Ancora "destra", ancora "sinistra"…

Dev’essere successo qualcosa di grosso, ma io non me ne sono accorta. Perché altrimenti non si spiega — cioè non mi spiego io — che quel po’ di sinistra ancora rimasta si agiti gridando al pericolo fascista, mentre nella destra non targata SS (ma che avete capito?!? Storace-Santanché, dico… malpensanti) ci si dichiari preoccupati per l’incombere di un clima sinistro e sinistreggiante prossimo a quello dei famigerati anni di piombo.
Sarà che sono distratta; sarà che sono molto lontana da queste etichette; sarà che trovo illuminante la tesi del “nemico lontano” — fatto sta che io questi pericoli non li vedo. O, per meglio dire, li vedo sotto una luce diversa.
Vorrei provare a spiegarmi: ma trovo persino imbarazzante il dover ripetere qui cose che da anni, ormai, sono acquisite da non poche persone, provenienti da entrambe le estreme ma dispostissime a passar sopra a certe contingenze, alla luce dei nuovi scenari e dei nuovi (dis)equilibri planetari venutisi a creare all’indomani del 1989 e poi ancora dell’11 settembre 2001.
Così sui due piedi, la prima considerazione che mi viene in mente è questa: se si fossero davvero comprese le zavorre degli anni di piombo, da una parte e dall’altra della barricata fittizia che da troppi decenni ormai impedisce di mantenere la lucidità necessaria a muoversi correttamente in questo Stato non più sovrano, la si sarebbe finita di continuare ad agitare stracci rossi e neri per impegnarsi nel compito — certo più difficile e meno gratificante — di andare oltre. Ma andarci davvero: non solo oltre una generica destra e una generica sinistra — dico proprio oltre le secche della contrapposizione fascismo /antifascismo che, come si è avuto modo di constatare ampiamente, non è servita ad altro che ad avvelenare gli animi di intere generazioni a maggior gloria dei mezzadri di un potere sicuramente non basato qui, sul territorio nazionale di quella che Mussolini definiva “la portaerei del Mediterraneo” (e quanto c’aveva azzeccato…).
Non parlo di pacificazione: quando c’è di mezzo la guerra civile, è difficile far finta che non sia successo niente. Parlo, più semplicemente, di apertura e capacità di capire: so perfettamente che la cosa non è facile, ma constato quotidianamente e per esperienza diretta che non è impossibile.
È chiaro che finché si sta in un ambiente che rema contro, ogni movimento in direzione della trasversalità si riduce quasi ineluttabilmente a uno sterile agitarsi che alla fine lascia svuotati di forze e di senso. Non so come butta a “sinistra”, ma vedo un po’ meglio quel che succede a “destra”: dove l’aver insistito per anni a proporre ai giovani miti autenticamente incapacitanti (altro che il povero Evola additato dalle nuove destre…) ha prodotto quelli che io personalmente considero guasti di gran peso — altri magari li giudicheranno eccellenti risultati, ma rendo grazie agli dèi per la profonda e incolmabile diversità dei viventi.
Del resto l’incapacità di contestualizzare — ovvero di analizzare gli eventi inquadrandoli nel loro momento di contingenza storica, con tutto il doveroso corollario di caratteristiche sociali, culturali, economiche, ideologiche etc. etc. — mi sembra un mal comune delle estreme, che non porta però nessun gaudio né mezzo né intero: accade così che l’altro giorno un amico trasversale mi confidi di esser stato tacciato di “fascismo”, lui comunista stalinista e antifascista!, per aver appunto parlato bene di Josif Stalin; e i suoi accusatori erano anch’essi “compagni”. Sulla sponda dirimpetto, accade che opposte tifoserie si scontrino (soltanto verbalmente, per fortuna) esibendo da una parte Alessandro Pavolini (ma va bene anche Léon Degrelle) e dall’altra Ernesto Che Guevara, ed entrambe nel nome di un “fascismo” ormai vago e mitizzato al punto di esser divenuto come l’hegeliana notte in cui tutte le vacche sono, per l’appunto, nere.
Dal di fuori — luogo geometrico brumoso e adimensionale, nel quale mi aggiro da tempo incontrandomi e talvolta scontrandomi con altre analoghe entità vagabonde — ricavo la sensazione di un immenso spreco: energie, intelligenze, volontà che se messe insieme e opportunamente indirizzate potrebbero dar vita a qualcosa di veramente originale; e che invece, lasciate a vegetare nei rispettivi stagni artatamente contrapposti, appaiono votate alla marcescenza. Peccato davvero.

6 Comments on Ancora "destra", ancora "sinistra"…

  1. Per Diego
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    L’estetica è salva, e anche il politically correct ;-)

  2. hai ragione. Perfino “capitalismo” (parola brutta che ricorda un qualcosa di sfruttamento) è stata sostituita dal più presentabile “economia di mercato”, con il suo bel consumatore sovrano (-;

  3. Per Diego
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    Grazie ;-)
    Ma non hai talvolta anche tu la sensazione che quel benedetto “capitalismo assoluto” sia diventato una categoria fuori moda?

  4. Per Sebastiano
    ————–

    Nessuna confusione, stai tranquillo. E’ che tu appartieni a una generazione e probabilmente a un contesto che ti hanno messo al riparo, per così dire, da certi equivoci ;-)
    Poi ti rispondo con calma, abbi pazienza se puoi…

  5. Ti ho inviato una ( forse stupida e confusionata) email qualche giorno addietro.
    Ora comincio a capire…
    Mi sembra che in nome di “movimenti” e fazioni si tenda a scordare l’importanza dell’essere unici ed irripetibili.

  6. a sinistra l’accusa di “stalinismo” equivale ormai a quella di “fascismo”… tutto è totalitarismo. Eccetto quello più devastante del capitalismo assoluto (prendo la definizione da Pasolini).

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  1. Alessandra Colla » Caro diario, faccio outing

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