La guerra santa di Roberto il pentito

Dico la verità: ho nostalgia di un tempo che non ho conosciuto. Un tempo in cui il terrorismo c’era, ma era gran vanto dei “terroristi” farsi riconoscere come autori del beau geste e farsi arrestare per questo. Era l’essenza del martirio, ovvero etimologicamente della testimonianza fornita a prezzo del bene maggiore per un vivente — la sua stessa vita. Quei terroristi lì, quelli che agivano sul fosco fin del secolo morente, si chiamavano anarchici. Il mio primo amore mai sopito e mai dimenticato, un fuoco che brucia sotto la cenere.
Invece non so come qualificare i sentimenti che provo per i cosiddetti terroristi che poi si pentono. Mi sconcertano, questo è sicuro, e in fin dei conti mi fanno anche un po’ ribrezzo. L’ultimo in ordine di tempo parrebbe essere Roberto Sandalo, del quale il mio blog preferito scopre, a quanto pare, gli altarini.
Non aggiungo nulla, perché la cosa si commenta da sé.

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