Una firma per Gaza

Questo qui sotto è un appello importante. Da leggere e da far circolare. Ma, soprattutto, chi può lo firmi. Io non può…

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GAZA VIVRA’

Appello per la fine di un embargo genocida

Firma subito anche tu!

Tutte le firme devono essere inviate a info@gazavive.com

e verranno pubblicate su www.gazavive.com

Oltre a nome e cognome è importante comunicare la città e la qualifica di ogni firmatario

Quasi mille persone hanno già sottoscritto l’appello di solidarietà con il popolo palestinese, e per la fine dell’embargo a Gaza. Si tratta di una prima positiva risposta, la punta dell’iceberg di un’area che intende ribellarsi all’enorme sopruso perpetrato nei confronti del popolo palestinese, un’area che non si piega al filo-sionismo “politicamente corretto” dei grandi mezzi di (dis)informazione.

Sono quegli stessi mezzi che non solo fingono di ignorare il fatto che un milione e mezzo di esseri umani sono sotto assedio, accerchiati dal filo spinato, senza possibilità né di uscire né di entrare, ma che passano regolarmente sotto silenzio le continue incursioni israeliane, che solo nei giorni scorsi hanno ucciso altre 11 persone nella Striscia di Gaza.

Rompere questo silenzio è il primo obiettivo di questo appello, la premessa indispensabile per poter sviluppare una più ampia mobilitazione contro l’embargo.

Mentre rinnoviamo l’invito a sottoscrivere l’appello, ed a farlo circolare con tutti i mezzi, convochiamo fin da ora un incontro nazionale per costruire insieme le prossime tappe della campagna

l’assemblea nazionale si terrà

DOMENICA 11 NOVEMBRE

a FIRENZE

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GAZA VIVRA’

Appello per la fine di un embargo genocida

Nel 1996, votando massicciamente al-Fatah, i palestinesi espressero la speranza di una pace giusta con Israele. Questa speranza venne però uccisa sul nascere dalla sistematica violazione israeliana degli accordi. Essi prevedevano che entro il 1999 Israele avrebbe dovuto ritirare le truppe e smantellare gli insediamenti coloniali dal 90% dei Territori occupati.

Giunto al potere dopo la sua provocatoria «passeggiata» nella spianata di Gerusalemme, Sharon congelò il ritiro dell’esercito e accrebbe gli insediamenti coloniali — ovvero città razzialmente segreganti i cui abitanti, armati fino ai denti, agiscono come milizie ausiliarie di Tsahal. Come se non bastasse, violando anche stavolta le risoluzioni O.N.U., diede inizio alla edificazione di un imponente «Muro di sicurezza» la cui costruzione ha implicato l’annessione manu militari di un ulteriore 7% di terra palestinese.

Nel tentativo di schiacciare la seconda Intifada, Israele travolse l’Autorità Nazionale Palestinese e mise a ferro e fuoco i Territori. Migliaia i palestinesi uccisi o feriti dalle incursioni, decine di migliaia quelli rastrellati e arrestati senza alcun processo. Migliaia le case rase al suolo. Decine i dirigenti ammazzati con le cosiddette «operazioni mirate». Lo stesso presidente Arafat, una volta dichiarato «terrorista», venne intrappolato nel palazzo presidenziale della Mukata, poi bombardato e ridotto ad un cumulo di macerie.

Evidenti sono dunque le ragioni per cui Hamas (nel frattempo iscritta da U.S.A. e U.E. nella black list dei movimenti terroristici) ottenne nel gennaio 2006 una straripante vittoria elettorale. Prima ancora che una protesta contro la corruzione endemica tra le file di al-Fatah, i palestinesi gridarono al mondo che non si poteva chiedere loro una «pace» umiliante, imposta col piombo e suggellata col proprio sangue.

Invece di ascoltare questo grido di aiuto del popolo palestinese, le potenze occidentali decisero di castigarlo decretando un embargo totale contro la Cisgiordania e Gaza. Seguendo ancora una volta Israele (che immediatamente dopo la vittoria elettorale di Hamas aveva bloccato unilateralmente i trasferimenti dei proventi di imposte e dazi di cui le Autorità palestinesi erano i legittimi titolari), U.S.A. e U.E. congelarono il flusso di aiuti finanziari causando una vera e propria catastrofe umanitaria, ciò allo scopo di costringere un intero popolo a piegare la schiena e ad abbandonare la resistenza.

Questa politica, proprio come speravano i suoi architetti, ha dato poi il suo frutto più amaro: una fratricida battaglia nel campo palestinese. Coloro che avevano perso le elezioni, con lo sfacciato appoggio di Israele e dei suoi alleati occidentali, hanno rovesciato il governo democraticamente eletto per rimpiazzarlo con un altro abusivo. Hanno poi scatenato, in combutta con le autorità sioniste, la caccia ai loro avversari, annunciando l’illegalizzazione di Hamas col pretesto di una nuova legge per cui solo chi riconosce Israele potrà presentarsi alle elezioni. USA ed UE, una volta giustificato il golpe, sono giunte in soccorso di questo governo illegittimo abolendo le sanzioni verso le zone da esso controllate, e mantenendole invece per Gaza.

Un milione e mezzo di esseri umani restano dunque sotto assedio, accerchiati dal filo spinato, senza possibilità né di uscire né di entrare. Come nei campi di concentramento nazisti essi sopravvivono in condizioni miserabili, senza cibo né acqua, senza elettricità né servizi sanitari essenziali. Come se non bastasse l’esercito israeliano continua a martellare Gaza con bombardamenti e incursioni terrestri pressoché quotidiani in cui periscono quasi sempre cittadini inermi.

Una parola soltanto può descrivere questo macello: genocidio!

Una mobilitazione immediata è necessaria affinché venga posto fine a questa tragedia.

Ci rivolgiamo al governo Prodi affinché:

1. Rompa l’embargo contro Gaza cessando di appoggiare la politica di due pesi e due misure per cui chi sostiene al-Fatah mangia e chi sta con Hamas crepa;

2. si faccia carico in tutte le sedi internazionali sia dell’urgenza di aiutare la popolazione assediata sia di quella di porre fine all’assedio militare di Gaza;

3. annulli la decisione del governo Berlusconi di considerare Hamas un’organizzazione terrorista riconoscendola invece quale parte integrante del popolo palestinese;

4. cancelli il Trattato di cooperazione con Israele sottoscritto dal precedente governo.

7 Comments on Una firma per Gaza

  1. Pure il nostro caro amico Magdi ha aderito all’appello Gaza Vivrà…..nel senso che presto telefonerà ad ogni firmatario per fargli i suoi complimenti personalmente.
    Che uomo, io lo dico sempre…..Ciao. ciao,

    Corriere della sera 4/11/2007

    Il partito degli intellettuali che paragona Israele ai nazisti

    In testa compaiono Gianni Vattimo, Margherita Hack, Edoardo Sanguineti, Franco Cardini

    In Italia si è di fatto costituito un partito trasversale pro-Hamas, il gruppo terrorista islamico palestinese bandito dagli Stati Uniti e dall’Unione Europea. Il sito http://www.gazavive.com annuncia trionfante che fino al 31 ottobre 2007 sono state raccolte 2.073 firme a un «Appello per la fine di un embargo genocida, Gaza vivrà». Dove si attribuisce a Israele la responsabilità del «genocidio» dei palestinesi, paragonandolo al regime di Hitler perché avrebbe trasformato Gaza in «campi di concentramento nazisti ». Chiedendo a Prodi di «annullare la decisione del governo Berlusconi di considerare Hamas un’organizzazione terrorista, riconoscendola invece quale parte integrante del popolo palestinese».
    Per aver formulato i medesimi concetti il 19 agosto 2006, il presidente e il segretario dell’Ucoii (Unione delle comunità e organizzazioni islamiche in Italia), Mohammed Nour Dachan e Hamza Roberto Piccardo, sono finiti sotto indagine da parte della Procura di Roma per «aver diffuso idee fondate sull’ odio razziale e religioso» e per «istigazione alla violenza». Ma a tutt’oggi nessun magistrato si è mosso nei confronti del nuovo aberrante manifesto che paragona Israele al nazismo. Ci auguriamo che la ragione non sia dovuta alla quantità e, soprattutto, alla qualità dei firmatari. In testa compaiono infatti il filosofo Gianni Vattimo, l’astrofisica Margherita Hack, il poeta Edoardo Sanguineti, il musicista Gilad Atzmon, lo storico Franco Cardini e Giovanni Franzoni della Comunità Cristiane di Base. In un secondo tempo hanno aderito anche l’europarlamentare Giulietto Chiesa e Ornella Terracini (Ebrei contro l’occupazione). Colpisce che tra i 685 nomi resi pubblici, 152 (22%) appartengono al mondo dell’istruzione, di cui 54 sono docenti universitari (8%), 35 sono docenti (5%) e 63 sono studenti (9%).
    I docenti universitari dominano l’elenco dei primi firmatari. Tra essi spiccano Danilo Zolo, Costanzo Preve, Domenico Losurdo, Marino Badiale, Aldo Bernardini, Piero Fumarola, Giovanni Bacciardi, Giovanni Invitto, Alessandra Persichetti, Bruno Antonio Bellerate, Rodolfo Calpini, Ferruccio Andolfi. Nutrito è anche lo schieramento dei militanti politici, 75 (11%), tutti della sinistra radicale (Rifondazione Comunista e Comunisti Italiani) e extraparlamentare (Campo Antimperialista e Legittima Difesa). I sindacalisti (molti della Fiom-Cgil) sono 22 (3%), mentre gli avvocati sono 9 (1,3%) e tra essi spiccano Vainer Burani, Ugo Giannangeli e Giuseppe Pelazza.
    Quanto ai militanti islamici compaiono i nomi di spicco dell’Ucoii. Dal già citato Piccardo, che si presenta nei panni di direttore di http://www.islam-online.it, a Aboulkheir Breigheche, che guida la «Alleanza Islamica d’Italia» (sigla che fa riferimento diretto ai Fratelli Musulmani), da Mohammed Hannoun, presidente della ABSPP (Associazione benefica di solidarietà con il popolo palestinese) a Abu Yasin Merighi, vice presidente dell’Ucoii e responsabile della moschea El Nour di Bologna. Proprio a Bologna, la pubblicazione su Il Resto del Carlino il 19 agosto 2006 di un delirante manifesto dal titolo «Ieri stragi naziste, oggi stragi israeliane», in cui si faceva l’equazione Marzabotto=Gaza=Fosse Ardeatine=Libano, portò alla denuncia del vertice dell’Ucoii e alla messa sotto inchiesta di Piccardo e Dachan. Ebbene tutto ciò, a distanza di un anno, si è ripetuto impunemente.
    Nel manifesto «Gaza vivrà» si stravolge in modo sconcertante la realtà dei fatti. Attribuendo una natura esclusivamente reattiva al terrorismo di Hamas, nobilitato con l’aureola di «resistenza », come se l’obiettivo di distruggere Israele non fosse l’obiettivo dichiarato nel suo Statuto. Ignorando che Hamas, dopo la vittoria elettorale del 2006, non ha voluto rinunciare al terrorismo e riconoscere il diritto di Israele all’esistenza. Omettendo di ricordare che il terrorismo di Hamas si è intensificato a Gaza dopo la decisione unilaterale di Israele di evacuare le sue forze militari e i coloni ebrei. Facendo finta che Hamas non si sia macchiata del sangue dei propri fratelli palestinesi pur di imporre il proprio Stato teocratico dittatoriale a Gaza, tanto è vero che è lo stesso presidente palestinese Abu Mazen che ha definito Hamas una «banda di terroristi».

    In definitiva schierandosi dalla parte dei terroristi islamici contro il governo legittimo dell’Autorità Nazionale Palestinese che vuole negoziare la pace con Israele sulla base della soluzione «due stati per due popoli». Come è possibile che in Italia, in particolar modo in seno alle università, alla sinistra radicale e ai sindacati, possa affermarsi una posizione così netta a favore di un gruppo terrorista islamico, finora sostenuta soltanto dagli estremisti islamici dell’Ucoii legati ai Fratelli Musulmani? Come è possibile che nelle istituzioni nessuno abbia niente da dire ai 2073 che hanno paragonato Israele al nazismo?
    Magdi Allam

    F.V.

  2. Ciao, grazie per la risposta, come dici, l’importante è l’obiettivo e tutti i mezzi sono buoni, a presto.
    F.V.

  3. per f. viriato

    Grazie, mi fa piacere che si sia capito che ho capito (sono sveglia, eh?). L’importante è l’obiettivo, ossia il fine. Tutti i mezzi son buoni, e a ognuno il suo.
    Ciao :)

  4. Ciao a tutti, Alessandra ha colto nel segno, e credo abbia capito che è più importante che la battaglia per Gaza abbia successo che vedere la propria firma nell’appello, spero che tutto questo abbia fine, noi stiamo “lottando” anche per questo, e non ci riempiamo solo la bocca di “libertarismo” fine a se stesso.

    f. viriato

  5. Condivido il “ridicoli”…
    Alessandra,apprezzo ulteriormente il tuo realismo!

  6. Per “il sanculotto”
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    In concreto, Gaza vivrà (o cadrà…) indipendentemente dalla qualità e quantità delle firme in calce a non importa quale appello o petizione o denuncia o quel che si vuole.
    Non credo si tratti di settarismo, ma di comprensibilissima Realpolitik. Del resto, come si dice, conta il pensiero ;-)

  7. Cara Alessandra,
    questa è l’ultima volta che firmo un appello che non permette di esser sottoscritto per pregiudizi di parrocchia (dove la stupidità e l’anacronismo sono di casa) Onore alla tua intelligenza intellettuale e umana, nel riproporre l’appello nel tuo blog! Spero altresì che vorrai ospitare l’appello di solidarietà al prof Pallavidini!
    Ritengo questo settarismo degli organizzatori di “Gaza Vivrà” vergognoso e “stupido”…

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