L'uguaglianza imperfetta dei morti di Gaza

Stavolta l’ameno borgo in cui vivo, sempre pronto a celebrare radiosi venticinqui e lacrimevoli ventisetti (per aver dato alla patria una manciata di giusti, questo paesello vanta ben tre monumenti alla Resistenza; io, per me, di quel periodo preferisco ricordare senza lapidi né cerimonie i sette non del tutto giusti ma quasi niente sbagliati che qui dalle mie parti erano nati o trovarono la morte, e fra loro c’era anche una donna) — l’ameno borgo, dicevo, stavolta ne ha fatta una giusta: e d’intesa con la Croce Rossa Internazionale e il Ministero degli Esteri ha organizzato una raccolta di beni di prima necessità da inviare a Gaza (Gaza, ricordate?, giù in Terra Profanata, dove ancora si bombardano i civili ma non ne parla più nessuno).
Mio figlio è arrivato sventolando un volantino ricevuto a scuola, e dai muri occhieggiavano manifesti a pubblicizzare l’iniziativa: raccolta di sabato mattina e pomeriggio davanti ai supermercati, o lunedì mattina nelle scuole. Così di sabato abbiamo fatto la spesa, e lunedì alle otto e mezza ci siamo presentati coi nostri sacchetti: la bidella extracomunitaria mi chiede se sono “per i puóveri”; vorrei puntualizzare, ma concludo che forse non è quello il momento per una breve storia dell’occupazione israeliana in Palestina, così ringrazio e mi avvio al luogo del conferimento. A terra, in un angolo, giacciono quattro (di numero, non così per dire) sacchetti accasciati — e i bambini sono già entrati quasi tutti. Chissà, magari gli altri hanno provveduto nella giornata di sabato. Forse. Forse no. Però per il 27 u.s. a scuola hanno fatto un cancan che la metà basta.
E allora? Allora la gente ha imparato a pensare che certi morti di sessant’anni fa contano più di certi altri morenti di adesso, e insomma è proprio vero che siamo tutti uguali ma alcuni sono più uguali di altri. Grazie, George.

5 Comments on L'uguaglianza imperfetta dei morti di Gaza

  1. Proprio oggi è passata da casa mia una ragazzina volontaria di un’ associazione della nostra zona (operazione Mato Grosso)
    Sono felice di aver contribuito alla raccolta viveri, conosco persone che sono andate lì…
    Siamo in Itlia, ma anche l’ Italia ha mille sfaccettature.

  2. Per Andrea
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    Grazie della buona intenzione :-)
    E’ vero, l’Italia non è il mondo — per fortuna. E ricordo benissimo Craxi e le sue dichiarazioni, così come ricordo la sua repentina caduta in disgrazia…
    Però intanto siamo in Italia, e mi chiedo con lieve sgomento come potrò affrontare la teoria di commemorazioni che attende negli anni l’ancora ignaro frutto delle mie viscere.
    Tu continua a tirarmi su, se puoi ;-)

  3. Alessandra, voglio tirarti un po’ su: l’ Italia non è il mondo: per l’ ennesima volta anche quest’ anno un sondaggio condotto contemporaneamente in decine di nazioni differenti ha confermato che il mondo vede Israele come paese più pericoloso per la pace ed anche l’ America (nonostante l’ effetto Obama) non ha guadagnato tante posizioni in questa poco ambita graduatoria. E’ in Italia che i morti pesano diversamente, ma è qui ed ora: non per fare il nostalgico, ma ogni tanto mi rivedo un filmato di Craxi che in parlamento difende il diritto dei palestinesi ad USARE IL TERRORISMO si proprio così! per Craxi un popolo oppresso aveva questo diritto e questo diritto per Craxi era scritto anche nella carta dell’ ONU. Ed a Lamalfa che gli biascicava qualcosa contro, disse in faccia “anche Mazzini – quest’ uomo così giusto – progettava omicidi politici”

  4. Il tuo ragionamento non fa una grinza ;-)
    Peccato che tanti altri, a differenza di te, lo seguano seriamente e senza alcuna ironia…

  5. Probabilmente certi morti sono come certi vini: devono stagionare per essere considerati degni di nota.
    Se sfami i morenti di oggi forse non moriranno: Fra sessant’ anni, quindi chi dovrai ricordare?
    Forse fa comodo piangere il passato: così facendo non si fa la fatica di provare a migliorare il presente, fine del pianto, fine dello sfogo e poi non ci si pensa più.

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