GIUSTIZIA PER GABRIELE

Mentre scrivo, in tutta Italia si registrano disordini per la morte di Gabriele Sandri, il tifoso laziale ucciso con un proiettile alla nuca sparato “per errore” da un poliziotto nell’area di servizio di Badia al Pino in provincia di Arezzo. Qui sotto alcune agenzie.

(ANSA)- ROMA, 11 NOV – “Un tragico errore”: cosi’ il questore di Arezzo, Giacobbe, sulla morte del tifoso laziale nell’area di servizio di Badia al Pino, lungo l’A1. “Il nostro agente – spiega il questore – era intervenuto per evitare che i tafferugli tra due esigui gruppi di persone, che non erano stati individuati come tifosi, degenerassero con gravi conseguenze per entrambi. Esprimo profondo dolore e sincere condoglianze alla famiglia della vittima”.

Arezzo, 17:08 (la Repubblica)
TIFOSO UCCISO, LAZIALI: RISSA ERA FINITA PRIMA DELLO SPARO

Secondo quanto riportato da alcuni tifosi laziali che hanno parlato con le quattro persone che si trovavano in macchina con Gabriele Sandri, la macchina a bordo della quale viaggiavano sarebbe stata colpita mentre era già in movimento e la rissa tra tifosi era già finita. “I nostri amici che erano con Gabriele – raccontano i tifosi laziali ai giornalisti – sono saliti sull’auto, erano già in movimento e stavano uscendo dall’area di servizio. Hanno sentito il vetro che si rompeva e poi hanno visto Gabriele che rantolava, mentre il sangue schizzava da tutte le parti. Hanno cercato di accostare in corsia di emergenza e poi hanno proseguito e sono stati raggiunti al casello di Arezzo da una volante”. (11/11/2007)

(rainews24)
[…] nell’area della caserma si trova l’auto su cui viaggiava la vittima. La macchina avrebbe il finestrino posteriore sinistro infranto.

(sports.it)
Morte tifoso, un amico: “Il poliziotto ha sparato da lontano”
11 11 2007
“L’agente ha sparato da lontano, saranno stati trenta metri. E quando era già tutto finito”. Questo il tragico racconto degli amici di Gabriele Sandri, il tifoso della Lazio morto questa mattina nell’area di servizio di Badia al Pino, vicino Arezzo.
“È vero che c’è stato un diverbio con alcuni juventini – hanno detto ancora – ma quando sono intervenuti gli agenti la cosa era già rientrata. Senza problemi. E invece quell’agente ha sparato dalla corsia opposta…”

Vengo dagli anni Settanta. Non ricordo quel periodo con particolare simpatia, se non perché erano gli anni più o meno spensierati della mia adolescenza. Ma erano anche gli anni in cui gli scontri di piazza erano all’ordine del giorno, e le divise facevano parte del panorama urbano.
È da allora che sento parlare di tragici errori occorsi alle forze dell’ordine; di proiettili sparati in aria o a terra ma finiti chissà come a impattare con qualche punto vitale — sai quella cosa che la fortuna è cieca ma la sfiga ci vede benissimo?
Ora, non è ancora chiara, come si dice, la dinamica dei fatti. Ma già mi urtano sommamente certi distinguo — “Gabriele era un tifoso ma non un ultrà”, “per lui veniva prima la musica del calcio”.
Non è questo il punto. Nessuno merita di morire perché “è” qualcosa. Qualcuno meriterebbe di morire per le sue azioni, semmai. Ma lo Stato, se davvero esiste qualcosa che sia degno di questo nome, non fa rappresaglie né prende vendette: e l’uccisione di una persona — giovane, vecchia, ultrà o qualunquista — per un “errore” o per un malinteso senso dell’ordine, da parte di chi l’ordine lo dovrebbe garantire, è uno spreco intollerabile.

2 Comments on GIUSTIZIA PER GABRIELE

  1. Quando si dice la coincidenza…

  2. “(..)Ero almeno a duecento metri(…) Oltretutto il proiettile, per arrivare dall’altra parte, ha dovuto superare due guard-rail a tripla onda e la rete sul new-jersey centrale. Magari ha subìto anche una deviazione…”

    Sei tu in malafede, è chiaramente avvetuo per errore. Un proiettile parte per sbaglio, fa una carabola da 200mt e finisce – con precisione chirurgica – nel collo di Gabriele…

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