Ai morti di febbraio, 1934-1945

L’inverno 1933-1934 fu rigidissimo, in Francia. Un clima gelido d’insicurezza avvolgeva la nazione: il successo di Hitler in Germania e il fascismo trionfante di Mussolini in Italia facevano invocare a molti un governo forte che risollevasse le sorti della repubblica, provata dagli echi della Grande Depressione americana del ’29 e lacerata dagli scandali.
L’affaire Stavisky è solo la goccia che fa traboccare un vaso già colmo portando alla caduta del governo Chautemps: martedì 6 febbraio 1934, a meno di un mese dalla morte molto prematura e molto accidentale dell’ambiguo finanziere (trovato cadavere l’8 gennaio), Parigi si ritrova invasa da decine di migliaia di manifestanti uniti, per una volta, al di là di destra e sinistra. Socialisti e comunisti da un lato, ex combattenti e monarchici dall’altro, sfilano insieme in una rivolta antiparlamentare senza precedenti e rimasta ineguagliata — una rivolta di popolo.
L’obiettivo è Palais Bourbon, sede della Camera dei Deputati. Nei pressi di Place de la Concorde, la situazione improvvisamente degenera: le forze dell’ordine reagiscono come da copione, sparando sulla folla — 17 morti (fra i quali un poliziotto) e oltre un migliaio di feriti è il tragico bilancio.
Il 6 febbraio 1934 resterà nel cuore di molti francesi, a suggello di un sogno rimasto impossibile: il travalicamento delle ideologie per il bene comune. Saranno in molti a battersi per quell’idea di bene, da una parte e dall’altra della barricata eretta dalla seconda guerra mondiale: maquisards e collabos, uniti da un amore esagerato per la loro terra, alla ricerca confusa di un’identica appartenenza. E, per almeno uno di loro, il 6 febbraio sarà il destino: Robert Brasillach, accusato di collaborazionismo e condannato a morte, verrà fucilato al forte di Montrouge proprio il 6 febbraio del 1945, un altro martedì…
Nel carcere di Fresnes, Brasillach continua a fare ciò che era — il poeta. E il 4 febbraio 1945, quarantott’ore prima di morire, rivolge un pensiero ai morti (i “suoi” morti) di quel febbraio che ora sembra così lontano:

4 février 1945

AUX MORTS DE FÉVRIER

Les derniers coups de feu continuent de briller
Dans le jour indistinct où sont tombés les nôtres.
Sur onze ans de retard, serai-je donc des vôtres ?
Je pense à vous ce soir, ô morts de Février.

Molto tempo fa, ho imparato anch’io a pensare a quei morti.


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