apr 30 2009

Padri, papi, madri e figlie

È da stamattina che sto ridendo. Precisamente da quando ho letto questo:

Fonte: “Il corriere del mezzogiorno”

Ecco la bella Noemi, la diciottenne che chiama Berlusconi «papi»
«Per me Silvio è un secondo papà: mi telefona e lo raggiungo. Poi insieme cantiamo le canzoni di Scugnizzi»

Dal nostro inviato
PORTICI — Il suo motto è «Amali tutti, ma non sposar nessuno». Noemi Letizia è una statuaria ragazza, di scintillante bellezza, figlia di un dipendente comunale di Napoli e di una bella signora di Portici, ex miss Tirreno, titolare di un negozio di cosmetici a Secondigliano che le fa da assistente-ombra. È per i diciotto anni di Noemi che Silvio Berlusconi è atterrato in gran segreto a Capodichino domenica sera e ha raggiunto il locale sulla circumvallazione di Casoria dove la festeggiata aveva radunato un centinaio di invitati.

Nell’appartamento di via Libertà a Portici Noemi ci accoglie in cucina, benché si faccia trovare già pronta, in abito lungo e capelli sistemati a boccoli dal parrucchiere, per la trasmissione tv «Stelle emergenti», condotta da Francesca Rettondini, che tutti i martedì su TeleA la impegna come ballerina-valletta-showgirl. «È stata la sorpresa più bella, quella di papi Silvio».

Noemi, lei chiama ‘‘Papi’’ il presidente Berlusconi?
«Sì, per me è come se fosse un secondo padre. Mi ha allevata».

Ha mai conosciuto qualcuno dei figli del Cavaliere?
«No, mai. Anche se lui mi ripete che gli ricordo Barbara, sua figlia. Che ora studia in America».

Com’è nata la vostra amicizia?
«È un amico di famiglia. Dei miei genitori». «Diciamo», interviene mamma Anna, «che l’ha conosciuto mio marito ai tempi del partito socialista. Ma non possiamo dire di più».

Non capita a tutte le belle ragazze di ritrovarsi il presidente del Consiglio alla festa di compleanno?
«Infatti, io alla mia non l’aspettavo. È stata una vera sorpresa. Né ho mai raccontato in giro di questa amicizia così forte con Papi Silvio. Nessuno mi avrebbe creduta. Ora, invece, l’hanno visto tutti…»

Cosa le ha regalato?
«Una collana d’oro con un ciondolo».

Berlusconi è sempre stato presente alle sue feste di compleanno?
«No, ma non mi ha mai fatto mancare le sue attenzioni. Un anno, ricordo, mi ha regalato un diamantino. Un’altra volta, una collanina. Insomma, ogni volta mi riempie di attenzioni».

Suo padre non è geloso?
«Assolutamente no. È devotissimo di Papi Silvio».

E la mamma?
«Assolutamente no», risponde la signora Anna, «e poi gelosi di chi, di Silvio?». In cameretta, incorniciata, anche una foto con dedica del premier: “Ad Anna con gli auguri più affettuosi – 20 novembre 2008 – Silvio Berlusconi».

Noemi, lei frequenta il quarto anno della scuola per grafici pubblicitari?
«Sì, la Francesco Saverio Nitti di Portici e sono la prima della classe. La mia insegnante di italiano dice che ho inventato il ‘‘metodo letiziano’’: ho una grande capacità espressiva. Mi piace molto studiare».

Sa chi fu Nitti?
«Nitti…Nitti… Lo abbiamo anche studiato a scuola».

Fu un grande meridionalista e presidente del Consiglio.
«Ah, sì».

Cosa vorrà fare da grande?
«La showgirl. Ho studiato danza, ho iniziato a 6 anni. Ora sto seguendo un corso per guida turistica: al Maggio dei Monumenti sarò impegnata nel Duomo di Napoli. Mi interessa anche la politica. Sono pronta a cogliere qualunque opportunità, a trecentosessanta gradi. Ma non scenderò mai a compromessi(ndr, :°D)».

Sa che ha provocato una fiammante polemica il fatto che Berlusconi vorrebbe candidare letterine e donne dello spettacolo alle europee?
«Fa bene, vuole ringiovanire. E poi se Papi pensa di fare così, stia certo che non sbaglia. Sceglie queste ragazze perché intelligenti e capaci. Non solo perché belle. Il mio motto in politica sarà: ‘‘Meno tasse, più controlli’’. Basta con i furbi che non rispettano le regole».

Lei vuole diventare showgirl e avviarsi all’attività politica. E lo studio?
«Papi Silvio mi ripete sempre che la prima cosa è studiare. Lo sa che ha fondato una università a Milano? L’anno prossimo vorrei frequentarla. Mi iscriverò a scienze politiche».

Noemi, lei ha girato anche un cortometraggio?
«Si chiama Scaccomatto. È stato presentato a Venezia a dicembre scorso. Io interpreto il ruolo della fidanzata di un politico. È tutta una storia di mafia, di intrighi, di caccia ad un diamante».

Insomma, una trama di grande attualità. Torniamo a Berlusconi?
«Lo adoro. Gli faccio compagnia. Lui mi chiama, mi dice che ha qualche momento libero e io lo raggiungo. Resto ad ascoltarlo. Ed è questo che lui desidera da me. Poi, cantiamo assieme».

Quali canzoni?
«Non ricordo il titolo della sua preferita: aspetti che vedo sui suoi cd. Li ho tutti. Ma come fa quella… ‘‘Mon amour, lalalala’’»

Lei quali canzoni preferisce?
«A me piace la musica italiana. Non le canzoni classiche. I miei cantanti preferiti sono Laura Pausini, Tiziano Ferro, Nek. E poi c’è la colonna sonora di Scugnizzi, che io canto spesso con Papi Silvio al pianoforte o al karaoke».

Mi racconta qual è la sua barzelletta preferita tra le tante che il premier le racconta?
«Vi sono due ministri del governo Prodi che vanno in Africa, su un’isola deserta, e vengono catturati da una tribù di indigeni. Il capo tribù interpella il primo ostaggio e gli propone: ‘‘Vuoi morire o bunga-bunga?’’. Il ministro sceglie: ‘‘bunga-bunga’’. E viene violentato. Il secondo prigioniero, anche lui messo dinanzi alla scelta, non indugia e risponde: ‘‘Voglio morire!’’. Ma il capo tribù: ‘‘Prima bunga-bunga e poi morire».

Nei momenti di relax, Berlusconi cosa le confida?
«Fa tanto per il popolo. È il politico numero uno. Non dorme mai. Io non riuscirei a fare la sua stessa vita. Quando vado da lui ha sempre la scrivania sommersa dalle carte. Dice che vorrebbe mettersi su una barca per dedicarsi alla lettura. Talvolta è deluso dal fatto che viene giudicato male. Io lo incoraggio, gli spiego che chi lo giudica male non guarda al di là del proprio naso. Nessuno può immaginare quanto Papi sia sensibile. Pensi che gli sono stata vicinissima quando è morta, di recente, la sorella Maria Antonietta. Gli dicevo che soltanto io potevo capire il suo dolore».

Perché?
«Ho perso un fratello, Yuri, sette anni fa. A causa di un incidente stradale. Ora è il mio angelo custode».

Noemi, per quale squadra tiene?
«Sono patriottica, tifo Napoli. Poi, la mia seconda squadra è il Milan».

Noemi, quando la vedremo in politica, alle prossime regionali?
«No, preferisco candidarmi alla Camera, al parlamento. Ci penserà Papi Silvio».

Angelo Agrippa
28 aprile 2009

Come ho detto, continuo a ridere se ci penso. E per chissà che bizzarra associazione d’idee (la mente spesso gioca strani scherzi) mi viene in mente quest’altro:

[...] Woltz lo fece attendere mezz’ora oltre quella stabilita. Hagen non ci fece caso. La sala di attesa era molto elegante, molto confortevole, e su un divano color prugna di fronte a lui sedeva la più bella bambina che Hagen avesse mai visto. Doveva avere non più di undici o dodici anni, vestita in modo molto costoso ma semplice, come una donna fatta. Aveva capelli incredibilmente biondi, enormi occhi azzurro mare e una fresca bocca rosso lampone. Era scortata da una donna, sicuramente sua madre, che tentava di squadrare Hagen dall’alto in basso con cosí fredda arroganza da fargli nascere il desiderio di prenderla a pugni in faccia. L’angelo e il drago, pensava Hagen, restituendo alla madre altrettanta freddezza.
[...]
Mentre aspettava la macchina sotto il colonnato della villa illuminato a giorno, Hagen vide due donne in procinto di salire su una lunga limousine già parcheggiata nel viale carrozzabile. Erano la bella dodicenne bionda e la madre che aveva viste nell’ufficio di Woltz quella stessa mattina. Ma ora la bocca squisitamente disegnata della ragazza sembrava essersi trasformata in una pesante macchia rosa. Gli occhi blu mare erano appannati e quando scese i gradini verso la macchina aperta barcollava sulle lunghe gambe come un puledro storpio. La madre sosteneva la figlia, aiutandola a salire in auto, sibilandole ordini nell’orecchio. La donna girò il capo per una rapida furtiva occhiata ad Hagen ed egli le lesse negli occhi una rapace, febbrile aria di trionfo. Poi anche lei disparve dentro la limousine.
Ecco perché non era stato invitato nel viaggio aereo da Los Angeles, pensò Hagen. La ragazza e la madre l’avevano fatto col produttore cinematografico. Woltz aveva avuto il tempo necessario per rilassarsi prima di pranzo e di fare il lavoretto alla ragazzina. E Johnny voleva vivere in questo mondo? Buona fortuna a lui e buona fortuna a Woltz.

(Mario Puzo, Il Padrino, Parte I, cap. 1)


apr 29 2009

Sergio Ramelli

Sono passati 34 anni, ma mi sembra lo stesso ieri che moriva Sergio Ramelli, dopo 47 giorni di agonia in seguito a un pestaggio assassino.

Non ho voglia di star qui a rivangare i fatti e il loro svolgimento — la rete ne è prodiga, e qualsiasi cosa dicessi sarebbe una ripetizione.

Mi irritano, invece, le mille proposte di intitolare a Sergio Ramelli aule, giardini,strade etc. — in genere non mi piacciono le elemosine. Preferirei che si facesse giustizia; avrei preferito che i responsabili, individuati al di là di ogni ragionevole dubbio, avessero pagato più duramente la scelta di ammazzare per strada un ragazzino. Perché, se qualcuno se lo fosse dimenticato, con la sentenza definitiva del 22 gennaio 1990 la I sezione della Corte di Cassazione (presieduta dal giudice Corrado Carnevale) confermava sì la sentenza di secondo grado rigettando i ricorsi della difesa, ma escludeva l’aggravante della premeditazione richiesta dalla parte civile. Il risultato fu che del gruppo responsabile della morte di Sergio Ramelli solo Marco Costa e Giuseppe Ferrari Bravo tornarono effettivamente in carcere per un po’, prima di passare rispettivamente all’affidamento sociale e alla semi-libertà. Niente galera, invece, per tutti gli altri: che tra condoni ed escamotages di vario genere riuscirono a cavarsela tutto sommato niente male.

Non mi si venga a dire, per favore, che quelli erano anni un po’ particolari: lo so benissimo, perché c’ero. Quel clima me lo ricordo alla perfezione. Si era nel 1975: erano gli anni che “la resistenza ce l’ha insegnato / uccidere un fascista non è reato” (un’altra versione diceva “piazzale Loreto ce l’ha insegnato…”), “hazet 36 fascio dove sei?” e via scandendo slogan pervasi da un odio che non ho mai compreso e che non mi è mai neanche venuto in mente di ricambiare — l’odio è una perdita di tempo, preferisco imparare. Fortuna che già allora conoscevo e frequentavo persone di tutt’altra provenienza ideologica, per nulla imbarazzate dal mio essere “fascista”, o almeno non più di quanto lo fossi io dal loro essere “compagni”. Meno male, altrimenti sarei finita vittima degli ideologismi. Proprio come i consiglieri comunali di Milano che, raccolti in seduta consiliare quel 29 aprile di tanti anni fa, all’annuncio della morte di Sergio Ramelli scoppiarono in un applauso fragoroso. Vorrei sapere chi sono, vorrei conoscere i loro nomi (non sarà impossibile, no? ci saranno dei verbali…), vorrei poterli guardare in faccia per capire se Lombroso aveva in qualche modo ragione, e scoprire nei loro occhi cos’è che fa applaudire la morte di un ragazzo di 19 anni, il cranio aperto a sprangate e complicazioni polmonari artatamente provocate (a quanto sembra), dopo 47 giorni di agonia in un letto d’ospedale.

E non mi si venga neanche a parlare di perdono — sembra che gli assassini di Sergio Ramelli abbiano chiesto qualcosa del genere. Il concetto mi urta e non è contemplato nel mio vocabolario. Il perdono non cancella né le parole né i fatti, quindi non vedo che utilità possa avere, al di là di uno sgravio di coscienza buono solo a far stare meglio un irresponsabile: troppo comodo, direi. A scusarsi son bravi tutti, ma a portare per tutta la vita e a testa alta il peso di una scelta dalle conseguenze irrimediabili? Ci vuol altro…

Insomma sono passati 34 anni e io sono ancora qui a ricordarmi la tristezza di quell’aprile. Ma non voglio essere da sola a farlo, e così ecco i nomi di quei ragazzi di allora, poco più grandi di Sergio Ramelli e di me; quella morte non li ha colpiti come sarebbe stato giusto che fosse, e la giustizia umana li ha risparmiati. Di quella divina poco m’importa; dal fondo della mia troppa umanità che non dà e non chiede perdono auguro loro, di cuore, ogni male a venire.

Marco Costa, esecutore materiale: 10 anni e 1 mese di carcere
Giuseppe Ferrari Bravo, esecutore materiale: 9 anni e 7 mesi
Antonio Belpiede: 7 anni
Claudio Colosio: 7 anni
Brunella Colombelli: 6 anni e 3 mesi
Franco Castelli: 6 anni e 3 mesi
Claudio Scazza: 6 anni e 3 mesi
Luigi Montinari: 6 anni e 3 mesi

(Ancora incerte le responsabilità di Francesco Cremonese, Giovanni Di Domenico, Saverio Ferrari, Carlo Guaresco, Lorenzo Muddolon, Mauro Pais e Roberto Tumminelli)


apr 27 2009

Il suddito ideale

«Il suddito ideale del regime totalitario non è il nazista convinto o il comunista convinto, ma l’individuo per il quale la distinzione fra realtà e finzione, fra vero e falso non esiste più.» (Hannah Arendt)


apr 27 2009

Sostituito Manuel Musallam

(ANSA) – CITTA’ DEL VATICANO, 25 APR – Israele ha fatto smontare il palco fatto costruire per il papa dall’Anp davanti al campo profughi di Haida a Betlemme. Secondo le autorita’ di Tel Aviv la struttura, preparata in vista della visita di Benedetto XVI, era troppo vicina alla barriera di separazione che taglia a meta’ la cittadina e che e’ visto come un simbolo di apartheid. Intanto e’ stato sostituito il parroco di Gaza, Manuel Musallam, una delle voci piu’ critiche nei confronti di Israele.

Vorrà dire qualcosa?


apr 25 2009

25 aprile, ovviamente

Oggi è il 25 aprile.

[Mi sento moralmente obbligata a dire qualcosa anch’io su questa kermesse necrofila che affligge puntualmente l’Italia ogni anno, da decenni, e me personalmente da tutta la vita.

[Ci sono cresciuta, con la banda e i discorsi in piazza ricalcati sulle croste risorgimental-savoiarde: se mi ricordo l’ormai desueto Inno di Garibaldi è perché vanto anni di «Va’ fuora d’Italia, va’ fuora, ch’è l’ora; / Va’ fuora d’Italia, va’ fuora, o stranier!», che non c’entrava niente con la seconda guerra mondiale ma rendeva bene l’afflato patriottico di un popolo oppresso eccetera eccetera.

[In questi giorni, fra le non molte voci di chi vorrebbe abolire questa festa nazionale, sento qualcuno che indica il 25 aprile 1945 come la data di svendita dell’Italia agli Stati Uniti: dissento. Credo che il mercimonio fosse già stato deciso l’8 settembre 1943 — grazie ai Savoia, se qualcuno se lo fosse dimenticato. La data del 25 aprile, forse, ufficializza soltanto la transazione. Ma non è per questo che anch’io la vorrei abolire.

[Conosco persone che hanno perso la famiglia per mano partigiana; ma ne conosco altre che l’hanno persa per mano nazifascista (come si usava dire ai miei tempi e forse si usa ancora). Persone di sinistra si sono interrogate sugli orrori commessi da alcuni partigiani; persone di destra hanno fatto lo stesso con altrettanti orrori commessi da alcuni fascisti. (I nazisti non li prendo neanche in considerazione perché: a) non me ne frega niente; b) non sono roba mia).

[A quanto pare, non c’è famiglia italiana che non abbia portato il lutto per un caduto, familiare o amico, in quella che fu una guerra civile spaventosa e soprattutto odiosa come possono esserlo tutte le guerre civili. Questo significa che la parte che ha vinto ha vinto a spese e a scapito di un’unità nazionale evidentemente tale soltanto sulla carta o nei discorsi ampollosi dei retori strapaesani. E significa pure che l’Italia del dopo-25 aprile si è automaticamente e ineluttabilmente spaccata a metà in un’Italia di serie A e un’Italia di serie B — quest’ultima costretta a mendicare il permesso di poter continuare a vivere perché colpevole di aver scelto “la parte sbagliata”.

[Ora, non esiste una parte giusta e una parte sbagliata — non siamo topi di laboratorio in un labirinto: direzione giusta = formaggio, direzione sbagliata = scossa elettrica. Esiste la scelta, che per essere operata autonomamente comporta una conoscenza delle conseguenze e un’assunzione di responsabilità; esiste la scelta nella sua dimensione civile ed etica, anzi azzarderei persino estetica: e se è vero com’è vero che non siamo tutti uguali anche l’etica e l’estetica sono questioni personalissime.

[Si continua a invocare la pacificazione: ma senza il riconoscimento di quella spaccatura non è, non sarà possibile. Perché senza quel riconoscimento il 25 aprile continuerà ad essere la festa di chi, avendo vinto, non si sarà per nulla preoccupato di parcere victis ma i vinti li avrà continuamente umiliati, disconoscendone la dignità per reificarli e renderli non-persone (ce lo ricordiamo tutti che “uccidere un fascista non è reato”, non è vero?); continuerà ad essere la festa di una parte soltanto del popolo italiano, non già dell’Italia nazione.

[E l’assurda proposta di voler equiparare i militari in divisa della Repubblica Sociale Italiana ai partigiani denota l’incomprensione e la malafede che vi sono sottese e che costituiscono la cifra di una vulgata, come già denunciava Renzo De Felice, responsabile di molti e gravi guasti.

[Mi piacerebbe, dunque, che si abolisse il 25 aprile, che non è festa di popolo ma, lo ripeto, festa partigiana par excellence — festa di una parte della popolazione, e in nessun caso di un popolo nella sua interezza e integrità di Volk.]

Domani è il 26 aprile.


apr 22 2009

Donne rifatte, donne da rifare

Tempo fa, dal parrucchiere (e dove, se no?), sfogliando un settimanale gossipparo mi sono imbattuta nelle foto di una abbastanza nota bellona còlta dall’obiettivo a spasso con la prole: in quelle foto, però, la bellona non era più tale. Anzi. Non ho idea di quale macellaio possa averle messo addosso mani e siringhe, ma al momento ho pensato che uno così è da denuncia. Secca.
Stranamente, nei commenti al vetriolo che in certi giornali fanno le veci delle didascalie mancava qualsiasi accenno alle evidenti sventure estetiche dell’ex bellona: e ho capito che forse, per una volta, doveva aver prevalso l’umana pietà per il disastro inflitto a un volto già ritoccato eppure piacente — e ho ripensato all’ormai dimenticata Laura Antonelli, lei sì davvero bellissima di suo e rovinata da un malriuscito tentativo di sfidare il tempo.
Non ci ho più pensato finché l’altro giorno, in una sala d’attesa, ho pescato un lucidissimo articoletto di Marina Terragni , che mi ha fatto meditare sulla frase infelice di un’altra bellona molto trendy, tale Belen Rodriguez: costei tempo addietro ha (orgogliosamente, pure…) dichiarato «mi sono rifatta il seno ma ho un cervello da maschio»: apposta, ho dedotto, si è rifatta il seno. Perché ha, della donna e di se stessa, l’immagine che ne può avere un maschio — non un uomo, che è un’altra cosa. (Abbiate pazienza, continuare a distinguere le categorie è un mio antico vezzo). E il fatto che una donna riesca a pensare a sé soltanto come riflesso di un immaginario tutto maschile e un po’ banale la dice lunga sullo stato di salute dell’autostima femminile.
Fatemi essere un po’ retorica: a giudicare da quel che si vede e si sente, la morta stagione che fu il femminismo è passata invano. Ma quel turbinìo di gonnelle a fiori è rimasto dentro di noi, che in qualche modo c’eravamo. Ne sentiamo ancora il fruscìo, e ci sforziamo talvolta di farlo sentire anche agli altri — alle altre, soprattutto.


apr 22 2009

Gaza: il terribile abbaglio del Papa

Se le dicessi io, le cose che seguono, verrei immediatamente tacciata di anticristiana, anticlericale, atea, miscredente etc. etc. Ma siccome a dirle è un intellettuale cattolico del calibro di Maurizio Blondet, per una volta mi sento al sicuro. (Questo è uno stralcio: il testo completo dell’articolo si trova qui).

E’ insolito che l’Osservatore Romano pubblichi foto in prima pagina. Il venerdì 17 aprile ne pubblica una: donne afghane che si coprono il volto con il pesante velo nero. Il titolo dice: «Il coraggio delle donne di Kabul». Si tratta, spiega l’articolo sottostante, delle donne (una cinquantina) che a Kabul hanno protestato contro la legge del diritto di famiglia sciita che «stabilisce la subordinazione della moglie al marito», che «le mogli debbano assecondare in ogni caso i mariti» e che «in pratica ne autorizza lo stupro». Inoltre, assicura l’Osservatore Romano, nella legge c’è «un tacito consenso al matrimoni delle bambine e si proibisce alle donne di uscire di casa senza il permesso del coniuge».
[...]
Quella legge consente «lo stupro delle mogli». Si potrebbe dire anche in un altro modo, l’obbligo delle mogli di compiere il dovere coniugale – che era fino a ieri ricordato anche dal cristianesimo, essendo uno dei fini del matrimonio il «remedium concupiscientiae».

Ma l’Osservatore sceglie deliberatamente di usare il termine rivoltante: lo stesso che usano i radicali, Il Foglio e la Nirenstein: stupro domestico. E’ il termine escogitato dalla propaganda neocon, ed ha uno scopo politico dopotutto limitato: cominciare a dipingere Karzai come uno della stessa pasta dei talebani, onde preparare e legittimare la detronizzazione di questo uomo-fantoccio ormai inutile a Washington. Il giornale del Vaticano asseconda questa propaganda, e lo fa nel senso dello «scontro di civiltà» dettato dalle note centrali americane.

Per di più, essendo questo Papa sfortunato nei rapporti coi media, proprio lo stesso giorno il nuovo presidente USA, Obama, ha reso pubblici i documenti con cui la precedente amministrazione Bush ha autorizzato la tortura di prigionieri musulmani, che è stata applicata per un decennio nei modi più ripugnanti (1) [...]. Obama ha anche garantito l’immunità degli agenti americani che hanno torturato, con il motivo che «eseguivano ordini»; la scusa che non fu accettata a Norimberga. Coloro che hanno dato gli ordini, Bush, Cheney, Rumsfeld, non sono nemmeno chiamati in causa.

E’ un’ammissione che distrugge ogni pretesa superiorità morale dell’Occidente americanista, ogni pretesa di insegnare la «civiltà» e la «democrazia» agli altri, e rivela il collasso morale del Paese che vuole comandare il mondo, e di tutti noi occidentali che abbiamo taciuto davanti a questi crimini. Centinaia, migliaia di musulmani catturati – e la più parte del tutto innocenti – sono stati sottoposti a torture, che sono crimini di guerra e atrocità contro civili secondo le convenzioni del diritto europeo – secondo la nostra civiltà – e noi taciamo.

Il Papa – perchè la prima pagina dell’Osservatore è da lui autorizzata – ha scelto di tacere sulle torture americane, e invece di denunciare lo «stupro domestico» sciita [...]. E’ una scelta deliberata e cosciente. E’, bisogna dirlo, una scelta ideologica, e dell’ideologia che, nata in USA su influenza israeliana, anche in USA viene ormai contestata. La ideologia neocon. E l’Osservatore Romano si fa banditore in ritardo di questa ideologia. Anzi, rifiutando l’ambasciatore presso la Santa Sede proposto da Obama, il Vaticano ha espresso una dichiarata ostilità alla presidenza che – con tutte le sue falle – sta cercando di contrastare i centri di potere neocon e la loro ideologia. Sta dando una mano ai neocon che si agitano in USA.

E’ spaventoso. E il peggio è che non è una delle consuete gaffes, ma una presa di posizione cosciente. E’ forse la prima volta nella storia che un Pontefice aderisce, non privatamente ma come Papa, ad una ideologia – e ad una ideologia di questo tipo [...] confermata – come si attendeva – dal programma della visita del Papa in terra santa. Per non essere accusato di spirito di parte, dò la notizia com’è apparsa in un’agenzia:

Ratzinger: sì al Muro del Pianto e al Museo dell’olocausto, no alla parrocchia cattolica di Gaza
(…) A Gerusalemme, visiterà il Muro Occidentale e il Memoriale di Yad Vashem e saluterà i due Gran Rabbini nel Centro Hechal Shlomo.(…). C’è delusione tra i palestinesi cattolici di Gaza per le dichiarazioni fatte dal portavoce del Patriarcato latino di Gerusalemme, Wadie Abu Nassar, che ieri in un’intervista al Jerusalem Post ha escluso la possibilità che Benedetto XVI si rechi a Gaza il prossimo mese durante la sua visita in Terra Santa. [...]

Ora, i miei lettori cattolico-papisti, provino a mettersi nei panni di quei 300 cattolici di Gaza. Sono da mesi accampati fra le macerie, hanno perduto amici e figli e parenti sotto bombe al fosforo, maciullati da armi proibite che ne hanno tagliato le gambe e le braccia; hanno sepolto centinaia di bambini; hanno assistito ad uccisioni a freddo di civili, e persino di infermieri nelle ambulanze; non hanno più case, nè infrastrutture necessarie ad una vita umana; sono affamati perchè il blocco ai valichi continua, solo il 15 aprile Israele ha rifiutato il passaggio di 13 camion con 250 tonnellate di cibo. Negli ospedali bombardati, pieni di feriti, i medicinali più essenziali vanno a male perchè non possono essere conservati in frigorifero. Respirano un’aria infetta perchè le fogne e i depuratori sono stati distrutti, e la temperatura è già a 35 gradi.

Immaginate di essere voi come loro, e sapere che il Papa, in vista nella terra vostra, non viene a trovarvi. Non viene a benedire i vostri morti, i feriti e i malati che non possono essere curati; a dire una Messa fra le vostre case abbattute, a portare la parola del conforto e ad alzare la voce della giustizia e della verità, la sola arma dei miti e degli oppressi contro la forza bruta e la menzogna.

Va, il Papa, a benedire il museo dell’olocausto, va a pregare coi vostri aggressori e massacratori, coi vostri affamatori e carcerieri; ma da voi non viene.

[...] Provate a mettervi nei loro panni. Provate ad immaginare, almeno, solo questo: cosa possono dire i cristiani di Gaza, quelle trecento pecorelle abbandonate, ai vicini musulmani, agli uomini di Hamas che senza dubbio derideranno la loro religione e il loro Pontefice? Come potranno dar ragione della loro fede, dire che essa non è l’Occidente nè l’ebraismo massacratori, perchè è Carità e amore per gli ultimi?
[...]
Il Papa poteva vedere lì, nella terra di Gesù, uno «stupro domestico» enorme, malvagio e insensato compiuto sotto gli occhi dell’Occidente, ancora in corso, e ben peggiore di quelli che (forse, e forse no) avvengono nell’Afghanistan devastato dall’Occidente. Non va a Gaza per non vedere. Non vuole vedere. Gli interessano i buoni rapporti con i massacratori e con la loro religione. La ideologia neocon lo rende cieco, e cieco volontario.
[...]
Il Papa non può non sapere quello che hanno fatto a Gaza; ne è stato informato. La scelta deliberata del Papa di non andare a Gaza è spaventosa. Uno spaventoso abbaglio morale; e solo l’adesione ad una ideologia – feroce – può giustificare tanta insensibilità di fronte al sangue sparso e alle vittime.
[...]
Quello del Papa è uno spaventoso abbaglio morale e intellettuale [...]. Ahimè, io temo che questa non-visita a Gaza, questa insensibilità, sia la pietra tombale sulla Chiesa cattolica.
[...]

1) Ewen MacAskill, «Obama releases Bush torture memos», Guardian, 16 aprile 2009.
I memorandum resi pubblici sono leggibili al sito http://graphics8.nytimes.com/packages/pdf/politics/20090416_memos.pdf


apr 22 2009

Durban 2: Israele, il passato che non passa, alcuni "per esempio" e alcuni "a parte"

Dal Tempo di oggi:

Due minuti di silenzio in onore dei sei milioni di vittime del nazismo
Israele si ferma per ricordare la Shoah

Ovunque, nello Stato ebraico, sono stati osservati due minuti di silenzio per non dimenticare gli oltre sei milioni di ebrei sterminati dalla furia nazista. Tante le cerimonie organizzate in tutto il paese, tra cui la deposizione di una corona di fiori davanti allo Yad Vashem Memorial di Gerusalemme. Nel Paese è forte lo sdegno per l’attacco del presidente iraniano Mahmoud Ahmadinejad sferrato dal palco della conferenza Onu sul razzismo, apertasi lunedì a Ginevra. Il leader iraniano ha definito Israele «un governo razzista», provocando l’immediato abbandono dei lavori da parte dei delegati dell’Unione europea. «L’antisemitismo è un fenomeno antico e storico – ha commentato il premier Netanyahu, durante la cerimonia del Yom Hashoah, la giornata dell’Olocausto – Non permetteremo a chi nega l’Olocausto – ha aggiunto il capo del governo – di portare avanti un altro Olocausto contro il popolo ebraico. Questo è il dovere supremo dello Stato di Israele, questo è il mio dovere supremo come primo ministro di Israele». Netanyahu ha definito la conferenza sul razzismo – boicottata da tanti paesi, tra cui Stati Uniti e Italia – «una dimostrazione dell’odio verso Israele». Parole di condanna per le dichiarazioni di Ahmadinejad sono arrivate dal presidente Peres, che ha paragonato il presidente iraniano a un dittatore della Seconda guerra mondiale. «È difficile capire il motivo per cui despoti come Hitler, Stalin e Ahmadinejad abbiano scelto gli ebrei come principale obiettivo del loro odio, della loro follia e della loro violenza – ha osservato il capo di stato -. Forse hanno colpito il popolo ebraico per il suo potere spirituale, un paese povero per possedimenti materiali, ma ricco di valori». Il vicepremier israeliano, Silvan Shalom, intervenuto alla cerimonia nell’ex campo di concentramento nazista di Auschwitz-Birkenau, in Polonia, ha detto che l’Iran sta tentando di ripetere la minaccia nazista per il popolo ebreo. Per Shalom «l’Iran non ha mai messo da parte l’ambizione di ricostituire l’impero persiano. Con i suoi missili a lunga gittata potrebbe attaccare non solo israele ma Londra, Parigi, Berlino, Roma e il sud della Russia» ha aggiunto.

22/04/2009

Più che giusto. Ognuno onora e ricorda i suoi morti. Però su qualcosa io puntualizzerei.

Per esempio, Netanyahu dice: «L’antisemitismo è un fenomeno antico e storico. Non permetteremo a chi nega l’Olocausto di portare avanti un altro Olocausto contro il popolo ebraico».
Sull’antichità e la storicità dell’antisemitismo, nulla da eccepire — anche se forse, più che con i semiti in generale, nel corso dei secoli ce la si è presa segnatamente con gli ebrei. Ma son minuzie.
Quello che mi lascia perplessa è l’intenzione, attribuita da Netanyahu ai negatori dell’Olocausto, di voler portare avanti “un altro Olocausto”: perché se non c’è stato il primo (che è proprio ciò che sostengono i negatori, appunto!, dell’Olocausto), come si fa a volerne un secondo? — giacché in latino alter è precisamente “il secondo fra due”.
Ma a parte queste pignolerie da filologa inacidita, così sui due piedi non mi ricordo di aver sentito nessuno invocare uno sterminio degli ebrei, né mi pare che sia in corso nulla di simile. È vero che da quelle parti è in corso un genocidio, ma se non vado errata non sono gli ebrei quelli a rischio estinzione.

Per esempio, Shimon Peres dice: «È difficile capire il motivo per cui despoti come Hitler, Stalin e Ahmadinejad abbiano scelto gli ebrei come principale obiettivo del loro odio, della loro follia e della loro violenza. Forse hanno colpito il popolo ebraico per il suo potere spirituale, un paese povero per possedimenti materiali, ma ricco di valori».
Vai a sapere cosa si agita nella testa dei despoti… Ma a parte questo, come avrà fatto Hitler a prendersela con “un paese povero per possedimenti materiali, ma ricco di valori”? All’epoca sua gli ebrei mica ce l’avevano, un paese.
Quanto a Stalin, a parte che non risulta che se la sia mai presa col “paese” degli ebrei ovvero con Israele, sembra invece che sia stato proprio lui a caldeggiare la costituzione di un focolare nazionale ebraico in terra di Palestina — se dobbiamo credere al fatto che il 29 novembre 1947, quando l’assemblea delle Nazioni Unite si riunì per approvare la Risoluzione 181 ovvero il famigerato piano di spartizione della Palestina, al voto inaspettatamente contrario del Regno Unito si oppose il deciso consenso degli Stati Uniti e (sorpresa!) dell’Unione Sovietica. Lo spiega benissimo Leonid Mlečin nel suo saggio Perché Stalin creò Israele, che suggerisce chiavi di lettura un tantino inconsuete rispetto alla vulgata anti- o filo-stalinista. (Domanda, forse retorica: ma che gl’insegnano a scuola, agli israeliani?).

Per esempio, Silvan Shalom dice: «l’Iran non ha mai messo da parte l’ambizione di ricostituire l’impero persiano».
Ora, a parte che lo sanno tutti che l’impero persiano versione 2 (safavide; la versione 1, achemenide, era svanita con Alessandro il Grande; le pur cospicue fasi partica e sasanide non rinverdirono mai i fasti ideali della prisca dimensione imperiale) ebbe fine a metà del XVIII secolo; che da allora in poi l’unica ambizione della Persia fu quella di riuscire a sopravvivere — vaso di coccio fra i vasi di ferro delle potenze occidentali sempre più massicciamente presenti nella regione; e che l’impero da burla messo su nel 1925 da un generale dell’esercito persiano finì ingloriosamente nel 1979 dopo anni di onorato servizio al soldo degli Stati Uniti d’America; a parte questo, dunque, a giudicare dalle dichiarazioni iraniane degli ultimi anni sembrerebbe che l’intento primario di quella che fu la Persia sia, ora come ora, il riconoscimento della comunità internazionale come Stato sovrano e nazione più forte di quell’area geografica, ovvero come interlocutore privilegiato dell’Occidente soprattutto in merito all’assetto politico-economico e al mantenimento degli equilibri geopolitici nella regione. E se anche l’Iran volesse per davvero coltivare sogni imperiali, ricordo qui sommessamente come, tranne che in epoca achemenide, la Persia non abbia contemplato mai nei suoi confini la terra di Palestina.

Pignolerie…


apr 22 2009

Durban 2: il discorso del presidente Ahmadinejad

Dal sito effedieffe, il testo del discorso tenuto dal presidente iraniano Mahmoud Ahmadinejad alla conferenza sul razzismo Durban II, il 20 aprile, a Ginevra.

Signor Presidente, onorevole Segretario Generale delle Nazioni Unite, onorevole Alto Commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani, Signore e Signori:

Siamo qui riuniti per il proseguimento della conferenza di Durban contro il razzismo e la discriminazione razziale, per elaborare metodi pratici da adottare nelle nostre sacre campagne umanitarie.

Nel corso dei secoli trascorsi, l’umanità ha attraversato enormi sofferenze e dolori. Durante l’epoca medievale, filosofi e scienziati venivano condannati a morte. Poi seguì un periodo di schiavitù e di commercio degli schiavi. Milioni di persone innocenti vennero catturate, separate dalle loro famiglie, dai loro cari, per essere condotte in Europa e in America nelle condizioni peggiori. Si trattò di un periodo buio, fatto di occupazioni, saccheggi e massacri ai danni di quelle persone innocenti.

Dovettero passare molti anni perché le nazioni si risvegliassero per combattere in nome della loro libertà ed indipendenza, pagandole a caro prezzo. Milioni di vite andarono perse per cacciare gli occupanti e stabilire governi nazionali e indipendenti. Però i detentori del potere non impiegarono molto tempo ad imporre due guerre all’Europa, che afflissero anche parte dell’Asia e dell’Africa. Queste guerre orribili decimarono milioni e milioni di vite, lasciandosi dietro una massiccia devastazione. Fosse stata imparata la lezione impartita dalle occupazioni, dagli orrori e dai crimini di queste guerre, sarebbe spuntato un raggio di speranza per il futuro.

Le potenze vittoriose si atteggiarono a conquistatori del mondo, ignorando o calpestando i diritti delle altre nazioni attraverso l’imposizione di leggi oppressive e ordinamenti operanti a livello internazionale.

Signore e Signori, osserviamo dunque il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, che è uno dei lasciti della Prima e della Seconda Guerra mondiale. Quale era la logica dietro la garanzia del diritto di veto per i suoi membri? Come può una tale logica soddisfare i valori spirituali e umanitari? Non parrebbe per niente conforme ai riconosciuti principi di giustizia, di eguaglianza davanti alla legge, dell’amore e della dignità umana? Non sembrerebbe piuttosto significare discriminazione, ingiustizia, violazione dei diritti umani o umiliazione della maggioranza delle nazioni e dei Paesi?

Il Consiglio è il più importante organismo mondiale in grado di decidere della sicurezza e della salvaguardia della pace internazionale. Come possiamo aspettarci la realizzazione della pace e della giustizia quando la discriminazione viene legalizzata e la fonte stessa del diritto è dominata dalla coercizione e dalla forza piuttosto che dalla giustizia e dal diritto?

La coercizione e l’arroganza sono l’origine dell’oppressione e delle guerre. Sebbene oggi molti fautori del razzismo condannano la discriminazione razziale a parole e negli slogan, un certo numero di Paesi potenti sono autorizzati a decidere in nome di altre nazioni sulla base dei loro propri interessi e a loro discrezione, potendo a loro volta violare facilmente tutte le leggi e i principii umanitari, come in effetti fanno.

A seguito della Seconda Guerra mondiale, hanno fatto ricorso all’aggressione militare per defraudare della terra un’intera nazione, avendo a pretesto la sofferenza degli Ebrei, ed hanno inviato immigrati dall’Europa, dagli Stati Uniti e da altre parti del mondo, con lo scopo di stabilire un governo completamente razzista nella Palestina occupata. E infatti, a compensazione delle spaventose conseguenze del razzismo europeo, essi hanno contribuito a portare al potere il più crudele e repressivo regime razzista in Palestina.

Il Consiglio di Sicurezza ha preso parte alla stabilizzazione del regime occupante, e l’ha sostenuto nei sessanta anni passati dandogli mano libera per commettere ogni sorta di atrocità. Ed è ancora più deplorevole che un certo numero di governi occidentali e degli Stati Uniti si sono impegnati a difendere quei razzisti autori del genocidio, mentre la coscienza lucida ed il libero pensiero delle persone sa condannare l’aggressione, le brutalità e i bombardamenti sui civili di Gaza. I sostenitori di Israele sono sempre stati complici o silenziosi di fronte ai crimini perpetrati.

Cari amici, eminenti delegati, Signore e Signori. Quali sono le cause profonde dell’ attacco statunitense all’Iraq o dell’invasione dell’Afghanistan?

C’è stata altra motivazione all’invasione dell’Iraq, oltre alla tracotanza della precedente amministrazione americana e alle crescenti pressioni da parte dei detentori di potere e ricchezza, intenzionati ad espandere la loro sfera di influenza, impegnati a rincorrere gli interessi dei giganti produttori di armi a danno di una nobile cultura con un bagaglio storico di migliaia di anni, e nello tempo tempo ad eliminare le minacce reali e potenziali al regime Sionista provenienti dai Paesi musulmani, conquistando il controllo e lo sfruttamento delle risorse energetiche del popolo iracheno?

Davvero, per quale ragione quasi un milione di persone è stato ucciso e ferito, e molti altri sono stati resi profughi? Perché il popolo iraniano ha dovuto soffrire perdite enormi, che ammontano a centinaia di miliardi di dollari? E perché i miliardi di dollari di queste azioni militari devono essere pagati dai cittadini americani? Non è vero che l’azione militare contro l’Iraq è stata pianificata dai Sionisti e dai loro alleati all’interno della precedente amministrazione statunitense con la complicità dei Paesi produttori di armi e dei detentori della ricchezza? E l’invasione dell’Afghanistan, ha forse ristabilito la pace, la sicurezza ed il benessere economico in quel Paese?

Gli Stati Uniti e i loro alleati non solo hanno fallito nel ridurre la produzione di oppio in Afghanistan, ma la sua coltivazione si è addirittura moltiplicata nel corso dell’occupazione. L’interrogativo fondamentale allora è – qual è stata la responsabilità e il ruolo svolto dall’amministrazione degli Stati Uniti e dei suoi alleati?

Erano lì in rappresentanza degli altri Paesi del mondo? Hanno ricevuto un mandato da essi? Sono stati autorizzati dai popoli del mondo ad interferire ovunque, e naturalmente soprattutto nella nostra regione? Oppure le iniziative intraprese sono un chiaro esempio di egocentrismo, di razzismo, di discriminazione o di violazione della dignità e dell’indipendenza delle nazioni?

Signore e Signori, chi è il responsabile dell’attuale crisi economica mondiale? Dove è cominciata? Dall’Africa, dall’Asia, o dagli Stati Uniti, per poi diffondersi attraverso l’Europa e i suoi alleati?
Per un lungo periodo di tempo, essi hanno imposto una regolamentazione economica iniqua, forti del loro potere politico. Hanno imposto un sistema finanziario e monetario privo di un appropriato meccanismo di controllo internazionale su nazioni e governi che non avevano alcuna parte negli orientamenti e nelle politiche di repressione. Non hanno neanche consentito ai loro cittadini di sorvegliare o monitorare le politiche finanziarie da loro adottate. Hanno introdotto una serie di leggi e regolamenti in spregio di qualsiasi valore morale, col solo obiettivo di difendere gli interessi dei possessori di ricchezza e dei detentori del potere.

Inoltre, hanno definito un concetto di economia di mercato e di competizione che ha negato molte opportunità economiche a disposizione di altri Paesi nel resto del mondo. Hanno persino affibbiato ad altri i loro problemi, mentre la crisi rimbalzava a ondate e affliggeva le loro economie con migliaia di miliardi di dollari di deficit di bilancio. E oggi pompano centinaia di miliardi di dollari di liquidi, presi dalle tasche dei loro cittadini e dalle altre nazioni, nelle banche che falliscono, nelle società e nelle istituzioni finanziarie, rendendo la situazione sempre più complicata sia per il sistema economico che per le persone. Sono semplicemente concentrati sul mantenimento del potere e delle risorse. Non potrebbe interessargli di meno dei loro cittadini, figuriamoci delle altre nazioni.

Signor Presidente, Signore e Signori, il Razzismo si sprigiona dalla mancanza di conoscenza del fondamento dell’esistenza dell’uomo come creatura prescelta da Dio. Rappresenta anche il prodotto della deviazione dal vero cammino della vita e dalle responsabilità dell’umanità nel mondo della creazione, laddove viene meno l’adorazione di Dio, e non si è più in grado di riflettere sulla filosofia della vita o sul cammino che conduce alla perfezione, gli ingredienti fondamentali dei valori divini e umani, per questa via restringendo l’orizzonte della visione dell’uomo e servendosi di interessi limitati e caduchi come parametro della sua azione. Questa è la causa per cui il potere maligno ha preso forma e ha accresciuto il suo regno di influenza, mentre altri venivano privati della possibilità di godere di eque e giuste opportunità di sviluppo.

Il risultato è stata la creazione di un razzismo a briglie sciolte, che pone le più gravi minacce alla pace internazionale, e che ostacola la strada alla costruzione di una coesistenza pacifica a livello globale. Certamente il razzismo è simbolo dell’ignoranza che ha radici profonde nella storia, e rappresenta, senza alcun dubbio, il segno della frustrazione nel progresso della società umana.

E’ dunque di importanza cruciale riconoscere le manifestazioni di razzismo nei singoli episodi e nelle società dove prevalgono ignoranza o difetto di conoscenza. Questa crescente consapevolezza generale e la comprensione della filosofia dell’esistenza dell’uomo sono lo strumento principale della battaglia contro le manifestazioni del razzismo, e rivelano la verità, secondo cui il genere umano si fonda sulla creazione dell’universo e la chiave per risolvere il problema del razzismo è costituito dal ritorno ai valori spirituali e morali e alla disposizione definitiva ad adorare Dio Onnipotente.

La comunità internazionale deve intraprendere iniziative collettive per risvegliare la consapevolezza nelle società afflitte, dove prevale tutt’ora l’ignoranza alla base del razzismo, così da arrestare la propagazione di queste manifestazioni maligne.

Cari Amici, oggi la comunità umana sta affrontando un genere di razzismo che sporca l’immagine del genere umano al principio del terzo millennio.

Il Sionismo Mondiale incarna quel razzismo che si affida falsamente alla religione e che abusa del sentimento religioso per celare il suo volto di infamia e di odio. Comunque, è di assoluta importanza portare allo scoperto gli obiettivi di alcuni dei poteri mondiali, e di quanti controllano enormi risorse economiche ed interessi a livello globale. Essi mobilitano tutte queste risorse, inclusa la loro influenza economica e politica sui media mondiali, per garantire un sostegno vano al regime Sionista e per sminuire colpevolmente l’indegnità e il disonore di questo regime.

Questa non è semplicemente una questione di ignoranza, e non si possono ridurre simili fenomeni a campagne di rappresentanza. Devono essere compiuti dei tentativi per porre fine all’abuso dei Sionisti e dei loro sostenitori politici internazionali, nel rispetto della volontà e delle aspirazioni di ciascuna nazione. I governi devono essere incoraggiati nelle loro battaglie volte a sradicare questo razzismo barbarico, e a procedere ad una riforma delle attuali procedure internazionali.

Non c’è dubbio che voi tutti siate consapevoli delle cospirazioni di alcuni poteri e dei circoli Sionisti, che sono in contrasto con gli scopi e gli obiettivi che si pone questa conferenza. Disgraziatamente, ci sono scritti e dichiarazioni a supporto dei Sionisti e dei loro crimini. Ed è dovere degli onorevoli rappresentanti delle nazioni svelare queste trame che procedono in senso opposto ai valori e ai principii umanitari.

Dovrebbe essere riconosciuto che boicottare una conferenza come questa, di straordinario livello internazionale, è un’indicazione evidente di supporto ad un esempio di razzismo manifesto. Nell’ambito della difesa dei diritti umani, è di prioritaria importanza difendere il diritto di tutte le nazioni ad un’equa partecipazione a tutti i processi di decisione internazionale, al riparo dell’influenza di certi poteri mondiali.

In secondo luogo, è necessario procedere ad una ristrutturazione delle organizzazioni internazionali esistenti e ai loro rispettivi ordinamenti. Ecco perché questa conferenza è un banco di prova, e l’opinione pubblica mondiale di oggi e di domani valuterà le nostre decisioni e le nostre azioni.

Signor Presidente, Signore e Signori, il mondo sta per affrontare fondamentali e rapidi cambiamenti. Le relazioni di potere sono diventate deboli e fragili. Il rumore delle crepe nei pilastri del sistema mondiale si può avvertire con chiarezza. Le più importanti strutture politiche ed economiche sono sull’orlo del collasso. All’orizzonte compaiono crisi politiche e di sicurezza. Il peggioramento della crisi economica, per cui non si riesce ad intravedere una prospettiva brillante, dimostra un’onda crescente di cambiamenti globali di lungo termine. Io ho ripetutamente enfatizzato la necessità di un cambiamento della direzione sbagliata verso cui il mondo è condotto oggi, e ho anche ammonito sulle funeste conseguenze in caso di ritardo di fronte a questa responsabilità cruciale.

Ora, nel corso di questo notevole evento, vorrei annunciare a tutti i leaders, agli intellettuali, alle nazioni del mondo presenti a questo incontro e a tutti coloro che aspirano alla pace e al benessere economico, che l’iniqua gestione economica del mondo è giunta al capolinea. Lo stallo era inevitabile, data la logica oppressiva e impositiva della gestione.

La logica di una gestione collettiva degli affari del mondo si basa su aspirazioni nobili, a loro volta imperniate sugli esseri umani e la supremazia di Dio l’Onnipotente. Perciò rifiuta qualunque politica o progetto che va contro l’influenza delle nazioni. La vittoria del bene sul male e la fondazione di un sistema mondiale giusto sono state promesse dall’Onnipotente e dai suoi messaggeri, ed è stato un obiettivo condiviso degli esseri umani appartenenti alle più diverse società nel corso della storia. La realizzazione di un simile futuro dipende dalla conoscenza della creazione e dalla fede.

La creazione di una società globale è infatti la realizzazione di un obiettivo nobile, raggiunto dalla costituzione di un sistema comune retto dalla partecipazione di tutte le nazioni del mondo a tutti i principali processi di decisione, e aderendo senza indugio a questo obiettivo.

Le capacità tecniche e scientifiche, così come la tecnologia delle comunicazioni, hanno reso possibile una comprensione comune e diffusa della società, e hanno reso disponibile la necessaria piattaforma per un comune sistema. Ora sta agli intellettuali, ai filosofi, ai politici adempiere alla loro responsabilità storica, credendo fermamente a questa idea.

Voglio anche porre l’accento sulla circostanza che il liberalismo ed il capitalismo occidentali hanno raggiunto il loro punto terminale anche in virtù della mancata percezione della verità relativa al mondo e agli esseri umani, per ciò che realmente sono.

Essi hanno imposto i loro propri obiettivi e la loro guida agli esseri umani, senza riguardo alcuno per i valori umani e divini, la giustizia, la libertà, l’amore e la fratellanza, ma vivendo esclusivamente in funzione di una competizione esasperata, e sull’assicurazione di interessi individuali e di gruppo di natura materiale.

Adesso dobbiamo imparare dal passato intraprendendo sforzi collettivi per affrontare le sfide presenti, ed a questo proposito, e a chiusura del mio intervento, vorrei attirare la vostra attenzione sui due aspetti importanti:

Primo, è assolutamente possibile migliorare la situazione esistente al mondo. Ma ciò può essere fatto solo attraverso la cooperazione di tutti i Paesi, in modo da sfruttare al meglio le potenzialità e le risorse esistenti. La mia partecipazione a questa conferenza è motivata proprio dalla convinzione in questa soluzione, e nella nostra comune responsabilità nella difesa dei diritti delle nazioni, di fronte alle sinistre manifestazioni del razzismo e schierandoci al vostro fianco, i filosofi del mondo.

Secondo, tenendo presente l’inefficienza degli attuali sistemi politici, economici e di sicurezza internazionali, è necessario concentrarsi sui valori umanitari e della fede, facendo costante riferimento alla vera definizione di esseri umani, che si basa sulla giustizia e sul rispetto dei diritti di tutti i popoli di tutti i luoghi del mondo, e riconoscendo gli errori trascorsi nella passata amministrazione fondata sul dominio, così da adottare misure collettive per riformare gli ordinamenti esistenti.

In questo senso, è di importanza cruciale una rapida riforma del Consiglio di Sicurezza, compresa l’eliminazione di un diritto di veto discriminatorio, ed il cambiamento dei sistemi finanziari e monetari mondiali.

E’ chiaro che sottovalutare l’urgenza del cambiamento equivale a sopportare costi di ritardo ancora più gravi.

Cari Amici, siate consapevoli che il movimento in direzione della giustizia e della dignità umana è come lo scorrere veloce di un fiume. Facciamo in modo di non dimenticare l’essenza dell’amore e dell’affetto. Il promesso futuro degli esseri umani è una ricchezza enorme che può servire i nostri propositi di costruire un mondo nuovo restando uniti.
Per fare del mondo un luogo migliore, colmo di amore e di benedizione, un mondo senza povertà né odio, benedetto dai crescenti doni di Dio l’Onnipotente e da una virtuosa condotta del perfetto essere umano, stringiamoci le mani in amicizia, per il raggiungimento di un simile nuovo mondo.

Ringrazio il Signor Presidente, il Segretario Generale e tutti gli illustri partecipanti per aver avuto la pazienza di ascoltarmi. Grazie di cuore.

Mahmud Ahmadinejad

(Traduzione per EFFEDIEFFE.com a cura di Milena Spigaglia – Fonte: PressTv)


apr 20 2009

"Durban 2", la vendetta?

Un paio di notiziole dànno il polso della situazione a Ginevra, dove inizia oggi la conferenza dell’Onu sul razzismo e la xenofobia meglio nota come “Durban 2″ — dal nome della prima storica conferenza tenutasi nella città sudafricana all’inizio di settembre 2001, pochi giorni prima che le newyorkesi Twin Towers si accartocciassero misteriosamente:

2009-04-20 10:53
Israele richiama ambasciatore Berna
Al via la conferenza sul razzismo
(ANSA) – GERUSALEMME, 20 APR – Il ministro degli Esteri Lieberman ha ordinato all’ambasciatore di Israele in Svizzera di rientrare in patria per consultazioni. Fonti del ministero hanno spiegato al sito Ynet del quotidiano Yediot Ahronot che il provvedimento rappresenta un gesto di protesta per l’incontro di ieri fra il presidente elvetico Hans Rudolf Merz e il presidente iraniano Mahmud Ahmadinejad, giunto ieri a Ginevra per partecipare alla conferenza sul razzismo Durban 2, al via oggi.

2009-04-20 12:45
Durban 2: Ki-moon, islamofobia
‘Sono profondamente deluso’ dell’assenza di molti paesi
(ANSA) – GINEVRA, 20 APR – Attenzione a nuove forme di razzismo come l’islamofobia. Lo ha detto il segretario generale Onu, Ban Ki-moon, a Ginevra. Il razzismo ‘puo’ essere istituzionalizzato,come l’Olocausto. Ma puo’ anche esprimersi in modo meno ufficiale, sotto forma di odio verso alcune classi o persone particolari come l’antisemitismo, o per esempio, la nuova islamofobia’.
Sull’assenza di molti Paesi alla Conferenza: ‘Sono profondamente deluso’.

A quanto pare, si fa carico a Durban 2 di un orientamento politicamente scorrettissimo, consistente nella blasfema pretesa di criticare lo Stato tetragrammatico.
Sai che novità. Era successo già nel 2001, quando l’ONU (l’Organizzazione delle Nazioni Unite, eh, mica un comitato di quartiere) era stata praticamente costretta da fortissime pressioni diplomatiche a cancellare dalla dichiarazione conclusiva della conferenza, ritenuta «offensiva per lo Stato ebraico» dai governi israeliano e statunitense, qualche frasetta di lieve momento:

- “Non devono mai essere dimenticati l’olocausto e la pulizia etnica perpetrata ai danni della popolazione araba e palestinese nelle terre storiche della Palestina, nella Bosnia e in Kosovo”

- “L’occupazione straniera fondata sulle colonie di popolamento, con le sue leggi discriminatorie finalizzate al mantenimento di questo dominio sui territori occupati attraverso un blocco militare totale, sono in contraddizione con i principi della Carta Onu e costituiscono una nuova forma di di apartheid, un crimine contro l’umanità, una violazione grave del diritto internazionale umanitario, oltre che una minaccia per la pace e la sicurezza internazionale”

- “Esprimiamo una profonda inquietudine di fronte alla discriminazione razziale che i palestinesi subiscono nei territori arabi occupati e che ha gravi incidenze su molti aspetti della loro vita quotidiana. Chiediamo che sia stabilito un termine alle pratiche razziste cui sono sottoposti i palestinesi e gli altri abitanti dei territori arabi occupati da Israele”

- “La conferenza mondiale constata con inquietudine l’aumento delle pratiche razziste del sionismo e dell’antisemitismo in parecchie regioni del mondo, e la diffusione di modi di pensare di movimenti discriminatori come il sionismo fondato sulla superiorità razziale”. [fonte]

Scusate se è poco. Vero è che ci aveva messo del suo l’allora segretario delle Nazioni Unite Kofi Annan, che aveva aperto i lavori dicendo cose come

«Gli ebrei hanno patito l’antisemitismo in molte parti del mondo, in Europa sono state vittime dell’ Olocausto, massimo abominio che non potrà mai essere dimenticato o sottovalutato. È comprensibile, dunque, che molti cittadini israeliani rifiutino qualsiasi accusa di razzismo mossa allo stato di Israele, soprattutto quando queste coincidono con attacchi ciechi e assolutamente inaccettabili contro civili innocenti. Ciò nonostante non possiamo aspettarci che i palestinesi accettino questo come una ragione per ignorare i torti che subiscono: occupazione, blocchi, esecuzioni extragiudiziarie, comunque le si voglia chiamare. Ma le accuse reciproche non sono l’oggetto della conferenza. Il nostro obiettivo principale deve essere il miglioramento della sorte delle vittime [...] Tutti siamo d’accordo nel condannare il razzismo, ma quando la condanna riguarda specificamente questo o quel gruppo le cose cambiano. Pochi di noi riescono a vedere se stessi come razzisti. Chi viene accusato ha paura di diventare una potenziale vittima di ritorsioni. E questo in nessun luogo è vero quanto lo è oggi in Medio Oriente [...]».

Ma torniamo a Durban 2, che promette di scaldare gli animi quanto e forse più di Durban 1. Il web ribolle di commenti — curioso che i più accaniti detrattori di Durban 2 si ritrovino non solo, com’è naturale, tra i filoisraeliani di origine o religione ebraica: bensì anche, e copiosamente, tra quelli atei o più spesso cristianissimi che affollano le file della destra istituzionale e dell’economia a vario livello (non linko niente perché non ho il tempo né soprattutto la voglia: ma se vi fate un giretto in rete capirete che voglio dire).
Il che, forse, potrebbe essere un buon segno — il dibattito in corso, dico: a dimostrazione che forse l’appiattimento delle coscienze non è poi così globalizzato. Aspettiamo il 24 aprile.