La morte di Enzo Baldoni

mercoledì, 01 settembre 2004

Sono passati cinque giorni da quando Enzo Baldoni è stato ucciso, e le polemiche infuriano.

Le domande sono molte, e non tutte politicamente corrette: perché per lui non c’è stata mobilitazione di massa — come quella della scorsa primavera per Fabrizio Quattrocchi e i suoi compagni, tanto per intenderci? Perché nessun ministro degli esteri si è precipitato in Medio Oriente per trattare — come ha fatto la Francia con i suoi giornalisti? E perché dei colleghi di Baldoni — dei giornalisti, dico — dimenticando non solo lo spirito di corpo (cascame romantico?) e le più elementari norme di buon gusto hanno potuto scrivere quello che hanno scritto Vittorio Feltri o Renato Farina?

La butto lì: perché Baldoni non era filogovernativo, magari. O perché qualcuno, lassù in alto dove nessuno ci ama, pensa che un morto in più non guasta per sostenere l’emergenza e tacitare l’opposizione — be’, questa è pesante, lo so.

Del resto, nelle inevitabili animate discussioni degli ultimi giorni mi sono state rivolte dure accuse di doppiopesismo: ecco, per Baldoni sei lì che piangi e per Quattrocchi eri contenta. Premesso che la campana suona sempre per tutti e che gioire per la morte di un altro offende l’etica e l’estetica (non necessariamente in quest’ordine), mi sento di affermare che Baldoni era in Iraq per descrivere quello che vedeva, con un occhio di riguardo per gli Iracheni che sono gli OCCUPATI, mentre Quattrocchi e i suoi compagni erano in Iraq per tutelare la sicurezza e gli interessi degli OCCUPANTI e dei loro sodali. Scusate se è poco.

In ogni caso, sembra che il popolo iracheno non faccia — giustamente, dal suo punto di vista — troppa differenza. Quello che segue è il testo della dichiarazione resa il 26 agosto u.s. da Awni al-Kalemji, portavoce internazionale dell’Alleanza Patriottica Irachena, sulla vicenda Baldoni:

«Ci è stata da più parti richiesta la posizione dell’Alleanza Patriottica Irachena riguardo al sequestro del giornalista italiano freelance E. Baldoni. In attesa di disporre di informazioni più precise ricordiamo che in Iraq è in corso una guerra e che il paese è un grande campo di battaglia, il che vuol dire che chiunque entra nel nostro paese non può essere considerato un turista, e questo vale anzitutto per coloro che provengono da paesi che partecipano all’aggressione e all’occupazione dell’Iraq. La maggior parte delle persone che provengono da questi paesi o cooperano con le forze d’occupazione o le aiutano in un modo o in un altro, oppure sono arruolati nelle imprese che compiono lavori sporchi per gli stessi aggressori, e per questo, siccome siamo in stato di guerra, essi vengono considerati dei nemici.
Ciò spiega perché la Resistenza abbia tutto il diritto di catturarli, di considerarli prigionieri di guerra e di trattarli come tali. La Resistenza ha dunque il diritto di negoziare la loro liberazione o il loro scambio con prigionieri iracheni. Alcuni diranno che tra i catturati sulla linea del fronte ci sono persone innocenti prese nel fuoco incrociato, questo è vero, ma sono sicuro che la Resistenza tratterà gli innocenti in una maniera umana e li rilascerà immediatamente una volta accertato che non sono collaboratori delle forze d’occupazione. Ciò è peraltro accaduto in diverse occasioni con prigionieri di diversa nazionalità. Di più: furono rilasciati anche tre italiani che erano al servizio degli occupanti, anche per rispetto al popolo italiano che si è mobilitato per la fine dell’occupazione USA dell’Iraq.
Approfitto dell’occasione per avvisare il Primo Ministro italiano a tenere nella dovuta considerazione l’appello rivoltogli dal popolo iracheno a ritirare le sue truppe dal nostro paese, immediatamente. Questo è il solo modo per proteggere gli italiani ed evitare loro ogni sorta di guai.
Ai giornali italiani che stanno dando grande risalto alla vicenda del Signor Baldoni vorrei chiedere se essi hanno mai rimproverato a Bush e alla sua Amministrazione i milioni di iracheni ammazzati da 13 anni di sanzioni e tutte le sofferenze inflitte con due guerre al popolo dell’Iraq».

Dopodiché, mi piacerebbe sapere cos’è che ingenera la confusione fra avventurieri e mercenari, e perché si attribuisca la qualifica di “idealismo” a ciò che più prosaico non potrebbe essere — sempre a proposito delle faccende Quattrocchi/Baldoni un mio interlocutore di questi giorni dichiarava: “erano lì tutti e due per un ideale”. Be’, faccio un po’ fatica a crederlo. Allora diciamo che erano lì tutti e due per lavoro, e si sa che quello sporco qualcuno deve pur farlo. Il qualcuno di turno era Quattrocchi, e gli ha detto male. Mi dispiace. Ma mi dispiace di più per Baldoni.

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