bianca. Senza dir nulla, prima di mangiare il presidente aveva pronunciato una preghiera di ringraziamento. “Ne rimasi impressionato”, commentò il senatore. La sua conclusione fece calare il silenzio nella sala: “Tenga duro”, lo incoraggiò, “forze possenti verranno in suo aiuto”» (Bob Woodward, La guerra di Bush, Sperling&Kupfer 2003, pagg. 45-46).

È chiaro che il concetto di “forze possenti” si è rivelato piuttosto elastico, e Byrd, che sarà anche vecchio ma non è mica rincoglionito, se n’è accorto alla svelta. Forse sono proprio la sua età e la sua qualifica a permettergli di parlar chiaro: in ogni caso, e per quanto mi riguarda, lunga vita al senatore Byrd — un americano simpatico.

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