Durban 2: Israele, il passato che non passa, alcuni "per esempio" e alcuni "a parte"

Dal Tempo di oggi:

Due minuti di silenzio in onore dei sei milioni di vittime del nazismo
Israele si ferma per ricordare la Shoah

Ovunque, nello Stato ebraico, sono stati osservati due minuti di silenzio per non dimenticare gli oltre sei milioni di ebrei sterminati dalla furia nazista. Tante le cerimonie organizzate in tutto il paese, tra cui la deposizione di una corona di fiori davanti allo Yad Vashem Memorial di Gerusalemme. Nel Paese è forte lo sdegno per l’attacco del presidente iraniano Mahmoud Ahmadinejad sferrato dal palco della conferenza Onu sul razzismo, apertasi lunedì a Ginevra. Il leader iraniano ha definito Israele «un governo razzista», provocando l’immediato abbandono dei lavori da parte dei delegati dell’Unione europea. «L’antisemitismo è un fenomeno antico e storico – ha commentato il premier Netanyahu, durante la cerimonia del Yom Hashoah, la giornata dell’Olocausto – Non permetteremo a chi nega l’Olocausto – ha aggiunto il capo del governo – di portare avanti un altro Olocausto contro il popolo ebraico. Questo è il dovere supremo dello Stato di Israele, questo è il mio dovere supremo come primo ministro di Israele». Netanyahu ha definito la conferenza sul razzismo – boicottata da tanti paesi, tra cui Stati Uniti e Italia – «una dimostrazione dell’odio verso Israele». Parole di condanna per le dichiarazioni di Ahmadinejad sono arrivate dal presidente Peres, che ha paragonato il presidente iraniano a un dittatore della Seconda guerra mondiale. «È difficile capire il motivo per cui despoti come Hitler, Stalin e Ahmadinejad abbiano scelto gli ebrei come principale obiettivo del loro odio, della loro follia e della loro violenza – ha osservato il capo di stato -. Forse hanno colpito il popolo ebraico per il suo potere spirituale, un paese povero per possedimenti materiali, ma ricco di valori». Il vicepremier israeliano, Silvan Shalom, intervenuto alla cerimonia nell’ex campo di concentramento nazista di Auschwitz-Birkenau, in Polonia, ha detto che l’Iran sta tentando di ripetere la minaccia nazista per il popolo ebreo. Per Shalom «l’Iran non ha mai messo da parte l’ambizione di ricostituire l’impero persiano. Con i suoi missili a lunga gittata potrebbe attaccare non solo israele ma Londra, Parigi, Berlino, Roma e il sud della Russia» ha aggiunto.

22/04/2009

Più che giusto. Ognuno onora e ricorda i suoi morti. Però su qualcosa io puntualizzerei.

Per esempio, Netanyahu dice: «L’antisemitismo è un fenomeno antico e storico. Non permetteremo a chi nega l’Olocausto di portare avanti un altro Olocausto contro il popolo ebraico».
Sull’antichità e la storicità dell’antisemitismo, nulla da eccepire — anche se forse, più che con i semiti in generale, nel corso dei secoli ce la si è presa segnatamente con gli ebrei. Ma son minuzie.
Quello che mi lascia perplessa è l’intenzione, attribuita da Netanyahu ai negatori dell’Olocausto, di voler portare avanti “un altro Olocausto”: perché se non c’è stato il primo (che è proprio ciò che sostengono i negatori, appunto!, dell’Olocausto), come si fa a volerne un secondo? — giacché in latino alter è precisamente “il secondo fra due”.
Ma a parte queste pignolerie da filologa inacidita, così sui due piedi non mi ricordo di aver sentito nessuno invocare uno sterminio degli ebrei, né mi pare che sia in corso nulla di simile. È vero che da quelle parti è in corso un genocidio, ma se non vado errata non sono gli ebrei quelli a rischio estinzione.

Per esempio, Shimon Peres dice: «È difficile capire il motivo per cui despoti come Hitler, Stalin e Ahmadinejad abbiano scelto gli ebrei come principale obiettivo del loro odio, della loro follia e della loro violenza. Forse hanno colpito il popolo ebraico per il suo potere spirituale, un paese povero per possedimenti materiali, ma ricco di valori».
Vai a sapere cosa si agita nella testa dei despoti… Ma a parte questo, come avrà fatto Hitler a prendersela con “un paese povero per possedimenti materiali, ma ricco di valori”? All’epoca sua gli ebrei mica ce l’avevano, un paese.
Quanto a Stalin, a parte che non risulta che se la sia mai presa col “paese” degli ebrei ovvero con Israele, sembra invece che sia stato proprio lui a caldeggiare la costituzione di un focolare nazionale ebraico in terra di Palestina — se dobbiamo credere al fatto che il 29 novembre 1947, quando l’assemblea delle Nazioni Unite si riunì per approvare la Risoluzione 181 ovvero il famigerato piano di spartizione della Palestina, al voto inaspettatamente contrario del Regno Unito si oppose il deciso consenso degli Stati Uniti e (sorpresa!) dell’Unione Sovietica. Lo spiega benissimo Leonid Mlečin nel suo saggio Perché Stalin creò Israele, che suggerisce chiavi di lettura un tantino inconsuete rispetto alla vulgata anti- o filo-stalinista. (Domanda, forse retorica: ma che gl’insegnano a scuola, agli israeliani?).

Per esempio, Silvan Shalom dice: «l’Iran non ha mai messo da parte l’ambizione di ricostituire l’impero persiano».
Ora, a parte che lo sanno tutti che l’impero persiano versione 2 (safavide; la versione 1, achemenide, era svanita con Alessandro il Grande; le pur cospicue fasi partica e sasanide non rinverdirono mai i fasti ideali della prisca dimensione imperiale) ebbe fine a metà del XVIII secolo; che da allora in poi l’unica ambizione della Persia fu quella di riuscire a sopravvivere — vaso di coccio fra i vasi di ferro delle potenze occidentali sempre più massicciamente presenti nella regione; e che l’impero da burla messo su nel 1925 da un generale dell’esercito persiano finì ingloriosamente nel 1979 dopo anni di onorato servizio al soldo degli Stati Uniti d’America; a parte questo, dunque, a giudicare dalle dichiarazioni iraniane degli ultimi anni sembrerebbe che l’intento primario di quella che fu la Persia sia, ora come ora, il riconoscimento della comunità internazionale come Stato sovrano e nazione più forte di quell’area geografica, ovvero come interlocutore privilegiato dell’Occidente soprattutto in merito all’assetto politico-economico e al mantenimento degli equilibri geopolitici nella regione. E se anche l’Iran volesse per davvero coltivare sogni imperiali, ricordo qui sommessamente come, tranne che in epoca achemenide, la Persia non abbia contemplato mai nei suoi confini la terra di Palestina.

Pignolerie…

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