Gaza: una sveglia per le coscienze
Nel luglio del 2006, in occasione dell’attacco israeliano al Libano, mi lasciai andare a uno sfogo non meno accorato che ingenuo, dagli intenti forse più catartici che altro — catartici per me, dico, a ribadire certe mie estraneità e profonde convinzioni.
Ora che l’entità sionista sta metodicamente e programmaticamente distruggendo i nativi palestinesi sotto lo sguardo complice di un Occidente ormai maturo per la cancellazione, credo che potrei fare le medesime considerazioni.
La mia indignazione, per quel che vale, è la stessa di allora — vi si aggiungono un pizzico di disgusto in più e la pia illusione del Molinari quando immaginava che su un “orizzonte cupo e desolato” (proprio come il nostro) fosse già per spuntare “l’alba minacciosamente del dì fatato”. Sarà l’età.
Anche l’atteggiamento della destra e della sinistra nostrane non è mutato (parlo di quelle istituzionali): identica criminale acquiescenza e molto blablabla politically correct — ma eticamente ed esteticamente esecrabile, per motivi che non starò qui ad elencare perché o ci arrivate da soli o siete anime morte, e un de profundis è tutto quello che vi meritate e non un ette di più.
Quanto alle estreme, solita solfa: da un lato qualche frangia — ma forse in meneghino dovrei dire “on quaj filapper” — bella tosta che fatica a riconoscersi in uno schieramento qualsivoglia e ha l’ardire di prendere apertamente posizione a favore dei Palestinesi e contro il resto del mondo; e dall’altro fasce assai più larghe, quale più quale meno inclini ad una scorrettezza politica ahimé soltanto di maniera, ma perlopiù intente a contemplare il proprio ombelico.
Nel frattempo a Gaza si muore. Ma l’ottusa indifferenza del Primo Mondo rende il massacro così ovattato e distante da consentire alle coscienze addormentate dei più di continuare imperterrite il proprio pacioso pisolino — che per la verità si avvia ormai ad assomigliare al sonno ventennale di Rip van Winkle.
Quando si sveglieranno, questi “compagni” e questi “camerati”, scopriranno che è troppo tardi. Magra, ma pur sempre consolazione.
P.S.: Attenzione, però, ché un risvolto positivo c’è sempre: come tutte le crisi, anche questa reca con sé uno spartiacque. Ci si deve schierare, e così facendo si definiscono ruoli e posizioni: cosa utilissima per sapere con chi si ha a che fare. Si spezzano vecchie alleanze, se ne forgiano di nuove, ci si guarda allo specchio e si decide il da farsi per non doversi vergognare di sé ogni mattina. Questa è una buona cosa.
gennaio 6th, 2009 at 10:25
Bel post cara Alessandra.
per quello che può servire ti segnalo un mio post vecchio di qualche giorno.
http://francescoferrari.splinder.com/post/19487052/Mentre+a+Roma+si+discute%2C+Sagu
Se ti può interessare.
Ciao
gennaio 8th, 2009 at 14:53
P.S.: Attenzione, però, ché un risvolto positivo c’è sempre: come tutte le crisi, anche questa reca con sé uno spartiacque. [ecc.].”
Non si poteva dire meglio.