Misha Defonseca: donne che scherzano coi lupi

Per favore non facciamo confusione con Clarissa Pinkola Estès e le sue donne che corrono coi lupi; e nemmeno col tenente John Dunbar e il suo lupo Due Calzini (altra classe, ma i lupi chissà perché riescono a nobilitare sempre tutto — re Mida dell’estetica)
Qui voglio parlare della tizia che col nome di Misha Defonseca ha scritto un libro divenuto un bestseller in tempo zero, e dal quale è stato tratto lestamente un film di quelli che fanno una cassetta esagerata — fenomeni mediatici che naturalmente non hanno nulla a che vedere col fatto che un giorno una signora ebrea decide di scrivere un’autobiografia incentrata sul dramma della Shoah: honni soit qui mal y pense, vivaddio!
Oggi si apprende che per bocca dei suoi legali la tizia ha dichiarato: «E’ la mia storia ma non esattamente la realtà. Chiedo scusa a chi si è sentito tradito».
Un capolavoro di understatement, questa frasetta. Perché la tizia nel suo libro scrive della propria misera esistenza di bambina ebrea travolta dagli orrori non tanto della guerra ma del nazismo, in fuga dal Belgio all’Ucraina e adottata da una coppia di lupi dei cui lupacchiotti diviene addiritura la baby-sitter etc. (Scusate, mi fermo qui perché se no la melassa mi rovina i circuiti della tastiera).
Peccato che Misha Defonseca non si chiami Misha Defonseca bensì Monique de Wael; che Monique de Wael non sia ebrea, ma belga; che i suoi genitori non siano ebrei deportati dai nazisti ma partigiani belgi fucilati dalle truppe tedesche; che non abbia mai vissuto nel ghetto di Varsavia; che non sia mai stata costretta a uccidere un soldato tedesco; che non abbia passato neanche un giorno (altro che quattro anni) a cercare i suoi genitori portati via dai nazisti.
Peccato che su questa costruzione squisitamente romanzesca innumerevoli persone abbiano disseminato nella Rete commenti ai limiti del delirio — chiaro indice di come un’impressionante quantità di materia cerebrale possa essere facilmente manipolata da un’accorta propaganda.
Se fossi nei panni della casa editrice Ponte alle Grazie, che è una delle mie preferite e ha pubblicato libri splendidi ma ahilei pure questa “autobiografia”, chiederei alla signora de Wael i danni materiali e morali.
Invece sembra che la de Wael sia pure un po’ seccata per essere stata colta in fallo; e che stia tentando di addossare la colpa all’editor della prima edizione. Come avrebbe detto Edmondo de Amicis, una faccia che ci si potrebbero raddrizzar sopra le baionette storte.

10 Comments on Misha Defonseca: donne che scherzano coi lupi

  1. Il libro è piatto e banale. Per chi ha una minima conoscenza dei lupi è pressoché un’enorme idiozia…
    Ma come pensare che una bimba possa sopravvivere mangiando per mesi “carne cruda”. E’ talmente lampante che siano banali frottole che la cosa disgustosa è l’uso delle emozioni per far diventare una sciapa scrittura un best sellers.
    Il triangolo bambina ebrea, lupo grigio e uomo cattivo sbandierato per vero è una truffa gettata come fumo negli occhi per coprire la pochezza narrativa.
    Tutto è ripetitivo e poco credibile. Quanti furti di cibo ha fatto nei mesi?
    Ma su via.. che pensate che fossero le ardenne e la gemania del tempo un campo di passeggio per bambini?
    Per me è una miseria.. e non intendo solo il libro ma pure l’autrice.

  2. ci credevo tanto in quel libro..l’ho scelto per la mia tesina di terza media, che ancora oggi sto completando…come hanno detto anche altri, è il più grande sfruttamento della S

  3. Ho letto il libro e devo dire che mentre scorrevo le pagine rimanevo perplesso e abbastanza riluttante a prendere per verità tutto ciò che leggevo. Nonostante tutto, il libro mi è piacciuto e mi ha coinvolto. Io, come la bambina in questione, ho difficoltà a fidarmi degli esseri umani, così non ho preso per oro colato ciò che ho letto, però non prendo per oro colato nemmeno l’articolo di cui sopra. Non è documentato da nessuna verità, ed anche se fosse documentato, l’esperienza accumulata nella mia vita non mi porterebbe a prenderlo per “verità vera”. Nelle nostre vite solo le esperienze personali restano vere ed indelebili nella loro intima verità. Tutto il resto è manipolabile.

  4. bella la tua risposta alessandra, condivido. La verità è nuda, fa male, putroppo molte volte passa inosservata.

  5. per Angelamaria
    ——————
    La letteratura conosce diversi generi: il romanzo, l’autobiografia, il diario etc.
    Se Monique De Wael (non esiste nessuna “Misha De Fonseca”) avesse detto “ho inventato una storia che potrebbe anche essere vera o che si ispira alla realtà anche se le cose non sono andate esattamente così”, pazienza. Ma questa tizia ha dichiarato di essere ciò che non è: si è inventata per suo tornaconto personale un nome, un’appartenenza ebraica, una triste e lacrimevole istoria speculando su una delle tragedie della seconda guerra mondiale. E per giunta ha anche scritto un mare di idiozie sui lupi, puntualmente contestate da qualche serio studioso.
    La verità è nuda: gli orpelli appartengono alla menzogna. E solitamente la verità è così cruda, anche, da fare male: in questo senso sì, che tocca il cuore.

  6. definire una bugia un racconto romanzato di un’autrice mi pare davvero limitativo. Misha magari non ha vissuto personalmente questa esperienza, l’ha solamente raccontata come se fosse vera, ma ci sono tantissimi bambini che in quegli anni hanno vissuto situazioni come questa o anche peggiori. Basta leggere la vera storia del premio nobel per la medicina Mario Capecchi per rendersi conto di come siamo fortunati tutti noi che non abbiamo attraversato quegli anni. Penso che se una storia, film o libro, riesce ad emozionarti ed a farti riflettere ha ottenuto ciò che voleva ottenere. L’unica verità è quella che ti tocca il cuore.

  7. e che il libro sia bello che vuol dire?la signora in questione avrebbe dovuto specificare la natura della vicenda 10 anni fa, quando pubblicò il romanzo,nel rispetto delle vittime dell’olocausto.Credo che il libro sarebbe stato comunque apprezzato,nonostante non fosse un’autobiografia..Le scuse dell’autrice non sono sicuramente pari al suo conto corrente attuale.
    Saluti

  8. Cara,
    sono contenta per Lei se il libro Le è piaciuto.
    Lei dice “nessuno di noi può quindi accusarla in questo malo modo”: chi è questo “noi”? Perché io abitualmente mi muovo e penso al singolare, e nella fattispecie non accuso ma rendo noto un fatto.
    Per il resto, ognuno è liberissimo di avere e mantenere i suoi punti di vista.
    Saluti

  9. mi sembrerebbe che questo articolo sia un po’ esagerato… io, che ho letto il libro, trovo che comunque la scrittrice é riuscita a farmi interessare alla storia non solo facendomi credere che sia un’autobiografia ma anche nel modo in cui é stata scritta. la De Wael é vissuta comunque nell’era del nazismo e come molti ha perso i suoi genitori; nessuno di noi può quindi accusarla in questo malo modo.
    ha raccontato frottole, é vero, ma scusate ora nel mondo nessuno può dimenticare la propria infanzia triste e attaccarsi a una nuova identità?!
    tutti sbagliano, ma dopo aver letto questo libro pensatelo come un fantasy molto vicino alla realtà e vedrete che vi piacerà comunque

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