Discriminare necesse est?

Questa, invece, è una domanda alla quale proprio non so darmi una risposta.
Di questi tempi, a leggere i giornali sembra che l’Italia sia sotto assedio da parte dei romeni: che, lungi dal premere alle nostre frontiere come avvenne alla morte di Burebista, sarebbero già in larga misura presenti sul territorio — non parliamo soltanto dei romeni veri e propri ma, naturalmente, degli zingari.
I quali di per sé sono nomadi. O dovrebbero esserlo. Cosa che abitualmente dà fastidio agli stanziali: lo sanno benissimo, per esempio, dalle parti di Ur, laggiù in Caldea.
Fatto sta che in questi giorni le amministrazioni di mezza Italia sembrano seriamente intenzionate a sbattersi come anatre per costruire, a spese della cittadinanza, strutture in muratura atte ad alloggiare stabilmente e convenientemente alcuni gruppi etnici nomadi: è quello che avviene nei pressi di Brescia, per esempio, nel Parco del Mella, o alle porte di Venezia.
Ora, alla luce di questa notizia non riesco a capire (e mi scuso di questa mia evidente carenza) un paio di cose: la prima è il motivo per cui dei nomadi dovrebbero voler essere integrati al punto di rinunciare alla loro precipua caratteristica di popolo in movimento per scegliere la triste (dal loro punto di vista) condizione stanziale dei gagi, con tutti i corollari negativi del caso; la seconda è la ragione per cui invece ci siano altre e numerose amministrazioni comunali che si sbattono ugualmente come anatre al fine di perseguire lo scopo opposto — ovvero impedire la costruzione di strutture in muratura a spese dei richiedenti atte a consentire a gruppi etnici e/o confessionali stanziali e integrati (al punto di godere dello status di cittadini italiani) di praticare i loro culti religiosi.
In soldoni, mi sto chiedendo perché si è d’accordo nel costruire case per gli zingari (molti dei quali delinquono) a spese dello Stato e non moschee per i musulmani (molti dei quali non delinquono affatto) a spese delle comunità islamiche stesse.
Ho mal di testa e non continuo ad arrovellarmi in cerca di una soluzione; però l’interrogativo mi sussiste.

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