I senzienti non umani e don Cerruto: ovvero gli animali e la Chiesa

Che brutta storia, quella di Modica e del piccolo Giuseppe Brafa, sbranato da un branco di cani randagi. Una cosa terribile.

Il fatto è che a me ne vengono in mente anche altre, di terribilità: come, per esempio, il fatto che questi animali fossero famelici al punto di vedere in un essere umano una preda. O che questi cani, che avrebbero dovuto essere custoditi in un luogo acconcio, fossero invece liberi. O che il luogo in questione fosse tutto tranne che acconcio. O che la persona teoricamente responsabile dei cani (il “branco assassino”, nel pittoresco linguaggio dei giornalisti necrofili deamicisiani astuti, come li definiva il compianto signor G) fosse tutto tranne che responsabile. O che l’atteggiamento del Meridione italiano nei confronti degli animali sia (lo è) da sempre turpe ed esecrabile benché non esclusivo. E potrei continuare.

Ma la terribilità peggiore è stata l’omelia di Salvatore Cerruto, pro vicario generale della diocesi di Noto, al quale devo il riaffiorare impetuoso di un sano anticlericalismo un po’ d’antan («Chi sparge l’impostura / Avvolto in nera veste / Chi nega la natura / Sfuggiam come la peste»…), forse sopito ma mai spento e che a volte funziona meglio dello Svitol per lubrificare gli ingranaggi metafisici.

Questo Cerruto, dunque, se n’è venuto fuori con cose così:

«Accadono cose strane: abbiamo fatto gli animali idoli, invece dobbiamo tornare alla dimensione, alla grandezza e alla dignità dell’uomo» [qui].

«”È paradossale salvare gli animali quando, proprio per causa loro, le persone muoiono […] Anche gli animali sono creature di Dio, ma devono servire gli esseri umani. Non possono essere le persone ad essere asservite gli animali”. Don Cerruto ha precisato che, troppo spesso, si tende, magari anche in maniera inconsapevole, ad idolatrare gli animali. “Non è una cosa giusta – ha detto il sacerdote – perché spesso gli idoli sono travianti”» [qui].

«Il pro vicario della diocesi di Noto, Salvatore Cerruto, che ha officiato la messa, nella sua omelia ha lanciato un monito severo: “Viviamo nella società degli idoli, nella società in cui anche gli animali prendono il posto della persona umana. Dio li ha creati affinché servissero gli uomini, non affinché gli uomini si asservissero a loro” invitando a “tornare alla dimensione, alla grandezza e alla dignità dell’uomo”» [qui].

(Non so di preciso come ci si rivolge ai chierici: credo che un “don” in questo caso vada bene). Allora, don Cerruto, Lei ha capito bene cos’è successo o il Suo sacrestano Le ha fatto un riassunto frettoloso? — perché a sentire la Sua versione degli eventi sembrerebbe di trovarsi di fronte a un consesso di vergini cucce (conoscerà certamente il Suo correligionario abate Giuseppe Parini, non è vero, don Cerruto?) che per noia si siano date al passatempo della caccia all’uomo, sotto l’occhio accondiscendente e intenerito dei legittimi proprietari.
È chiaro a tutti che non è così; ed è chiaro che io, mentre ancora trovo chissà dove la forza e il gusto d’indignarmi, dimentico l’atteggiamento secolare della Chiesa cattolica nei confronti degli animali, che traspare in tutta la sua turpitudine dalle Sue parole, don Cerruto: perché quando Lei dice «Dio li ha creati affinché servissero gli uomini» si richiama all’Antico Testamento ovvero il Genesi agli esiziali versetti 26-28, là dove il Suo Dio fa e dice:

26 E Dio disse: «Facciamo l’uomo a nostra immagine, a nostra somiglianza, e domini sui pesci del mare e sugli uccelli del cielo, sul bestiame, su tutte le bestie selvatiche e su tutti i rettili che strisciano sulla terra».
27 Dio creò l’uomo a sua immagine; a immagine di Dio lo creò; maschio e femmina li creò.
28 Dio li benedisse e disse loro: «Siate fecondi e moltiplicatevi, riempite la terra; soggiogatela e dominate sui pesci del mare e sugli uccelli del cielo e su ogni essere vivente, che striscia sulla terra».

E corroborato da questo divino avallo, don Cerruto, l’uomo si è un tantinello montato la testa, lo vede anche Lei: che, come tutti i Suoi sodali, invece di rivolgere uno sguardo pietoso (nel senso della pietas di quelli che voi spregiativamente chiamavate e ancora chiamate “pagani”) a queste creature veramente innocenti che sono gli animali si limita a reificarle trattandole come cose e strumenti — pura materia.

Non è mica colpa Sua, don Cerruto: Lei ha illustri predecessori e venerabili maestri. Senza andare troppo indietro nel tempo, penso a Pio XII, che «esortava le maestranze dei mattatoi a “non lasciarsi impressionare dai gemiti delle bestie più che dai colpi di maglio sui metalli roventi”». Lo cita il prof. Luigi Lombardi Vallauri, ex fiore all’occhiello della cultura cattolica contemporanea — in grazia di certe sue posizioni fu allontanato dall’Università Cattolica per eterodossia (fra le mie poche fortune, sta quella di averlo avuto per docente quando frequentavo quell’ateneo). Anzi, Lombardi Vallauri dice pure: «Lungo i secoli e quasi fino ad oggi, [la Chiesa] è rimasta indifferente ai massacri e alle sevizie degli esseri senzienti non umani»; e in nota commenta, riportando la bella dichiarazione di Pio XII: «La cristianità è massicciamente vivisettrice e carnivora».
Ha ragionissima: infatti mi viene in mente un contemporaneo di Pio XII — quel padre Agostino Gemelli, fondatore dell’Università Cattolica (guardi Lei com’è piccolo il mondo, don Cerruto), fiero sostenitore della sperimentazione animale vulgo vivisezione, al quale si deve la pratica della devocalizzazione, cioè della recisione delle corde vocali per non essere disturbati dalle urla degli animali “sperimentati”.

Però, don Cerruto, Lei capirà che a questo punto è difficile considerare l’atteggiamento della Chiesa e del cattolicesimo nei confronti della natura senza provare un minimo di fastidio. Anche perché voialtri, benedetti figliuoli, non ci mettete un granché d’impegno. Limitatevi a parlare di quel che sapete, se lo sapete, e non curatevi di ciò che per voi non è — a prescindere — degno di considerazione; lasciate che siamo noi poveri peccatori incalliti e soddisfatti del nostro peccare a preoccuparci delle sorti dei viventi non umani. Voi continuate pure ad occuparvi di anime e lasciate che ai corpora vilia pensiamo noi: ci interessa l’aldiqua, l’aldilà è tutto vostro.

P.S.: Aggiornamento: poco dopo aver chiuso questo post, ho appreso che l’OIPA ha provveduto a prendersi cura dei quattordici “cani assassini” (wow!). Trasferiti in una struttura milanese, saranno vaccinati, sterilizzati, curati e dati in adozione, laddove possibile. Commenti?

7 Comments on I senzienti non umani e don Cerruto: ovvero gli animali e la Chiesa

  1. o bravo don cerutto , forse non li ha mai insegnato nessuno che bisogna rispettare tutti esseri viventi. ma come lo puo sapere un uomo di chiesa ?

  2. per FRANCESCO COLAFEMMINA
    ——————————–
    Mi dispiace moltissimo per il Suo gatto. Ma vede, Francesco, a me sembra oltremodo errato attribuire all’animale una dimensione morale che per sua natura gli è estranea. L’animale non può “assassinare” nessuno, nemmeno fra virgolette.

    Quanto a san Francesco, il poverello di Assisi fu a un pelo dal cadere nelle grinfie della Santa Inquisizione proprio in virtù del suo atteggiamento verso la natura e gli animali: è vero che oggi è il patrono d’Italia (in condominio con Caterina da Siena, mi pare), ma è vero pure che se c’è un paese occidentale sciaguratissimo nei confronti degli animali esso è proprio l’Italia — anche la cattolicissima Spagna non scherza niente, eh? Mi sa che sono ex aequo.

    Io non esalto il cane in qualità di animale domestico: dico solo che il cane è l’animale che più di tutti dovrebbe dividere con l’uomo le sorti della domus, della casa. La sottomissione, etologicamente parlando, è un’altra cosa: ma probabilmente Lei intendeva il termine nel senso che alla parola attribuisce Saulo di Tarso, il quale insiste parecchio, mi pare, sul concetto di sottomissione.

    Sì, Lombardi Vallauri non è di facile lettura. E’ densissimo, e capisco bene che non tutti abbiano con teologia e filosofia la dimestichezza sufficiente per muoversi a loro agio tra certe pagine. Però in “Nera luce” ci sono passi di chiarezza abbagliante, Lei non trova?

    Un saluto

    a.c.

  3. Francesco Colafemmina | 15 aprile 2009 at 15:09 | Rispondi

    Cara Alessandra,

    ma io la pazienza per leggere Lorenz l’ho già avuta. Anzi, è tra i miei scrittori preferiti. Anch’io amo gli animali, e tra loro ho amato anche il mio husky siberiano. Tuttavia, forse perchè nonostante il cane sia un animale domestico, discende pur sempre dal lupo e conserva i suoi istinti, il mio cane un giorno ha sbranato un gatto sotto i miei occhi attoniti e quelli di mia madre. Evidentemente ho studiato il fenomeno e sono consapevole che il gatto aveva forse violato lo spazio del mio cane (si veda appunto Lorenz). Purtuttavia il resto della mia famiglia non ha ritenuto opportuno che quel cane affettuoso e vivace fino a poco prima, ed ora insanguinato dal suo “assassinio” potesse permanere nella nostra casa ed è stato così affidato alle cure di un’altra famiglia che ci ha dimostrato di saper accudire i cani e di saper convivere anche con la loro ferinità. Ciò detto l’amore per gli animali non c’entra nulla con la fede! E non si può accusare il cattolicesimo di essere anti-animali o pro predominio dell’uomo sull’animale. In fondo, San Francesco con gli animali ci parlava! E poi se lei mi esalta il cane in qualità di animale domestico, parla proprio come don Cerruto: è domestico l’animale sottomesso all’uomo. Questo vuol forse dire che gli animali per essere amati dovrebbero essere soltanto selvatici?

    Grazie

    p.s. Lombardi Vallauri sarà pure una gran testa ma i suoi libri sono – modestissimo parere – dei mattoni pallosissimi. Meglio Lorenz!

  4. Gentile sig. Colafemmina,
    la mia attenzione è attratta da molte cose, soprattutto dalle incongruenze.

    Io, mi perdoni, non vedo da nessuna parte il “culto” dell’animale: vedo soltanto persone di buona volontà che si affannano per tentare di porre riparo alle infinite e inaudite violenze che l’uomo fatto a immagine e somiglianza di Dio, come dice la Chiesa, infligge ai nostri meno fortunati compagni di strada.

    Ma restando nel merito della discussione, il cane randagio è di per sé una contraddizione in termini, essendo il cane l’animale domestico par excellence — domestico, cioè che fa parte della domus, della casa in senso lato. Se avrà la bontà di leggersi o rileggersi Konrad Lorenz, comprenderà immediatamente ciò che intendo dire.

    Io, invece, non comprendo la Sua affermazione secondo cui don Cerruto e io diciamo la stessa cosa. Così come non comprendo che bisogno ci sia di tirare sempre in ballo, tutte le volte che si parla del rapporto fra animali e Chiesa, le tristi storie dell’aborto e dei cattolici assassinati: non necessariamente chi ama gli animali è un abortista o un ammazzacristiani, sa? Se no staremmo freschi davvero.

    E, La prego, lasci stare il prof. Lombardi Vallauri: non è induista e soprattutto non può farsi carico dei crimini altrui; merita, anzi, rispetto e considerazione per la sua scelta coraggiosa e, mi creda, parecchio scomoda.

  5. Francesco Colafemmina | 3 aprile 2009 at 13:23 | Rispondi

    Cara Alessandra,

    il povero don Cerruto ha attratto la sua attenzione! Bene! Prendersela con “la Chiesa” è uno sport ormai di moda da qualche decina d’anni. Ma mi risponda solo nel merito.
    L’analisi del prelato è la seguente: oggi la nostra società si preoccupa di salvaguardare gli animali, a volte più di quanto non pensi a difendere gli esseri umani.
    E questo è un dato incontestabile. Migliaia di persone in tutto il mondo si prodigano per salvare balene, delfini, api, coleotteri, pappagalli etc. Cercano di salvarli dall’uomo e dalla sua malvagità. E prodigano energie, affetti e denaro.
    Molto spesso però, questo culto per l’animale, per la salvaguardia della bestia innocente e giustamente selvaggia, si scontra con la salvaguardia dell’uomo.
    I cani randagi dovrebbero essere messi nei canili e non vagare liberi per le strade, su questo converrà con me.
    Come nei canili andrebbero messi i padroni che hanno abbandonato quei cani dopo essersene serviti come di un soprammobile o di un giocattolo. E nei canili io ci sbatterei anche gli amministratori pubblici che consentono ai poveri cani randagi di vagare indisturbati per le vie di un paese.

    Ciò detto l’analisi di don Cerruto è forse più filosoficamente profonda di quanto non sembri. L’idea di un animale asservito all’uomo presuppone l’idea che l’uomo in quanto animale razionale sia capace di organizzare il creato o di rispettarlo e di creare una profonda armonia fra i vari esseri che abitano la terra, ma anche di comprendere la forza distruttiva del suo potere sul mondo. Quando piuttosto l’uomo si sottrae a questa sua premazia razionale, trasformando l’amore per la natura in un culto naturalistico ed animalesco, rinuncia automaticamente alla sua razionalità, si pone ad un livello di irrazionalismo animale. Dunque come ben dice don Cerruto, si asservisce agli animali.
    Se, tra l’altro, gli uomini fossero realmente razionali ed intelligenti, rispetterebbero gli animali, e non li “umanizzerebbero”, trasformandoli in dame di compagnia delle proprie solitudini o in status symbol della propria mediocrità (come accade il più delle volte agli sciagurati padroni che abbandonano i cani).
    Quindi, a farla breve, sia lei che don Cerruto dite in fondo la stessa cosa: ovvero che l’uomo nel rapportarsi con gli animali dovrebbe usare la testa e la propria razionalità!
    Quanto a Lombardi Vallauri… beh… lui si è avvicinato all’induismo e al buddhismo, dopo un grande travaglio interiore. Peccato però che gli stessi induisti che non sfiorerebbero un vitello, sgozzano e squartano i cristiani dell’Orissa da qualche annetto. E mentre noi ci preoccupiamo delle balene che spiaggiano, pratichiamo l’aborto come fosse una pratica normale e igienista. O ancora, mentre pensiamo a salvare il merlo selvatico devolvendo fondi ed energie, associazioni ed enti prepositi, ci sia gente che stenta a trovare un lavoro, una voce ed una rappresentanza. Ed è singolare che l’attenzione riservata nei tg alle specie in via d’estinzione non sia la stessa dedicata ai precari e ai disoccupati, per non parlare degli immigrati. Quindi credo che alla luce di ciò forse quando il nostro cervello si stancherà di pensare all’animalesimo, l’umanesimo sarà già distrutto per sempre!

  6. per PIERSABATINO DEOLA
    ————————–

    Gentile sig. Deola,
    se lo desidera può scrivermi cliccando sull’icona della e-mail che trova in alto a sinistra, di fianco al titolo di questo post.
    Cordialità

    a.c.

  7. piersabatino deola | 3 aprile 2009 at 11:42 | Rispondi

    Grazie per l’articolo.
    Le sarei molto grato se:
    1-avesse inviato lo scritto al basso prelato
    2-se potesse darmi la sua e-mail che devo dirli quattro cose buone.
    Cordiali saluti.

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  1. Don Mazzi, i cani e una Chiesa che mi ha rotto | Caos scritto

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