30 gennaio 1945: il naufragio della "Gustloff"

La data del 30 gennaio è una di quelle che ogni anno scatenano le opposte tifoserie. L’evento ricordato, solitamente, è sempre lo stesso — l’ascesa di Adolf Hitler al Cancellierato tedesco nel 1933 —, ma muta il segno delle celebrazioni: sdegno ed esecrazione in campo democratico-antifascista, entusiasmo e perfino delirio da tutte le altre parti.
Quest’anno voglio essere della partita anch’io, ed eccomi qui a ricordare il 30 gennaio — del 1945, però: quando a naufragare furono non già i destini di tutti coloro che Hitler, direttamente o indirettamente, travolse nell’avventura del Terzo Reich; bensì, concretamente, le oltre 9.000 persone della Gustloff.

La nave passeggeri Wilhelm Gustloff era il fiore all’occhiello della Kraft durch Freude (KdF), l’organizzazione dopolavoristica, diremmo noi, della Germania nazionalsocialista. A partire dal 1933 la KdF prese a offrire ai lavoratori tedeschi una serie di attività ricreative di notevole valore ma a basso costo, tra cui — oltre a concerti, gite e vacanze — anche crociere su navi di lusso come, appunto, la Wilhelm Gustloff.
Costruita nei cantieri della Blohm und Voss di Amburgo e varata nel 1937, la Gustloff misurava oltre 200 metri per una stazza di 25.893 tonnellate, ed era considerata unica per lusso e comodità; prendeva il nome da Wilhelm Gustloff, fondatore e capo della sezione elvetica del partito nazionalsocialista, assassinato a Davos il 4 febbraio del 1936 dallo studente ebreo David Frankfurter. Dopo aver compiuto numerose crociere nell’Atlantico e nel Mediterraneo, allo scoppiare della seconda guerra mondiale, nel settembre del 1939, la Gustloff fu trasformata in nave ospedale a disposizione della Kriegsmarine. Classificata come Lazarettschiff D, sulla Gustloff trovarono posto negli anni migliaia di feriti tedeschi e di altre nazionalità; il suo utilizzo era strettamente monitorato e seguiva un rigido protocollo di procedure internazionali: interamente riverniciata di bianco, con una banda verde che correva lungo la carena e numerose croci rosse sul ponte, sul fumaiolo e sulle fiancate, il suo status di nave ospedale era inequivocabile. Secondo le vigenti convenzioni in materia bellica, alle navi di questo tipo era proibito il trasporto di materiale da guerra sia in funzione difensiva che offensiva, e pertanto la Gustloff non disponeva né di armamenti né di munizioni.
La Wilhelm Gustloff operò come nave ospedale fino alla fine del 1940, per poi essere riconvertita in nave caserma di supporto agli U-Boote fino ai primi fatali giorni del 1945, nei quali si stava ormai delineando chiaramente la fine della Germania hitleriana: le sorti del conflitto erano ormai decise, le truppe tedesche non erano più in grado di contrastare il nemico e l’Armata Rossa avanzava inarrestabile verso l’Oder massacrando la popolazione civile — solo nella sacca di Königsberg si erano ammassati migliaia di profughi tedeschi, isolati dal resto della Germania e impossibilitati a difendersi dagli attacchi sovietici. In questa situazione drammatica l’ammiraglio Karl Dönitz organizzò l’Operazione Hannibal: l’evacuazione di massa dei civili tedeschi (tre milioni) dai territori della Prussia orientale. In quest’ottica la Wilhelm Gustloff riprese l’antica funzione di nave ospedale preparandosi, sul finire del gennaio 1945, a lasciare le acque di Danzica.
I fasti delle crociere in tempo di pace erano ormai lontani: concepita per accogliere duemila passeggeri provvisti di tutte le comodità, la Gustloff si trovava ora ad ospitare poco meno di undicimila persone — la lista ufficiale di carico suggeriva 918 ufficiali, 173 membri dell’equipaggio, 373 membri delle Unità Navali Ausiliarie (esclusivamente donne), 162 feriti e 4.424 rifugiati, per un totale di 6.050 persone; in realtà, quando alle 12,30 del 30 gennaio 1945 prese il largo dal porto di Gotenhafen-Oxhoeft (odierna Gdynia), nei pressi di Danzica, la Gustloff contava almeno il doppio dei rifugiati, per un totale di 10.582 persone a bordo, perlopiù donne, bambini e anziani, stipati come in un carro bestiame e per la maggior parte terrorizzati.
Al momento di salpare le condizioni climatiche erano proibitive: vento molto forte, neve e una temperatura di dieci gradi sotto lo zero, senza contare la desolazione dei molti blocchi di ghiaccio che galleggiavano sulla superficie del gelido Baltico. Possibilità di sopravvivenza in caso di naufragio: nessuna. La Gustloff iniziava consapevolmente il suo viaggio senza scorte di nessun tipo, dotata solo di qualche mitragliatrice antiaerea e del tutto priva di difese antisommergibile.
E proprio un sommergibile, invece, aveva nel mirino la Gustloff fin da quando aveva lasciato le acque relativamente sicure del porto di Gotenhafen: era l’S-13 del comandante sovietico Alexander Ivanovich Marinesko, che attese pazientemente le 21,10 di quel giorno prima di far partire, uno dopo l’altro, i tre siluri che avrebbero colpito la nave sul lato sinistro della prua. Dopo cinquanta minuti di agonia la nave ospedale colava a picco con la quasi totalità dei suoi passeggeri — se ne sarebbero salvati a stento 996. (Per la cronaca, undici giorni dopo, il 10 febbraio 1945, il comandante Marinesko affonderà il transatlantico di lusso Steuben, adibito anch’esso al trasporto di feriti e profughi; per questi due affondamenti il comandante fu insignito dall’Unione Sovietica del prestigioso ordine della Bandiera rossa. Caduto poi in disgrazia, scontò 18 mesi di campo di lavoro finché, rilasciato, morì nel 1963. Nel 1990 il presidente Gorbaciov lo proclamò Eroe dell’Unione Sovietica).

Il naufragio della Wilhelm Gustloff è considerato il peggior disastro navale della storia, con le sue 9343 vittime. Curiosamente, non se ne parla mai. Ai primi di marzo del 2008 la televisione tedesca Zdf ha trasmesso una fiction dedicata a questa tragedia, ma ho qualche dubbio che una rete italiana qualsivoglia si prenderà la briga di acquistarla per rendercene partecipi. A parlare della Wilhelm Gustloff con competenza e pacatezza è stato il giornalista tedesco Guido Knopp, nel suo saggio Tedeschi in fuga (Milano, Corbaccio 2004), ma non mi pare di aver riscontrato sulla stampa italiana nessun acceso dibattito sui crimini di guerra commessi da URSS, USA e Gran Bretagna ai danni della popolazione civile tedesca. A chi dànno tanto fastidio i morti annegati della Gustloff?

3 Comments on 30 gennaio 1945: il naufragio della "Gustloff"

  1. per ROBERTO BERLENDIS
    ————————-

    Purtroppo non ho potuto vedere la trasmissione cui Lei fa riferimento: sono contenta che qualcosa dei quella tragedia sia passata sui media ufficiali. Se l’argomento Le interessa, Le suggerisco caldamente il saggio di Guido Knopp che ho citato nel post. Di altro argomento ma sempre inerenti alla Germania del 1945 e post-1945 sono anche i testi di James Bacque: qualcuno è stato pubblicato da Mursia.

  2. I morti dei “cattivi” fanno sempre scomodo.Alle retoriche ufficiali piace sempre parlare del vincitore buono e senza macchia e del perdente brutto, cattivo e colpevole. Quindi, cose come la Gustloff ed i vili bombardamenti a tappeto sono cose che meno se ne parla meglio (politicamente) è. Comunque Marinesco non sapeva nulla del carico della nave. Doveva affondare mercantili e navi appoggio tedesche e lo fece.

  3. roberto berlendis | 6 aprile 2009 at 21:22 | Rispondi

    Questa tragedia mi era completamente sconosciuta, l’ho appresa dalla trasmissione Ulisse andata in onda il 5 aprile, impressionanti, le drammatiche modalità in cui si è svolta.

    La data del 30 gennaio porta in sè l’inizio e l’epilogo di quella immane tragedia storica, che ebbe come motore il nazismo.

    Commoventi le testimonianze dei profughi superstiti, che pensavano di essere ormai al sicuro sulla nave, dopo aver compiuto un tremendo viaggio dalla Prussia ormai occupata dall’armata rossa.

    Requiem.

    Perenne testimonianza rimanga per le generazioni future, per le sofferenze, i patimenti e l’orrore che milioni di persone inermi hanno dovuto subire e subiscono per causa della guerra

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