Il Savoia e l'anarchico

Sentite questa.

Qualche anno fa un mio amico, anarchico come ai tempi in cui quello di anarchia era davvero il nome santo che aleggiava su certe labbra degnissime, ha presenziato alle celebrazioni per il 103° anniversario dell’attentato a Umberto I di Savoia per mano di Gaetano Bresci.
Bene. L’altro giorno non gli arriva mica una richiesta di risarcimento danni per la bazzecola di 50.000 eurini da parte di uno studio legale che tutela gli interessi del sig. Vittorio Emanuele (di) Savoia?
La richiesta è motivata dall’aver il mio amico calunniato la figura del querelante definendolo commerciante d’armi e accusandolo di aver ucciso un giovane per futili motivi.

Ora, io non mi sognerei mai di dire che Vittorio Emanuele di Savoia è responsabile della morte di Dirk Hamer; o che si trovava al centro di un traffico d’armi internazionale; o che è stato un personaggio di spicco negli scandali sorti attorno alla mala gestione del casinò di Campione d’Italia — se non ne avessi le prove provate. Prove che a quanto pare sono in possesso di alcuni giornalisti e magistrati, a giudicare dal polverone sollevato negli ultimi anni sul signor (di) Savoia. Quindi io non dico nulla — anzi sì, una cosa la dico: casa Savoia non mi sta particolarmente simpatica. Se proprio devo scegliere, il mio cuore batte per l’Impero, segnatamente per quello austroungarico (mi andrebbero benissimo anche gli Hohenstaufen, ma pare si siano estinti). Il che non toglie che prima di affermare cose tanto gravi su chicchessia, vorrei esserne stata testimone oculare. Siccome non lo sono, non mi resta che accontentarmi di quello che periodicamente emerge da colonne tipografiche e verbali giudiziari.

Ora però torniamo a bomba (visto che si parla di re e di anarchici, l’espressione calza a pennello). Suppongo che se il mio amico ha detto certe cose lo avrà fatto sapendo quello che stava dicendo e presumendo che dire il falso, soprattutto a certi livelli, non può che portarti guai sicuri.
Ma non è questo il punto. Il punto è che mi fa un po’ specie che un Savoia — dico, stiamo parlando della più antica casa regnante europea, eh? — quereli un cittadino di quello che non è più il suo regno chiedendogli del vile denaro. Già se magari avesse specificato che avrebbe versato la somma in beneficenza sarebbe stato meglio; l’apoteosi dal mio punto di vista sarebbe stata, che so, la richiesta di un risarcimento simbolico di 1 euro tanto per sottolineare che non è bello sparlare di nessuno (ammesso che di questo si sia trattato e non del riportare notizie già apparse sulla stampa di mezzo mondo e che non sembrano essere state oggetto di smentita da parte di nessuno); se poi penso che una richiesta veramente inaudita avrebbe potuto essere, per esempio, quella di condannare il reprobo a studiare la storia della casata di Savoia e poi sostenere un esame universitario, mi commuovo.

Invece questo fatto di un erede al trono che chiede soldi a un privato cittadino a titolo di risarcimento per l’onore macchiato mi sa di lite condominiale per la tovaglia del secondo piano sporcata dall’acqua dei vasi che sgocciolava dal quinto. Mi sembra una cosa plebea, ecco. Anche perché a furia di leggere Salgari e Dumas da piccola mi è rimasta un po’ l’idea che certe offese (se offesa c’è stata, sia chiaro) vadano lavate col sangue, mica con l’inchiostro della Zecca di Stato.
Dopo l’attentato, Bresci rischiò di essere linciato dalla folla. Invece ventitré anni prima, quando a tentare il regicidio ci aveva provato Giovanni Passanante, nei giorni del processo la gente gridava “Passanante non ti pentire!”. Glielo grido anch’io, al mio amico — non ti pentire!

4 Comments on Il Savoia e l'anarchico

  1. per cloro:

    Ho idea di sì. Il mondo è piccolissimo, come sai ;-)

    No che non si pente — e di che?!?
    :-D

    Grazie e ciao

  2. ma…sarà mica lo stesso amico eh…
    e se è lui, sta sicura che non si pente (perchè dovrebbe, poi?)
    ;-)
    ciao

  3. Ma perché no? ;)

  4. Anarchica! :)

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