Dalla parte dei pedofili

Tranquilli, è una provocazione.
Ma per un momento ieri ho provato una fitta di simpatia straziata per quella che mi appare come la meno condivisibile delle perversioni — ex aequo con la zoofilia (e lasciamoli un po’ in pace, ‘sti animali!).

Ero in un bar per un caffè veloce e, mentre lo sorseggiavo, ho visto entrare una mamma con figlia al seguito. La mamma avrebbe potuto fermarsi a un dignitoso anonimato se non fosse stato per il tono di voce troppo stridulo con il quale informava gli astanti di essere appena andata a prendere la figlia alla lezione di catechismo; ma la figlia — la figlia! Una bimbetta sui nove anni, decisamente sovrappeso a conferma delle voci allarmistiche sull’obesità in età scolare, con un paio di jeans a vita così bassa da lasciar vedere una buona e cicciosa metà del lato B, con tanto di slippini in bella mostra. A nove anni. E non per scelta sua, suppongo, ma per inquietante inclinazione della madre convinta forse di rendere semplicemente omaggio alla moda.

Adesso, se non avessi altro da fare e non temessi di scivolare nel patetico, potrei anche dilungarmi sui guasti prodotti dallo show business come epifania della morte di Dio eccetera. Ma siccome son di fretta perché in realtà mi sto concedendo una pausa dal lavoro, mi limito a chiedermi se tanta madre di tanta figlia legga talvolta giornali che non siano certi fogli gossippari eccellenti quanto basta per pulire le bottiglie (si strappano le pagine a pezzetti e si infilano gli stessi nella bottiglia con un po’ d’acqua e sapone, poi si agita e si lascia riposare: risultati garantiti).

Perché se la signora fosse un po’ più informata su ciò che accade nel mondo, saprebbe almeno un paio di cose: che l'”adultizzazione” forzata dei bambini è responsabile di parecchi di quei danni che costituiscono il pane quotidiano per medici, magistrati, psicologi e sociologi; e che “Certo gli scandali non mancheranno mai. Però guai a quelli che li provocano. Se qualcuno fa perdere la fede a uno di questi piccoli, sarebbe meglio per lui che fosse gettato in mare con una grossa pietra al collo! State bene attenti!” (Luca 17, 1-3), come diceva quel tale di cui sua figlia va a studiare gli insegnamenti.

Sono certa che nessun pedofilo fa ragionamenti così speciosi. Credo che gli interessi di più violare in senso proprio e figurato l’innocenza perfetta di un bambino. E mi consolo pensando che forse una bimba così disinvolta nell’ostentare le sue grazie acerbe benché opulente non farà fremere d’insano desiderio nessun pervertito. Forse. Speriamo.

2 Comments on Dalla parte dei pedofili

  1. Andreina ha colto un particolare importante: il valore evocativo del linguaggio è tale da indurre all’obbligo della politically correctness per non correre il rischio di urtare le altrui suscettibilità.
    Infatti più correttamente oggi si parla di pedopornografia o pornopedofilia.
    Mi vengono in mente un paio di neologismi (l’Accademia della Crusca mi perdoni) inventati sui due piedi: “pedopornocrasia”, che evocherebbe una “mescolanza” di “pedofilia” e “pornografia”. O “pornomisopedia”: odio per i bambini trasposto sul piano sessuale.
    Sono abbastanza brutti?

  2. Vorrei che non si dicesse più: pedofilia
    Ma qualcosa d’altro per definire il concetto. Qualcosa che suoni più schifoso.
    “Pedofilia” fa pensare a qualcosa che ha attinenza con l’amore. Ma non ha nulla a che vedere con l’amore “l’utilizzo” di bambini a scopo di soddisfazione sessuale.

    Non so. Forse si potrebbe dire: pedoscrofia / pedoscrofalia / pedoporcodurale / …
    Qualcuno sarà più bravo di me a trovare un nome che suoni ripugnante per definire una cosa ripugnante.

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