Io, Santoro e il commento di "spenk": un'esegesi

Una persona che stimo parecchio ha ricevuto, nel corso della sua lunga carriera di blogger, una quantità considerevole di minacce e insulti, di volta in volta risibili, deliranti, sanguinosi e via sciorinando l’elenco delle umane follie.
Ammetto che la cosa mi ha talvolta procurato fitte d’invidia: perché l’odio e il disprezzo sono, com’è noto, forme concrete di attenzione. L’indifferenza, invece, quella sì che può uccidere.
Ieri, però, ho avuto anch’io il mio quarto d’ora di notorietà — Warhol era profeta — grazie al commento che riporto integralmente qui sotto:

spenk on Gennaio 16, 2009 16:49

alessandra tu sei un altra puttana ke nn capisce un cazzo come quel ritardato di santoro! ke cazzo mi rappresenta invitare solo palestinesi e nn far sentire anke la voce della palestina! voi siete solo comunisti di merda skifosi! alessandra invece di parlare tu e il caro santoro andate a lavorare ke e meglio ke siete dei ritardati mentali e analfebeti! ke cazzo kampate a fare diko io! gente come voi andrebbe arsa viva! sarebbe anke uno spreko di benzina a dir la verita!

A tutta prima avevo pensato di cancellarlo; poi ci ho ripensato e ho deciso di lasciarlo dov’è, perché trovo che abbia comunque una sua validità pedagogica.
Anzi faccio di più: gli dedico addirittura un’esegesi, perché se la merita.

1) Lo “spenk”, si direbbe, dev’essere giovanissimo. Nessun adulto sano di mente si metterebbe mai a scrivere in questo modo: un profluvio di “k” che, lungi dal richiamarsi ai fasti del Placito capuano, denunciano invece un abuso del cellulare comune alle (molto) giovani generazioni. Purtuttavia, devo rilevare una discontinuità nell’uso della lettera “k”: che, se sostituisce sempre il gruppo “ch”, non compare come sostituto della “c” con la stessa fissità.

2) Non ha neanche molta fantasia, “spenk”: infatti mi dà della puttana — che è l’insulto più ovvio e più misero che di solito si rivolge a una donna, pur in tutte le meravigliose varianti dialettali di cui questa bella Italia ci è prodiga. Scagli la prima pietra chi non è mai stato vittima di questa caduta di stile.
Lo “spenk” avrebbe potuto trovare qualcosa di meglio: che mi metto le dita nel naso in pubblico, per esempio; o che faccio lo sgambetto alle donne incinte, o ancora che sputo sulle lapidi ai partigiani — queste sì che sono cose che mi avrebbero fruttato la generale riprovazione. Dire che sono una puttana, invece, è cosa che scivola nell’indifferenza generale: la categoria è inflazionata. Una in più o in meno, che differenza volete che faccia?

3) Proprio dal punto “2)”, però, nasce il mio dubbio sull’identità sessuale dello “spenk”: perché il dare della puttana a una donna è un comportamento indifferentemente maschile o femminile. A favore dello “spenk”=maschio, però, giocano un marcato uso del turpiloquio unitamente alla virulenza dell’invettiva finale («gente come voi andrebbe arsa viva! sarebbe anke uno spreko di benzina a dir la verita!») — che mi sembra denotare un approccio tipicamente maschile al problema (il turpiloquio essendo ormai invalso anche nella consuetudine femminile).

4) Nell’immaginario spenkiano, io e Michele Santoro siamo accomunati da una medesima pochezza mentale e laidezza morale. Mi fa un certo effetto perché, per dirla un po’ brutalmente col marchese del Grillo, lui è lui e io non sono un cazzo. Trovarmi a condividere, sia pure per il breve spazio di un commento, la statura mediatica di Santoro è cosa che vellica non poco il mio narcisismo.

5) Qui sono un po’ in difficoltà, devo dirlo. Perché lo “spenk” dice testualmente: «ke cazzo mi rappresenta invitare solo palestinesi e nn far sentire anke la voce della palestina!». Ho letto e riletto la frase molte volte, ma non sono riuscita a venirne a capo. Qualcuno può aiutarmi?

6) Lo “spenk”, evidentemente, non è di sinistra: perché definisce me e Santoro «comunisti di merda skifosi!». Potrebbe anche essere semplicemente un cattolico non progressista, ma lo vedo bene in una collocazione di centro-destra. Vorrei sottolineare il rafforzativo “skifosi”: perché “comunista di merda” è entrato ormai nell’uso comune come idiotismo ideologico (cfr. anche “fascista di merda”, “negro di merda” o “ebreo di merda” etc.), ma l’aggettivo “schifoso” accentua l’idea di una sporcizia morale che rende chi ne è affetto particolarmente disgustoso.

7) Secondo lo “spenk”, io e Santoro dovremmo “andare a lavorare”. Si evidenzia qui un topos comune, specialmente diffuso presso gli strati più incolti della popolazione: ovvero che il lavoro intellettuale non sia, in realtà, un vero lavoro. Scomoderò qui Max Weber e il suo Lavoro intellettuale come professione? Giammai. Tuttavia non posso esimermi dal notare come il lavoro intellettuale rechi con sé il peso di anni di studio e di sforzo mentale, a fronte di gratificazioni economiche non immediate e raramente cospicue — le eccezioni ci sono sempre, naturalmente. Noto pure che l’invito a lavorare mi era stato rivolto, benché in altra forma, anche da alcuni antifascisti molto arrabbiati con me per via della mia frequentazione, in anni non troppo remoti, dell’ambiente antiamericanista: a dimostrazione del fatto non già che le estreme si toccano, bensì che la mediocrità nella sua accezione deteriore è implacabilmente trasversale.

8) Lo “spenk” sostiene che io e Santoro siamo «dei ritardati mentali e analfebeti!». Detto (e in che modo…) da lui, mi suona quasi come un complimento.

9) Lo “spenk”, però, dimostra inaspettatamente una certa sensibilità ai temi maggiori dell’indagine filosofica: quel suo «ke cazzo kampate a fare», infatti, si configura come una traduzione popolare dell’annosa ricerca sul senso ultimo della vita, che travaglia la mente umana come minimo a partire dai Veda. L’espressione, noto anche, è tipicamente partenopea: il che mi suggerisce l’ipotesi che forse lo “spenk” sia di costaggiù o coltivi frequentazioni di quei luoghi lontani.

10) Ma è nell’invettiva finale, devo riconoscerlo, che lo “spenk” si riscatta. Quel desiderio così vibrato di veder bruciare vivi Santoro e me apparenta in qualche modo il sentire dello “spenk” a quello dell’Angiolieri, nell’anelito ad una ekpyrosis purificatrice che faccia finalmente giustizia dei reprobi. Cecco magari era un po’ più raffinato e imaginifico nell’esposizione, ma insomma accontentiamoci.
Del resto augurare la morte a qualcuno è la maledizione più diffusa, più infantile e al tempo stesso più innocua che esista: perché la morte arriva per tutti, e soltanto i bambini o le anime molto semplici possono credere che la morte di una persona cancelli il problema che quella persona rappresenta.
Più interessanti, semmai, sono le modalità di estinzione suggerite: e la morte per fuoco auspicata dallo “spenk” nei confronti di Santoro e miei rimanda a un immaginario medioevale cattolico che mi rafforza nell’attribuzione allo “spenk” di un’appartenenza all’area cattolica del centro-destra.

11) Peccato lo scivolone conclusivo sullo «spreko di benzina», che con quel tocco di oculatezza bottegaia toglie pathos alla maledizione. Pazienza.


Questa esegesi (!) era, in tutta evidenza, un divertissement — ma non troppo. In termini assai più velati e con modi più educati, le stesse opinioni mi sono state espresse ripetutamente negli ultimi giorni, sempre da elementi cattolici e “di destra”, e sempre in relazione ai fatti di Gaza. È chiaro che nell’area in oggetto il sentire è quello, non si scappa. E vista la criminale acquiescenza/complicità dell’Occidente nel genocidio che si consuma quotidianamente sotto i nostri occhi, quello è un sentire da quaquaraquà. Preferivo Andreotti.

14 Comments on Io, Santoro e il commento di "spenk": un'esegesi

  1. per Nto
    ————-

    Ti ringrazio. Lo scopo era appunto quello di far almeno sorridere: se ti ho fatto ridere di gusto sono molto soddisfatta :-)
    Anche gli “spenk” servono a qualcosa ;-)))

  2. Come gianpaolo, anche io ho trovato per caso queste pagine cercando notizie sulla trasmissione di Annozero del 15 gennaio..
    Complimenti, sia per la fatica di stilare un’analisi cosi dettagliata a un commento banale come quello, sia perhè mi hai fatto sbuzzare dalle risate ihih
    ..e ciò non vorrei fosse interpretato in senso negativo..sono poche le cose che mi fanno ridere di cosi buon gusto..ihih.. è stata una risposta a dir poco geniale =)

  3. per Catrafuse
    —————-

    Certo che puoi: però guarda che si dice “analfebeti” :-)))
    Mica lo so che campi a fare: non lo so manco io :-D

  4. posso prenotare un posto al club degli analfabeti ? altrimenti che campo a fare!

  5. per Sebastiano
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    Hai visto? Mi perdi d’occhio per un attimo e guarda che ti combino! :-)))

    A presto ;-)

  6. per Antonio
    —————
    Grazie, Antonio, ma mi sono divertita a farlo: come dicono a Napoli, “dove c’è gusto non c’è perdenza”, e quindi va bene così.
    Poi è anche vero che magari lo “spenk” non ci capirà niente, però vedo che ci hanno capito alcuni, ed è già un’ottima cosa questa, non trovi?

  7. per Francesco e Gianpaolo
    —————————

    Ho la sensazione che l’analfEbetismo sia più diffuso di quanto si pensi: se fosse anche contagioso saremmo a posto ;-) Benvenuti a bordo :-)))

  8. Analfebeti di tutto il mondo, unitevi! :D

  9. Noto che non passi inosservata!
    Che immenso piacere!
    Ciao.

  10. Non dovevi ripondere Ale!
    Hai dedicato del tempo prezioso per replicare al nulla.
    Quando leggerà la tua risposta.Non capirà una riga di quello che hai scritto.
    Antonio

  11. BELLISSIMO ARTICOLO,COMPLIMENTI.CE NE FOSSERO DI PERSONE COME TE.

  12. Si, Alessandra. Posso farne parte anch’io?
    Ciao,
    Francesco

  13. Gianpaolo, ti dirò che sarei lieta che lo “spenk” non replicasse: non so se avrei la forza di dedicarmi a un’altra esegesi ;-)

    Fondiamo il club degli analfebeti? :-)))

  14. Passo di qua per caso, stavo cercando notizie di Santoro su Google (col timore di trovare che hanno chiuso la trasmissione), e son capitato qui.
    Volevo mettere un commentino di là, per la verità, dove l’illustre Spenk ha detto la sua. Ma dopo aver letto questa esegesi, che altro aggiungere?
    Ci tengo solo a dire che, di fronte a certe castronerie e volgarità, da oggi mi definirò “analfebeta” anch’io. Peccato che nel neologismo inventato dal dr.Spenk non ci sia neanche una “k”, sarebbe stato perfetto.
    Peccato anche che l’illustre linguista non avrà il coraggio, la volontà o la sfrontatezza di replicare. Ci metto in palio 1000 euro, scommettiamo? Perché questa è gente figlia di questo tempo e di questa sottocultura di massa. Il turpiloquio è l’unica arma che possiede: Alessandra, cavolo, tu mi nomini l’Angiolieri, Max Weber e il marchese del Grillo: ma così me lo spiazzi del tutto, poveraccio! Mica penserai che avrà la forza intellettuale di andarsi a cercare chi è ‘sta gente su Wikipedia??? (sempre che non debba cercarsi cos’è Wikipedia… da qualche altra parte!)
    Concordo, comunque. Centro-destra, sicuro. E preferivo Andreotti, sicuro. Pensa come son ridotto.

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