USA: «… una presenza armata invasiva e con vocazioni offensive che pone interrogativi morali»

Un giornale italiano una cosa del genere non l’avrebbe mai pubblicata. Un giornale altoatesino sì. E meno male.


Una base vera e propria, non una «semplice» cittadella militare. Una questione provinciale e non solo di Mattarello. Se i timori emersi nel corso del dibattito di questa settimana si rivelassero fondati, il Trentino si troverebbe ad affrontare una «vertenza» decisamente insolita: quella di una presenza armata invasiva e con vocazioni offensive che pone interrogativi morali. Perché i 30 ettari di terreno agricolo pregiato (così li ha definiti Franco Tessadri, animatore dell’incontro) destinati all’esercito per compensare la cessioni di altre aree si trovano in una posizione particolare. Sono vicini ad un aeroporto e non troppo lontani da Vicenza: fanno pensare ad un collegamento con l’ampliamento della base americana di Ederle. Secondo le testimonianze raccolte nel corso della serata, ciò che verrà costruito su un terzo dell’area è coperto da segreto militare. Niente di sorprendente, se non fosse che dal sito del Ministero si scopre comunque che verranno realizzati una pista di atterraggio per elicotteri, delle armerie e dei poligoni di tiro. «È difficile credere all’idea semplicistica di un villaggio militare», argomenta lo studioso Andrea Licata, dell’università di Trieste. Difficile perché altri indizi sembrano convergere su ipotesi più «complesse». Ad esempio l’improvviso interesse manifestato dal colosso industriale Finmeccanica che fattura 15 miliardi di euro e che ha grandi interessi nel campo degli armamenti per l’apertura di un centro di ricerca in Trentino. E, suggerisce qualcuno, anche l’avvento di Microsoft a Povo potrebbe non essere slegato dalla vicenda, così come l’istituzione del corso di laurea di tecnologie biomolecolari: «In Italia è in crescita la ricerca militare», aggiunge Licata. In circoscrizione, nei giorni scorsi, l’amministrazione comunale non si è fatta vedere, ma i cittadini intendono chiedere conto di questa scelta: «I militari hanno bisogno dell’ospitalità politica», avverte Licata. Che mette anche in guardia circa la «collaudata tecnica militare» dell’«insediamento progressivo». Trenta ettari sono già una dimensione ragguardevole dato che si parla di 1.600 soldati, anche se non si conosce la nazionalità. Gli Usa, in particolare, sono alla ricerca di spazi per ridislocare le proprie basi (in Italia, fra Ghedi ed Aviano, hanno 90 testate nucleari, la più potente delle quali è dieci volte più impattante di quella sganciata su Hiroshima). Sabato 9 febbraio la prima iniziativa di sensibilizzazione con la distribuzione di materiale informativo in piazza Pasi.

Mattia Eccheli

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