Gherardo Colombo sul "caso Barnard"

Ancora a proposito di Censura legale, mi tocca pure riportare il commento di un magistrato illustre come Gherardo Colombo. Cosa non si fa per Barnard…

P.S.: Ce ne fossero, di magistrati indipendenti; e ce ne fossero, di giornalisti onesti…

Ho seguito con attenzione il dibattito Barnard – Gabanelli sui limiti della tutela legale che la RAI garantisce ai propri collaboratori.
Non voglio entrare nel merito della vicenda specifica, che del resto è stata rappresentata attraverso il contraddittorio dei due protagonisti in modo che ciascuno è in grado di farsene un’opinione, e ciò a prescindere dal giudizio del Tribunale di Roma sulla lesività o meno del contenuto dell’inchiesta nei confronti di chi se n’è sentito offeso.
Ma mi interessa molto il problema che dalle dichiarazioni di entrambi i giornalisti sembra affiorare: quello della censura indiretta verso l’informazione, magari approfondita e veridica, ma proprio per questo spesso scomoda, che si attua semplicemente utilizzando il timore dei giornalisti di essere non tanto chiamati a rispondere della correttezza del loro lavoro, ma costretti a sostenere da soli tutte le spese legali a ciò necessarie, trovandosi magari paradossalmente contrapposti allo stesso ente che liberamente si è avvalso dei loro reportages.
Emerge che questa censura non ha bisogno neppure di dichiarazioni o di dinieghi, perché si maschera dietro un meccanismo legale capace di far leva sul timore delle conseguenze personali e familiari che un’inchiesta o un reportage può innescare; si avvale più o meno consapevolmente di autolimitazioni, del buon senso che spinge soprattutto chi tiene famiglia a chiedersi se ne valga la pena.
Mi viene in mente che ad analoghi risultati in termini di carenza di completezza e libertà di informazione può condurre il diffuso precariato anche nel mondo giornalistico.
Mi chiedo se stante la centralità del ruolo dell’informazione per l’effettività di una società democratica, dove la chiave del potere di scegliere sta nella nella reale possibilità di conoscere, non sia il momento di dare statura costituzionale a regole essenziali che garantiscano l’indipendenza dell’informazione, che mi pare sia divenuta, con l’esplosione dei mass media, una guarentigia non meno importante di quella dell’ordine giudiziario, perché è pur sempre di controllo dell’esercizio del potere nelle sue più varie forme di espressione che si tratta.
Forse la migliore risposta al dibattito in atto tra due persone molto stimate nella società civile, e alle domande che in molti si sono sollevate, sarebbe un approfondimento proprio televisivo del tema, una riflessione sincera su quanto il motivato timore dei singoli, stanti le regole del sistema, finisce per pesare sulla dose di verità e completezza dell’informazione RAI; e non solo.
Gherardo Colombo

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