ott 31 2008

Botta e risposta fra Paolo Barnard e Marco Travaglio

Qui sotto, lo stralcio di un illuminante scambio di battute fra Paolo Barnard e Marco Travaglio. Il testo completo si trova qui.

Travaglio:
ecco, dimenticavo di dirtelo: io sono anche appassionatamente filoisraeliano. ora vorrei lavorare in pace
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Barnard:
Sei filoisraeliano. Era sarcasmo o per davvero? B.
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Travaglio:
lo sono per davvero. da sempre. e ne sono fiero.
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Barnard:
Marco, ridiamoci su. Io che ti scrivo e che ti mando il mio libro perché è censuratissimo. Tu che tutto gentile mi dici “prego, fai pure, grazie!”. Poi mi immagino la tua faccia quando lo hai ricevuto…
Che divertente sta roba. In ogni caso se sei filoisraeliano o sei ignorante di storia mediorientale o sei emotivamente ricattato oppure sei un uomo senza pietà. Notte, B.
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Travaglio:
io sono filoisraeliano per convinzione, perchè adoro israele e gli ebrei, perchè ci sono stato e ho visto di che cosa sono capaci gli arabi, perchè conosco la storia, perchè ho imparato la pietà studiando i campi di concentramento, perchè rifuggo dai ricatti emotivi e amo le democrazie per quanto imperfette ma sempre migliori delle tirannie corrotte arabo-musulmane. ma sono curioso di sentire tutte le campane e dunque leggo anche chi non la pensa come me. non vedo che ci sia di strano.
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Barnard:
No Marco, la tua pietà imparata studiando i campi di concentramento è cartavelina. Chi veramente conosce la pietà per un martirio, non la nega di fronte all’altro martirio.
Tu non sai nulla di Palestina e non hai visto nulla laggiù. Appari, e probabilmente sei, un cronista ben tenuto che non sa quello che dice. Sei troppo giovane, troppo famoso e troppo incosciente per poterti permettere di calpestare l’orrore patito da chi non ha mai conosciuto neppure un quarto d’ora della tua pasciuta vita. Siete tutti così, tu, Lerner, Teodori, Mieli, quelli che pontificano sulla barbarie dei negri mentre finiscono il carpaccetto all’aceto balsamico a Milano. Il mio libro ha una dedica a quelli come te. Te la riproduco qui sotto, ne hai bisogno.
“… e in quanto a voi, sentite bene quel ch’io vi prometto. Verrà un giorno…”


ott 15 2008

Truffe sui cuccioli: "L'orrore è in vetrina. È minuscolo e scodinzola"

Sono una persona molto vigliacca, a dirla tutta. Perché non ho il coraggio di leggere fino in fondo certe cose.
Così, se volete star male un pochetto anche voi, non avete che da andare qui e inorridire come si conviene.


ott 6 2008

Camorrista perché fascista?

Non l’ho ancora visto scritto da nessuna parte, e così lo scrivo io:

Durante i vari arresti nella sua lunghissima carriera criminale, Misso è sempre stato trovato in compagnia dei libri di Julius Evola ed Ezra Pound.

Lo mette nero su bianco Roberto Saviano a pag. 281 di Gomorra. E questo, a mio avviso, non aggiunge né toglie niente alla figura di Giuseppe Misso, boss napoletano del quartiere Sanità.
Così come non aggiunge né toglie niente alla figura del camorrista Tommaso Prestieri l’essere «un raffinato conoscitore d’arte contemporanea», o a quella del boss di Mondragone Augusto La Torre l’immergersi nello studio di Jung e Freud.

Ma siccome so che non mancheranno i solerti esegeti a tempo perso del testo di Saviano — quelli stessi, immagino, che saranno trabalzati di gioia nello scorgere il sulfureo bagliore di un testo evoliano in un’inquadratura ruffiana di Romanzo criminale — siccome conosco i miei polli, dicevo, prevengo i dietrologi e segnalo la chicca.

Del resto c’era stato l’illustre precedente cinematografico del pescecane Gordon Gekko che si abbeverava alle massime di Sun Tzu per muoversi meglio di chiunque altro nella giungla di Wall Street — e un’amica libraia mi raccontava sconsolata di un paio di clienti che le avevano riportato indietro L’arte della guerra lamentandosi che non fosse un manuale di economia.
Il pericolo da scongiurare, insomma, è quello di voler inchiodare a tutti i costi una persona al rigore legnoso delle etichette ideologiche, ostinandosi a trovare dovunque e comunque indimostrabili rapporti di causa-effetto.

Conosco diverse persone che la signora Adalgisa qui in fondo alla strada definirebbe senza pensarci due volte “delinquenti”; ma non conosco nessun camorrista. Così mi tocca in sorte d’ignorare i percorsi mentali che inducono un boss della malavita organizzata a non separarsi mai dagli scritti di Evola e di Pound. Frequentazioni politiche giovanili? Suggerimenti di un amico? Mera curiosità? Non mi è dato saperlo.
Di sicuro, però, non è a quelle letture che si può imputare l’adozione (o la scelta) di un certo tipo di vita o di condotta. Anche perché non risulta che altri camorristi coltivassero i medesimi interessi culturali. E allora?
Allora mi aspetto i consueti blablabla — apposta ho messo le mani avanti. E se non accadrà, sarò la prima a rallegrarmene.


ott 4 2008

Amina, cittadina italiana o negra pazza?

Sapete quella storia dei sei gradi di separazione? Al di là del film e della teoria, è un’ipotesi di lavoro eccellente quando ci si trova di fronte a storiacce come questa:

ROMA – Ha denunciato di essere stata “ingiuriata e tenuta nuda per ore” dalla polizia nell’aeroporto di Ciampino. Per questo una somala di 51 anni, con cittadinanza italiana, ha presentato il 30 settembre una denuncia per un fatto accaduto il 21 luglio scorso. La polizia, che respinge tutte le accuse, l’ha denunciata a sua volta per calunnia.
La donna, che tornava da un viaggio a Londra con quattro nipotini – riferiscono le associazioni ‘Antigone’ e ‘Progetto Diritti’ che hanno reso nota la vicenda – sarebbe stata accusata dagli agenti prima di rapimento di bambini, poi di traffico di clandestini, infine di essere un corriere della droga. Durante i controlli “sono stata in piedi quattro ore, nuda, soltanto con il reggiseno addosso”, ha raccontato la donna ai cronisti nella sua abitazione. “Sono stata apostrofata dal personale della Polizia di frontiera e dell’ Agenzia della dogana con frasi come ‘guarda questa pazza negra, mo’ ti meniamò e ‘se non fai quello che ti diciamo, ti mandiamo al centro di igiene mentale’ e ancora ‘sei nera dentro e fuori’”. E’ ancora incredula Amina: “Sono rimasta scioccata, non me lo aspettavo” e poi la sua unica certezza: “mi hanno tolto la dignità”. [continua qui]

È vero che io sono sempre un po’ diffidente e prima di credere a quello che dicono i giornali e i notiziari conto almeno fino a dieci; però quei sei famosi gradi di separazione aiutano parecchio. Perché un mio caro amico è a sua volta un caro amico della signora e di suo marito, e in questa faccenda qui a me viene da credere più a loro che alle istituzioni, abbiate pazienza.


ott 3 2008

Ancora su Gentilini: commento ai commenti

Riportavo l’altro giorno il testo quasi integrale del vicesindaco sceriffo nonché quinto evangelista Gentilini, e sono arrivati due commenti. Che potevo lasciar lì, o commentare in fretta a mia volta. Invece li riprendo paro paro e mi ci dilungo, anche, perché tutt’e due meritano.

Scrive Lorenzo:

Sono sincero, non sono del tutto contrario a quello che il Gentilini ha detto alla platea padana, anche se alcune uscite vanno prese così…
Però è anche inutile tapparsi gli occhi: oggi la Lega riesce a ben catalizzare sentimenti di disagio ed insicurezza ben bene penetrati nell’animo di moltissima gente del Nord nell’ultimo ventennio. Timori fondati o meno fondati? Chissà, però si provano e tanto basta a Bossi e c. per tornare in termini di voti ai livelli del ‘92 e del ‘96 e per condizionare pesantemente un esecutivo a mio parere già abbastanza sputtanato come quello di Berlusconi.
Attenzione ad appiattirsi su un antileghismo di inizio anni ‘90 rifiutandosi di andare ad indagare su quali sono le radici del suo consenso e quale consistenza esse hanno.

Scrive Saverio:

Come il ” Tenero Giacomo” della settimana enigmistica……SENZA PAROLE !
raramente si legge qualcosa di più becero e bassamente triviale , è proprio giocare sugli istinti più bassi della Gente…..,ma si vede che funziona cosi per avere il consenso elettorale….
ma anche questo è destra….etnica….complimentucci per l’alto esempio di spiritualità espressa, un vero Uomo Differenziato !

Lorenzo pone l’accento sul disagio e l’insicurezza, allineandosi alla tendenza mediatica dominante prima delle elezioni, quando le reti Mediaset martellavano quotidianamente su questi temi per poi farli sparire dai notiziari a elezioni concluse.
Perché il disagio e l’insicurezza non sono noti e sperimentati soltanto dalla gente del Nord, ma fanno ormai parte del vivere quotidiano in tutto il paese.
Questo è un dato di fatto, e mi guardo bene dal contestarlo.
Quello che contesto, invece, è l’identificazione del delinquente con l’allogeno possibilmente di fede islamica e pelle scura. Mi risulta che in Campania, Calabria e Sicilia quel poco di popolazione non collusa con camorra e mafia viva perennemente in stato di disagio e insicurezza; come mi risulta che quelle sfortunate regioni rigurgitino di “delinquenti”, rigorosamente cattolici e di pelle chiara.
Mi si obietterà che Gentilini parla del Nord — e che il Sud s’impicchi.
È probabile.
Torniamo al Nord, allora. E leggiamo quanto segue:

La criminalità organizzata, ed in particolare la ‘ndrangheta utilizza al Nord, e più specificatamente in Lombardia il sistema economico attraverso imprese che, in ragione dei legami dell’imprenditore e dei dirigenti con i gruppi mafiosi dominanti nei luoghi di origine dell’imprenditore, nonché in ragione della provenienza dei capitali utilizzati e delle modalità operative possono definirsi mafiose. I settori produttivi ed economici in genere nell’ambito dei quali opera la criminalità organizzata attraverso le imprese in questione, sono prevalentemente i seguenti:
- settore dell’ edilizia sia nel centro cittadino, sia nell’hinterland di Milano con riguardo alla zona di Monza-Cologno Monzese-Peschiera Borromeo-Cernusco sul Naviglio e con riguardo alla zona Sud-Est di Milano, settore che deve intendersi in senso lato fino a ricomprendere la attività di intermediazione posta in essere dalle agenzie immobiliari,strettamente connessa a quella edilizia;
- i settori delle attività specificatamente connesse a quello edilizio con particolare riguardo alle imprese di movimento terra, scavi e trasporto dei materiali di scavo;
- settore delle forniture di prodotti alimentari con particolare riguardo ai prodotti ortofrutticoli, settore che è in via di sviluppo con la crescita delle connesse iniziative di apertura ex novo oppure subingresso in apertura di centri commerciali di medio-grande distribuzione, iniziative che si delineano anche in zone collocate nelle province di Lodi, Pavia, e Voghera e in genere della Lombardia;
- settore economico dei servizi con specifico riguardo al centro di Milano, con riferimento alla ristorazione in senso lato (bar-self service-pasticcerie e ristoranti);
- settore delle agenzie dei servizi di sicurezza in genere in Milano, Como, Bergamo ecc. e con riguardo a Milano agenzie per la sicurezza nei locali pubblici e discoteche in particolare.
- settore dei servizi di logistica, ovvero smistamento, facchinaggio, movimentazione di merci, nonché servizi di pulizie, settore nel quale risultano operare nell’attualità, come vedremo a breve, le società cooperative facenti capo alle cosche dominanti della ‘ndrangheta insediate da tempo presso l’Ortomercato di Milano.

Sono dati del 2007. Sarà cambiato qualcosa nel frattempo? Mica lo so.
E ditemi, vi sembra normale? Vi sembra normale incitare alla rivoluzione nei modi e nei termini gentiliniani quando il problema della criminalità nel Nord Italia presenta connotazioni così — lo dico con un eufemismo — bisognose di attenzione?
Perché se non sembra normale neanche a voi, vuol dire che dietro le parole del vicesindaco Gentilini bisogna leggere qualcos’altro oltre alla sacra indignazione del libero cittadino che vede violata l’integrità del suo territorio e del suo tessuto sociale. E una volta lette certe cose (ricerca di voti, spostamento del problema per fini non espliciti ma presumibilmente non nobili, incitamento alla xenofobia e alla violenza etc.) sì, che sarà il caso di fare attenzione.

Saverio, invece, pone l’accento sull’essere Gentilini un uomo della destra etnica, bella e calzante definizione per indicare quella destra (ce n’è tante in giro, sapete) che vede nella purezza razziale e nella sua salvaguardia la battaglia dei nostri tempi. Il che la dice lunga sulla percezione che attualmente si ha della parola “destra”: che sempre più spesso assomiglia ad un copri-miserie buttato lì per occultare certi brutti sbreghi di impossibile ricucitura.
A me personalmente Gentilini non sembra tanto uomo di destra quanto piuttosto il prototipo del borghesotto medio tutto dio-fallaci-famiglia, con orizzonti geografico-culturali limitati e convinto di aver capito tutto lui. Potrei sbagliare, naturalmente. Ma questa sua mediocritas lo apparenta ai tre quarti della popolazione italiana, e quindi è ipotizzabile che sia molto larga la fascia dei suoi simpatizzanti e/o elettori.
Ora, bene ha fatto la Lega a prenderne le distanze, non foss’altro che per una questione di forma. Tuttavia il sentire gentiliniano resta, e se è vero che risulta più diffuso di quanto si pensi, è anche vero che forse sussiste qualche interesse a che il cittadino italiano medio continui a riporre i suoi timori nel posto sbagliato.
Ed è questa l’ipotesi che a me personalmente sembra inquietantissima. Qui sta il disagio, e qui l’insicurezza.