Bin Laden aka Ahmadinejad?

Credevo di non aver letto bene, e invece è proprio così:

New York, 09:25
NEW YORK DICE ‘NO’ A VISITA AHMADINEJAD A GROUND ZERO

Mahmoud Ahmadinejad non visitera’ Ground Zero. Il permesso gli e’ stato negato dalla citta’ di New York. La richiesta era stata rivolta dall’ambasciata iraniana e aveva suscitato polemiche, nonostante l’iniziale disponibilita’ della polizia newyorchese a farsi carico della sicurezza del presidente iraniano. Per altri, soprattutto senatori repubblicani, la visita a Ground Zero sarebbe stata “offensiva” per la memoria delle vittime dell’11 Settembre, visto che il regime iraniano e’ “il piu’ grande sponsor del terrorismo nel mondo”. Ahmadinejad non ha chiarito i motivi della visita, da compiere durante l’Assemblea generale dell’Onu a fine settembre, ma le autorita’ di New York hanno tenuto conto, nel motivare il rifiuto, solo di “motivi di sicurezza”.

È chiaro che qui siamo in presenza di meccanismi logici non aristotelici. Mica mi scandalizzo — se esiste una geometria non euclidea, ci può stare pure una logica non aristotelica. L’unico problema è che siccome io non ci sono tanto avvezza faccio un po’ di fatica a seguire i ragionamenti condotti in questo modo; ma sono sicura che con un po’ di applicazione ce la potrei fare. Certo, essere nata negli States e condividere il Bush-pensiero (ok, è un’espressione forte) aiuterebbe, ma tant’è.

Ma torniamo a noi: insomma la città di New York ha interdetto l’accesso del presidente iraniano Ahmadinejad a Ground Zero. Se fosse per motivi di sicurezza, suppongo che in pochi avrebbero da ridire. Ma definire il regime iraniano «il più grande sponsor del terrorismo nel mondo» e suggerirne il collegamento con i presunti attentatori dell’11 settembre appare azzardato.

È vero che dopo l’attacco alle Twin Towers si disse che la responsabilità era di Al Qaeda, guidata dall’arabo Bin Laden, ragion per cui gli Usa decisero di attaccare l’Afghanistan e poi l’Iraq. La concatenazione non fa un plissé, ne converrete. Anzi, mi stupisco che per l’occasione non sia stato inasprito l’embargo a Cuba; e magari ci stava bene pure una spruzzata di napalm sulla Corea del nord — giusto per gradire, come l’angostura sui cocktail. Ma si vede che quella volta lì gli americani non volevano strafare. Càpita.

Quanto ad Ahmadinejad che non potrà metter piede a Ground Zero, sono pronta a scommettere sull’esultanza di un cospicuo numero di americani e filoamericani, convinti che questa proibizione abbia evitato o comunque dilazionato la fine del mondo per mano della minaccia islamica. Ognuno ha le convinzioni che si merita.

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