Gaza: «Con le lacrime nel cuore»

Per gentile concessione dell’autore Claudio Di Giorgio e dell’editore, che ringrazio pubblicamente per la cortese disponibilità, posto uno stralcio del testo che apparirà in forma integrale sul giornale telematico del Centro Studi Soratte. Buona lettura.

Come si può scrivere di ciò che sta accadendo nella Striscia di Gaza, quando le lacrime affogano gli occhi? Come si può descrivere ciò che l’esercito israeliano sta facendo ai palestinesi, se le parole per esprimere i sentimenti provocati dalle immagini dei bombardamenti non esistono? Come parlare del genocidio palestinese e del terrorismo di stato israeliano, se il pianto dei bambini colpiti è coperto dal suono delle ambulanze e le ambulanze e gli ospedali sono colpiti dai missili israeliani? Come spiegare il significato della parola giustizia, quando vengono bombardati gli aiuti umanitari e le scuole dell’ONU? Come si può denunciare uno sterminio, quando chi lo compie ne rivendica il diritto a compierlo e nessuno, in tutto il mondo, glielo impedisce?
Non lo so, davvero non lo so. Sono giorni che ci provo, ma è talmente forte l’urlo di dolore che sento dentro, che non riesco a distinguere le parole, non riesco a metterle in fila. Forse le parole sono portatrici di troppe emozioni. Forse la fredda matematica può aiutare. Forse i numeri sono più indicati: sono neutri. Allora, proviamo a dare un po’ di numeri, forse qualcuno riuscirà a capire lo stesso.

19 i caduti israeliani a causa dei razzi palestinesi in 8 anni (2000-2008)
446 i palestinesi uccisi dall’esercito israeliano in 20 mesi (giugno 2006 – febbraio 2008)

in 19 giorni di bombardamenti israeliani sulla Striscia di Gaza (al 14 gennaio, giorno in cui scrivo):
990 i palestinesi uccisi
311 erano bambini
98 erano donne
4550 palestinesi feriti, di cui 375 versano in gravi condizioni e ben 1500 sono bambini e 690 donne
13 soccorritori uccisi, feriti altri 32
15 ambulanze sono state distrutte insieme ad altre vetture della protezione civile
11 soldati israeliani uccisi, di cui almeno 4 da fuoco amico (!)
126 soldati israeliani feriti

Per l’esercito israeliano sono considerati civili solo i palestinesi sotto i 17 anni e le donne senza velo. Tutti i maschi adulti e tutte le donne che escono dalla moschea sono considerati miliziani di Hamas.
Ci sono anche altri numeri, da tenere in considerazione:
1.500.202 abitanti nella Striscia di Gaza il 16 dicembre 2008
• 4,117 abitanti per mq è la densità di popolazione della Striscia di Gaza
(4.117 ab/Kmq)
1.059.584 sono rifugiati (circa il 70% della popolazione)
1.000.000 circa sono senza acqua, luce, energia a causa dei raid aerei e dell’embargo
45,5% è il tasso di disoccupazione
l’86% della popolazione dipende dagli aiuti internazionali
il 79,4% della popolazione vive sotto la soglia di povertà (tasso raddoppiato dopo la sospensione degli aiuti dal giugno 2006)
17,2 anni è l’età media della popolazione (secondo alcuni è 15,3)
5,19 è il numero di bambini per ogni donna della Striscia di Gaza
10.500 è il numero dei palestinesi detenuti nelle carceri israeliane (compresi esponenti politici regolarmente eletti)
1 è l’israeliano detenuto nelle carceri palestinesi

Con una tale densità di popolazione, è possibile bombardare senza colpire i civili? Le bombe al fosforo bianco, le munizioni all’uranio impoverito e le nuove bombe DIME sapranno distinguere? Anche l’ONU e la Croce Rossa si fanno scudo con i bambini e i civili? Senza considerare che le bombe equivalgono ad una condanna a morte senza processo…
Ci viene detto che la causa della guerra è la rottura della tregua da parte di Hamas. Vediamo i numeri della “tregua” (dal 19 giugno al 21 dicembre 2008):
25 palestinesi uccisi in raid dell’esercito israeliano nella Striscia di Gaza
25 palestinesi uccisi in Cisgiordania
273 malati morti per mancanza di medicinali (al 22 dicembre 2008)
46% dei bambini della Striscia di Gaza soffre di anemia a causa della scarsa alimentazione
6 palestinesi uccisi il 4/11/2008 dall’esercito israeliano durante un’incursione nella Striscia di Gaza. La tregua è rotta da Israele. Il giorno dopo riprenderà il lancio di razzi Qassam.

Un’analisi sulla rottura delle tregue nel periodo che va da settembre 2000 a ottobre 2008 ha dimostrato che e’ Israele, nella stragrande maggioranza dei casi, a uccidere per primo dopo una pausa nel conflitto: il 79% di tutte le pause nel conflitto sono terminate quando Israele ha ucciso un Palestinese, mentre solo l’8% sono state interrotte da un attacco palestinese. Il rimanente 13% consiste di interruzioni provocate da uccisioni da ambedue le parti nel medesimo giorno (vedi www.uruknet.de/?p=s9066&hd=&size=1&l=i).
La Striscia di Gaza è stretta dall’embargo israelo-egiziano (perché il valico di Rafah è gestito dall’Egitto e non lo apre) sin dal gennaio 2006: nonostante le previsioni che davano per certa la vittoria di Fatah (capeggiato dal presidente palestinese moderato Abu Mazen, sostenuto da Stati Uniti e Israele), ‘Cambiamento e Riforma’, il partito politico di Hamas, vince le elezioni nei Territori Palestinesi (le prime libere e regolari del mondo arabo) con il 44 percento dei voti sulla base di un programma di lotta alla corruzione e di miglioramento dei fatiscenti servizi pubblici nella Striscia di Gaza.
“I palestinesi hanno votato per Hamas anche perché hanno pensato che Fatah, il partito del governo che hanno bocciato, li ha delusi: nonostante la rinuncia alla violenza e il riconoscimento dello Stato d’Israele, Fatah non ha realizzato uno Stato palestinese”, scriveva William Sieghart, inviato del ‘Times’ di Londra. “La leadership politica di Hamas è probabilmente la più qualificata nel mondo. Può vantare nelle sue file più di cinquecento laureati con il titolo di dottorato, la maggioranza fatta di professionisti della classe media (dottori, dentisti, scienziati, e ingegneri). La maggior parte della leadership di Hamas si è formata nelle nostre università è non ha maturato nessun odio ideologico contro l’Occidente. E’ un movimento basato sul malcontento, dedicato ad affrontare l’ingiustizia compiuta sul suo popolo. Ha coerentemente offerto una tregua di dieci anni per fornire uno spazio di respiro per poter risolvere un conflitto che continua ormai da più di 60 anni”.
Hamas è nata a Gaza sul finire degli anni ’80 come ente assistenziale, tanto che venne finanziato da Israele come alternativa all’OLP di Arafat.
Abu Mazen (come tutta al-Fatah) è accusato di corruzione e nepotismo (oltre ad essere un presidente-fantoccio senza alcuna autorità, sostenuto da Stati Uniti ed Israele).
L’unica alternativa ad Hamas e al-Fatah è al-Mubadara (Palestinian National Iniziative) fondata da Mustafa Barghouti, un medico la cui libertà di circolazione fuori dalla Cisgiordania è molto limitata e non ha potuto fare campagna elettorale a Gaza. Per i media occidentali è come se non esistesse, eppure alle elezioni per la successione di Arafat ottenne circa il 20% dei voti. (…)
Hamas è, a tutti gli effetti, il legittimo rappresentante del popolo palestinese.
Il presidente del partito estremista israeliano “Shas”, Eli Yeshai, ha invitato a distruggere migliaia di case palestinesi nella Striscia di Gaza, “per schiacciare il movimento di Hamas”. Egli ha espresso la speranza che l’aggressione israeliana contro Gaza possa schiacciare totalmente il movimento di Hamas: “Gli abitanti del sud (dei territori israeliani, ndr) ci chiedono di proseguire fino allo schiacciamento di Hamas. Secondo me devono essere schiacciati a terra, a costo di demolire le case, le gallerie e le fabbriche”.
[…]
Ma vediamo come è stata condotta l’operazione “Piombo Fuso”. Il 26 dicembre, venerdì (giorno di festa islamico), l’esercito israeliano ha aperto i valichi di Gaza per permettere l’ingresso di cibo, medicinali e carburante. Perché? Per aumentare l’impatto psicologico di un bombardamento a sorpresa. Infatti, il 27 dicembre, giorno dell’inizio dell’attacco, era un sabato, giorno di festa ebraico e nessuno si aspettava che iniziassero i bombardamenti (per gli ebrei ortodossi il sabato non si può lavorare né usare strumenti tecnologici e persino i pasti vengono preparati il giorno prima). Nei giorni seguenti, l’esercito israeliano ha ammassato un centinaio di persone all’interno di un palazzo per evitare di essere colpiti dai bombardamenti. Il giorno dopo il palazzo è stato distrutto dall’aviazione. Successivamente, l’esercito ha autorizzato il passaggio di un convoglio di aiuti umanitari dell’ONU, indicando il percorso che avrebbe dovuto seguire. Il giorno dopo il convoglio è stato bombardato. In questi giorni, oltre alle quattro scuole dell’Onu, i razzi israeliani hanno colpito più volte gli ospedali, hanno distrutto il magazzino della Croce Rossa Internazionale dove erano contenute scorte di cibo e medicine per la popolazione civile, hanno devastato la sede della Mezzaluna Rossa, e infine hanno distrutto il palazzo dove avevano sede le principali emittenti televisive internazionali e dove lavoravano giornalisti di tutto il mondo.
Gli eserciti, questo tipo di guerra, la chiamano “Guerra Psicologica”. I media ed i politici occidentali la chiamano “Diritto all’autodifesa”. A me sembra puro e semplice terrorismo. Terrorismo di Stato, per la precisione. Anche perché ci sono dei requisiti minimi per poter usare il termine “guerra”: la guerra prevede che si fronteggino gli eserciti di due Stati. Ma la Palestina non ha un esercito e la polizia gira disarmata. Inoltre, Israele non riconosce lo Stato Palestinese, infatti alle centinaia di check-point sparsi in tutta la Cisgiordania viene utilizzato un tipo di filo spinato il cui uso per delimitare le frontiere è vietato dalla Convenzione di Ginevra. Per non parlare dei ministri, dei parlamentari e dei politici arrestati e detenuti nelle carceri israeliane. Anche per quanto riguarda l’uso di armi non convenzionali, Israele si è messo al riparo dalle critiche: le armi che usa sono di nuova generazione e non sono state ancora classificate ufficialmente. Oltre ai proiettili all’uranio impoverito, e le bombe al fosforo bianco (la caratteristica di queste bombe, vietate sulla popolazione -sono consentite solo per illuminare la zona, cioè sparate in aria-, è di provocare un’ondata di calore talmente forte da distruggere tutto ciò che si trova in un raggio di 5 metri, fino ad un metro di altezza dal suolo. Risultati sugli adulti: la parte inferiore del corpo è distrutta, la parte superiore risultata bruciata. Risultati sui bambini: resta solo la testa.), è stato testimoniato, da una premiata inchiesta di RaiNews24 già nel 2006, l’uso di un’arma nuova e sconosciuta […].
Purtroppo esistono le numerose testimonianze dei medici e dei soccorritori, oltre alle decine di foto e video. Purtroppo è tutto vero.
E i razzi Qassam, allora? I razzi Qassam non hanno una testata esplosiva, gli unici danni che provocano sono quelli causati dall’impatto di un siluro di metallo lungo circa un metro. L’assenza di esplosivo è il motivo per cui vengono ritrovati semi-sani e mostrati alle telecamere. Per essere uccisi da un razzo Qassam bisogna essere colpiti in pieno, evento abbastanza raro visto l’assenza di strumenti di puntamento. Ci dicono che l’Iran rifornisce Hamas di queste armi, ma non ci spiegano perché non fornisca anche cibo e medicinali. Non hanno saputo neanche spiegarci perché, su quello rinvenuto alcuni giorni fa e mostratoci dall’inviato del Tg3, ci fosse scritto “Made in China” e non “Made in Iran”.
Quando sono andato in Palestina, la cosa che mi colpì di più fu l’ansia, da parte israeliana, che non uscissero informazioni sulla situazione reale: i pacchi spediti per posta sono arrivati aperti, i bossoli raccolti ad un check-point sequestrati, siamo stati interrogati per sapere chi avevamo frequentato, dove eravamo stati, se eravamo giornalisti. Ci hanno chiesto in quale albergo avevamo alloggiato e lo hanno chiamato per conferma. Hanno cercato le videocassette della telecamera per visionarle. Ad un giapponese volevano controllare il contenuto del computer portatile. Sembrava che la paura più grande non fosse l’attentato terroristico (anche perché all’andata la perquisizione è stata più blanda) ma che la verità circolasse fuori dai confini del paese!
Coincidenze: con la guerra del Negev, Israele è entrato in possesso di tutte le risorse idriche della zona. Al largo di Gaza si trovano giacimenti di gas sottomarini. L’Iran vende il petrolio all’Olanda, l’Olanda vende il petrolio ad Israele. Israele invade Gaza. Ci sarà qualche nesso fra queste notizie? […]

7 Comments on Gaza: «Con le lacrime nel cuore»

  1. CLAUDIO DI GIORGIO | 5 giugno 2010 at 13:30 | Rispondi

    L’articolo integrale in formato pdf ha cambiato indirizzo:
    http://www.turboupload.com/gy0qp9n5rk8h/Gaza._Con_le_lacrime_nel_cuore.pdf.html
    Purtroppo, se non viene scaricato per più di 60 giorni lo cancellano…

  2. per CLAUDIO DI GIORGIO
    ———————–

    Grazie per la segnalazione, e naturalmente per avermi concesso l’anteprima ;-)

    A presto

    A.

  3. Claudio Di Giorgio | 1 aprile 2009 at 17:33 | Rispondi

    Segnalo anche questi tre video:
    http://www.youtube.com/watch?v=BnfteCNdBMk (La verità sul massacro di Gaza)
    http://www.youtube.com/watch?v=sWRX_OFOV08 (Rabbi Feldman: Zionism is “Illegitimate Political Movement”)
    http://www.youtube.com/watch?v=hgotduB1ark (Il terrorismo d’Israele: frasi e citazioni di politici ebrei)

  4. Claudio Di Giorgio | 1 aprile 2009 at 16:11 | Rispondi

    La versione integrale dell’articolo si può scaricare da qui: http://www.turboupload.com/files/get/_fsHf0p8Sg/diario-di-un-libraio-di-campagna-13.pdf
    Grazie a tutti per i commenti.

  5. Grazie per questo articolo!
    Ti segnalo un intervento assai interessante di un deputato ebreo al parlamento inglese (in particolare le informazioni su Tzipi Livni !): http://www.youtube.com/watch?v=qMGuYjt6CP8

  6. Sebastiano, dovresti leggere tutto l’articolo. Appena uscirà sul sito del Centro Studi Soratte ne darò notizia. Ti assicuro che merita.
    Grazie per l’attenzione e per l’apprezzamento.

  7. Questa lettura é riuscita a darmi una nausea terribile.
    Sento un gran bisogno di vomitare.
    in ogni caso grazie.
    Svolgi un ottimo lavoro, sempre.

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