Sergio Ramelli

Sono passati 34 anni, ma mi sembra lo stesso ieri che moriva Sergio Ramelli, dopo 47 giorni di agonia in seguito a un pestaggio assassino.

Non ho voglia di star qui a rivangare i fatti e il loro svolgimento — la rete ne è prodiga, e qualsiasi cosa dicessi sarebbe una ripetizione.

Mi irritano, invece, le mille proposte di intitolare a Sergio Ramelli aule, giardini, strade etc. — in genere non mi piacciono le elemosine. Preferirei che si facesse giustizia; avrei preferito che i responsabili, individuati al di là di ogni ragionevole dubbio, avessero pagato più duramente la scelta di ammazzare per strada un ragazzino. Perché, se qualcuno se lo fosse dimenticato, con la sentenza definitiva del 22 gennaio 1990 la I sezione della Corte di Cassazione (presieduta dal giudice Corrado Carnevale) confermava sì la sentenza di secondo grado rigettando i ricorsi della difesa, ma escludeva l’aggravante della premeditazione richiesta dalla parte civile. Il risultato fu che del gruppo responsabile della morte di Sergio Ramelli solo Marco Costa e Giuseppe Ferrari Bravo tornarono effettivamente in carcere per un po’, prima di passare rispettivamente all’affidamento sociale e alla semi-libertà. Niente galera, invece, per tutti gli altri: che tra condoni ed escamotages di vario genere riuscirono a cavarsela tutto sommato niente male.

Non mi si venga a dire, per favore, che quelli erano anni un po’ particolari: lo so benissimo, perché c’ero. Quel clima me lo ricordo alla perfezione. Si era nel 1975: erano gli anni che “la resistenza ce l’ha insegnato / uccidere un fascista non è reato” (un’altra versione diceva “piazzale Loreto ce l’ha insegnato…”), “hazet 36 fascio dove sei?” e via scandendo slogan pervasi da un odio che non ho mai compreso e che non mi è mai neanche venuto in mente di ricambiare — l’odio è una perdita di tempo, preferisco imparare. Fortuna che già allora conoscevo e frequentavo persone di tutt’altra provenienza ideologica, per nulla imbarazzate dal mio essere “fascista”, o almeno non più di quanto lo fossi io dal loro essere “compagni”. Meno male, altrimenti sarei finita vittima degli ideologismi. Proprio come i dipendenti comunali di Milano che, assistendo a una seduta consiliare in un giorno di marzo di tanti anni fa, all’annuncio dell’aggressione a Sergio Ramelli scoppiarono in un applauso. Vorrei sapere chi sono, vorrei conoscere i loro nomi, vorrei poterli guardare in faccia per capire se Lombroso aveva in qualche modo ragione, e scoprire nei loro occhi cos’è che fa applaudire la morte di un ragazzo di 19 anni, il cranio aperto a sprangate e complicazioni polmonari artatamente provocate (a quanto sembra), dopo 47 giorni di agonia in un letto d’ospedale.

E non mi si venga neanche a parlare di perdono — sembra che gli assassini di Sergio Ramelli abbiano chiesto qualcosa del genere. Il concetto mi urta e non è contemplato nel mio vocabolario. Il perdono non cancella né le parole né i fatti, quindi non vedo che utilità possa avere, al di là di uno sgravio di coscienza buono solo a far stare meglio un irresponsabile: troppo comodo, direi. A scusarsi son bravi tutti, ma a portare per tutta la vita e a testa alta il peso di una scelta dalle conseguenze irrimediabili? Ci vuol altro…

Insomma sono passati 34 anni e io sono ancora qui a ricordarmi la tristezza di quell’aprile. Ma non voglio essere da sola a farlo, e così ecco i nomi di quei ragazzi di allora, poco più grandi di Sergio Ramelli e di me; quella morte non li ha colpiti come sarebbe stato giusto che fosse, e la giustizia umana li ha risparmiati. Di quella divina poco m’importa; dal fondo della mia troppa umanità che non dà e non chiede perdono auguro loro, di cuore, ogni male a venire.

Marco Costa, esecutore materiale: 10 anni e 1 mese di carcere
Giuseppe Ferrari Bravo, esecutore materiale: 9 anni e 7 mesi
Antonio Belpiede: 7 anni
Claudio Colosio: 7 anni
Brunella Colombelli: 6 anni e 3 mesi
Franco Castelli: 6 anni e 3 mesi
Claudio Scazza: 6 anni e 3 mesi
Luigi Montinari: 6 anni e 3 mesi

(Ancora incerte le responsabilità di Francesco Cremonese, Giovanni Di Domenico, Saverio Ferrari, Carlo Guaresco, Lorenzo Muddolon, Mauro Pais e Roberto Tumminelli)

33 Comments on Sergio Ramelli

  1. per DIEGO
    —————————————
    Benvenuto, Diego.

    Vedo che, fortunatamente, sei passato indenne attraverso quegli anni che Mario Capanna (te lo ricordi?) definì “formidabili” — e “formido”, in latino, significa “paura”… Chissà se era voluto, il gioco di parole.

    Sono contenta che non ti sia fatto male tu, a quei tempi, e non ne abbia fatto agli altri: era così facile, allora — bastava una frase, un’allusione, e peggio per chi ci capitava.

    Quando ti va di fare una chiacchiera, mi trovi ;-)

    Grazie di essere passato di qui, e del tuo commento.
    Buona giornata

    Alessandra

  2. Ciao a tutti, sono del 63′ e frequentai l’istituto Tecnico per il Turismo a Lambrate, “fratello” del “Varalli” di via Verro.
    All’epoca ricordo bene che le scuole pubbliche erano tutte di sinistra, ed essere anche solo più vicino alla FGCI che a Lotta Continua ti faceva passare per “diverso”, figurarsi ideologicamente di destra…. Insomma era quasi scontato a 15/16 anni, in quell’epoca, in quelle scuole, essere influenzato dalla sinistra…. la novità delle manifestazioni, degli slogan, delle molotov…. darsi un immagine da duro per attrarre le ragazze…. tutte cose vissute direttamente, comprese le tentate spedizioni punitive (ero già allora ben piazzato, quindi perfettamente “reclutabile”….) Poi iniziai a ragionare, a sentirmi un idiota, mi domandai ad esempio perchè esistevano solo i centri sociali alla Leonka ed i “nemici” invece ghettizzati e nascosti…. Mi domandai se il voler imporre a tutti i costi il “credo rosso” a tutti, senza rispettare democraticamente l’idea diversa, non fosse in realtà esempio palese di quel comportamento “fascista” che tanto si voleva combattere ed annientare…. Da lì la mia totale metamorfosi… Ebbi qualche “problemino”, la mia fortuna fu abitare alle porte di Milano e soprattutto lo sport.
    Oggi rabbrividisco al solo pensiero delle cazzate che dissi e che feci all’epoca (fortunatamente non feci male a nessuno), ma soprattutto mi piange il cuore pensando a quei ragazzi caduti, e come sono caduti (Ramelli in testa).
    Un caro saluto
    Diego

  3. per ALEX
    ——————————————————–

    Benvenuta :-)
    Non credo che ci conosciamo, ma ci si conosce adesso.

    Il fatto che non si muoia più per un eskimo o per un trench purtroppo non significa che non si muoia più.
    Oggi sono la noia e la mancanza di senso che ammazzano — quando leggo i giornali del lunedì col rosario di ragazzi morti nel fine settimana mi arrabbio pensando a tanto spreco. In un anno scompaiono più ragazzi, in questo modo stupido, di quanti ne siano morti per politica ai nostri tempi: ma nessuno denuncia, che so?, l’inadeguatezza delle scuole-guida, la scarsa manutenzione delle strade, le aziende automobilistiche che promettono velocità e sicurezza, lo star system che esalta lo sballo, le televisioni che promuovono un certo stile di vita eccetera eccetera. Questa è la morte “di fuori”.
    Poi c’è la morte “di dentro”, quella che dici tu del Grande Fratello e degli Amici e di tutta la fiera mediatica che miete più vittime di quanto appaia.
    E allora mi chiedo anch’io, con te, se è meglio così o forse no…

    Grazie per essere passata di qui, e a presto se vorrai

    A.

  4. Ciao,
    trovato per caso questo blog perchè cercavo in internet notizie sulla sezione giaquinto del fdg di quegli anni…anche io c’ero ma ero piccina rispetto a voi, dato che sono del 65!
    però mi ricordo…gli anni sono passati e adesso non si muore più per un eskimo o un trench. forse è meglio così, o forse no dato che ci ritroviamo col grande fratello?
    chissà, magari ci conosciamo!
    alex

  5. Oggi ricorre il 35^ anniversario dell’ aggressione a Sergio.

    Anch’io ho vissuto sulla mia pelle quegli anni tristi e spero che il sacrificio di Sergio, sia sempre nei ns cuori!

    Da militante del Fdg frequentavo Via Mancini. Allora Ignazio Larussa era fresco di laurea in legge, succesivamente ci difese in vari dibattimenti e Riccardo De Corato, responsabile del magazzino (manifesti, volantini, etc..) della Federazione Milanese.

    Ho subito varie aggressioni e minacce, che mi hanno anche costretto a lasciare la scuola pubblica che frequentavo per passare ad una privata.
    Allora nella scuola pubblica, anche senza essere militante di alcun partito, se il tuo look non era da lor signori ritenuto di ‘sinistra’, eri considerato un ‘fascista’.

    Lo stesso per mio fratello, anch’egli militante del Fdg,
    entrambi fotografati e ‘schedati’ dalla parte avversa, inclusi in un dossier con altre migliaia di militanti e simpatizzanti, ritrovato in un covo della sinistra in città a seguito indicazioni di alcuni pentiti.

    L’attività della mia famiglia è stata attaccata più volte dagli avversari politici.
    Abbiamo subito aggressoni fisiche e minacce da energumeni in seguito poi confluiti nelle Brigate Rosse e gruppi affini, alcuni dei quali condannati all’ergastolo e tuttora liberi in Francia, grazie alla negazione dell’estradizione da parte del governo francese.

    Nel momento in cui la vita era diventata impossibile, la mia famiglia ha deciso di lasciare Milano ed io e mio fratello, dobbiamo ringraziare Dio se non siamo finiti anche noi nell’elenco dei defunti di quegli anni.

    Il tutto ci ha anche comportato successivi risvolti negativi in campo professionale e perdite finanziarie per la mia famiglia.

    Nonostante tutte queste difficoltà, ricordo con piacere quegli anni (la mia famiglia un po’ meno)e sono fiero di avere avuto ideali sinceri, a differenza di oggigiorno la politica era qualcosa che ti appassionava e ti veniva dal cuore (come ha concordato recentemente anche Ignazio La Russa).

    Ciao Sergio, ti ricorderemo sempre!

  6. per ORNELLA
    ————————————
    Ciao, Ornella, benvenuta da queste parti.

    Ti ringrazio per l’apprezzamento — non so se chi non c’era, allora, potrà mai capire com’erano e cos’erano quegli anni.

    A presto

    a.

  7. scusate ho letto per caso tutta questa corrispondenza fantastica e le date e i luoghi sono anche i miei. Alessandra hai scritto una lettera bellissima per Sergio. E Aaxel è stato fin troppo bravo a dedicare a fini solo un Bleah!!!!!! (fini è minuscolo in tutti i sensi). A proposito anch’io ho letto “cuori neri” di Telese. Quante cose che nessuno sa……………purtroppo. Mi piacerebbe corrispondere ancora con voi.
    Io comunque sono Ornella classe 1961 – orgogliosa militante Fdg
    a presto e un bacio

  8. per AAXEL
    —————

    Mi dispiace ma non so come aiutarti: le mie competenze tecniche non arrivano a tanto…

    Ciao

    A.

  9. ciao come stai? aprofitto per chiederti una consulenza tecnica :-)))
    come posso fare secondo te per trovare un blog di cui non conosco il dominio ma soltanto tutti i dati ( nome,cognome,etc.etc.) di chi l’ha creato?
    ciao , grazie e buona serata!!!

    Aaxel

  10. il sanculotto | 17 maggio 2009 at 15:00 | Rispondi

    non l’ho acquistato!
    certe volte in libreria esiste ancora la magia … cmq spero di vederti in estate, così mi racconti meglio di questo infame …

    che gli Dei ti siano sempre vicini

  11. per AAXEL
    —————–

    E chi ha detto che sei stato scortese? C’era la faccina…

    Ciao

    A.

  12. ho il pc che se magna le lettere

    ciao

  13. non volevo certo essere scortese, scusami, era solo per capire se da qualche magari ci siamo conosciuti. tutto qua.
    ciao e buon weekend.

    aaxel

  14. per AAXEL
    —————-

    Che orrore, chiedere l’età a una donna!!! :-)))
    Anche perché son più vecchia io… (di pochissimo, eh?)

    Ciao

    A.

  15. sono assolutamente d’accordo, puoi raccontare dettagliatamente fino allo sfinimento, puoi essere il miglior narratore del mondo, puoi scrivere meglio di Manzoni ma……..
    certe cose o si sono vissute e respirate o resteranno per chi non c’era aria fritta. mi riferisco alla trema che tremava quando arrivava la manifestazione,lunghissima, con la testa in corso venezia e la coda a lambrate, le urla, la lotta, l’odore dei lacrimogaeni…..
    neanche farlo apposta irei sera ho visto un pezzo di ” la storia siamo noi” sulla rai, l’argomento era il commissario Calabresi, con tanto di filmati dell’epoca……mi si è stretto il cuore. contemporaneamente leggo le dichiarazioni di Fini……..bleah!!!!
    sono certo che Giorgio Almirante si sta rivoltando nella tomba!!!
    p.s. io sono del’59 e ho vissuto finchè non mi sono sposato a porta Vitoria, tu?
    ciao a presto!!

    • Per Pinelli non ti si è stretto il cuore? per la Repubblica spagnola? Ce n’è tanta di gente che si sta rivoltando. E c’è (ancora) gente rivoltante. Vedete…a me da il voltastomaco lo sfruttamento…capite? L’antagonismo non è fittizio, almeno su questo convenite?

  16. per AAXEL
    ———————
    Formidabili quegli anni, come dice Capanna…
    Sì, “Cuori neri” l’ho letto: ci sarebbe parecchio da dire, ma ammetto che su alcune cose è notevole.
    Comunque resto dell’idea che chi non ci è passato, dalla Milano di quegli anni, non riesce a comprendere fino in fondo certe cose: e il tempo non aiuta.
    Ciao ;-)

  17. ah scusa un ultima cosa, consiglio vivamente di leggere se gia non l’hai fatto ” Cuori Neri” di Luca Telese, uno scritttore di sinistra ma stranamente imparziale, ha fedelmente riportato senza togliere o aggiungere nulla la realtà di quegli anni.
    ciao!

  18. ciao!! niente trench, niente lacoste, niente ray-ban, niente barrows, ma tutto questo non bastava, ravamo tutti schedati, e quindi riconosciuti a prescindere dal vestiario. mia madre non c’è più da tanti anni ma ti assicuro che in qualità di genitore del sottoscritto non ha passato in quegli anni un bel periodo…….
    tra le telefonate notturne di minaccia di morte e le scritte sui muri di casa……ogni volta che rientravo tirava un sospiro di sollievo.
    e se suonava il telefono quando ero fuori era terorrizzata dal pensiero che potesse essere una brutta notizia. e meno male che non c’erano i cellulari, con cui si può avvisare chiunque in tempo reale, saremmo stati massacrati tutti.
    ciao
    un abbraccio speciale anche a te.

    Aaxel

  19. per AAXEL
    —————————
    Ciao, aaxel. Magari ci conosciamo: c’ero anch’io da quelle parti, di quei tempi, più da simpatizzante che da militante (e infatti me ne sono andata alla svelta ma tanti contatti li ho mantenuti).
    Sì, è vero, a raccontarli adesso quegli anni non ci si crede, ma era proprio così: niente trench in via Larga, e niente eskimo in San Babila, te lo ricordi?
    Scrivimi, se ti va.
    Un abbraccio speciale
    A.

  20. volevo dire quando racconto quello che è successo, intendo racconto ai miei figli di venti e quindici anni.

  21. ciao, ho vissuto quegli anni in prima linea, frequentavo assiduamente il F.d.G di via Mancini,conoscevo Sergio, sono stato a mia volta assalito più volte proprio dai famigerati Costa Ferrai Bravo e compagnia bella, ovviamente accompagnati da altre molti “cinesi” (per usare un termine dell’epoca), oviamente non perchè io e gli altri ragazzi fossimo dei superman, ma perchè loro sono sempre stati vigliacchi e codardi, quando racconto quello che è successo e come eravamo costretti a vivere(mi piace dire come indiani nelle riserve) strabuzzano gli occhi, gli sembra impossibile, eppure……. mi ricordo come fosse ora l’impossibilità di passare da via Larga, e ogni sabato della caccia al fascista ne vogliamo parlare??? ascolto ancora oggi con un pò di nostalgia gli “Amici del Vento”, e sono comunque fiero ed orgoglioso di come ho vissuto la mia gioventù.
    un abbraccio
    Aaxel

  22. per IL SANCULOTTO
    —————————–
    Sì, è lo stesso Saverio Ferrari, di professione antifascista militante. Pare che paghi.
    E la prossima volta che ti vedo ti tiro le orecchie ;-) : ma si comprano quei libracci lì?!?

    Stammi benissimo

    A.

  23. il sanculotto | 8 maggio 2009 at 16:53 | Rispondi

    una domanda da “ignorante”, ma quel Saverio Ferrari indicato come “da incerte responsabilità” è l’autore del libraccio “Le nuove camicie brune” che ho in mano?

    Se si che gli Dei lo stramaledicano … !!!

  24. Io sono felice di essere al tuo fianco ma rappresento solo me stesso.
    Sono del tutto periferico ( estrema periferia, direi ) rispetto all’ambiente che mi vide nascere, crescere e maturare.
    Sto invecchiando da impolitico senza speranze: mi fà orrore il genere umano.

  25. Non ho parole.

  26. per MATTEO
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    «In quei giorni furono ridotti in fin di vita, a colpi di chiave inglese, anche un cameriere, Rodolfo Mersi, un panettiere, Rinaldo Guffanti e un giovane simpatizzante liberale, Pietro Pizzorno, tutti scambiati per “fascisti”.
    In quel clima maturò anche la sensazione che all’interno stesso del Padiglione Beretta vi fossero tra gli infermieri dei comunisti che, oltre ad avvisare i picchiatori nel caso qualcuno del MSI fosse andato a trovare i feriti, minacciavano direttamente la vita dei ricoverati. Una sera giunse alla sede del MSI addirittura un appello a trovare dei medici disposti a recarsi al Policlinico per vegliare a turno sulla vita di Sergio, perché: “gli infermieri di notte aprono le finestre della stanza per fargli venire la polmonite”»: http://www.lorien.it/sergioramelli/pdf/Ramellicap2.pdf

    Sergio Ramelli morì appunto di polmonite, e non in seguito alle ferite riportate nell’aggressione.

  27. Io udii i racconti del fuoco che brucia la carne, poi volli credere alla ricetta di mio padre ( comunista stalinista ) rivista e corretta ( ? ) con i “Quaderni Piacentini” in una mano e i “Minima Moralia” di Adorno nell’altra ( le spranghe, con le mani occupate, non potevo usarle, erano nel baule dell’auto e là, fortunatamente inutili, arrugginirono ulteriormente ) poi gli anni del disincanto, del matrimonio e dei figli. Poi giunse il tempo dell’indagine sugli efferati crimini partigiani, consumati dalla brigata a cui appartenne mio padre, mentre la mamma, unica ( della sua famiglia ) scampata sul campo all’eccidio di Marzabotto era già passata a miglior vita ( è il caso di sottolinearlo: a miglior vita ! ) da molto tempo.
    Perse quindici congiunti di varie età ( erano due famiglie contadine patriarcali che vivevano sotto lo stesso tetto ) e si salvò – sedicenne, ferita gravemente – stando immobile per due giorni e una notte sotto i cadaveri, in attese che le SS abbandonassero la zona.
    Marzabotto, paradossalmente, mi fece conoscere gli storici revisionisti e fui colpito soprattutto da Rassinier, perché era un eretico del socialismo e del comunismo francesi, era stato internato in un campo di lavoro germanico, aveva fatto la Resistenza, era stato torturato brutalmente dai nazisti.
    Venne pure l’incontro e la straordinaria amicizia con Carlo Mazzantini e Cesare Saletta, l’abbandono della lettura di “Repubblica”, “Corsera”, “Foglio” e dei quotidiani tutti, che durava da quasi quarant’anni, essendomi iscritto alla Fgci a tredici anni !
    Il fatto di avere aderito, dal 1999 al 2005 circa, alle teorie neocons propagate da Giuliano Ferrara, di aver scritto lettere più o meno spiritose per il suo giornale, mi pesa molto, in quanto ho subìto, come un pivello, l’inganno, che mi offende !
    L’incontro con Maurizio Blondet mi ha rigenerato e la controinchiesta sull’11 settembre è stato il nuovo discrimine, non violento questa volta, ma moralmente invalicabile.
    Ora ci siete anche voi, che benevolmente mi accogliete.
    La parabola sta avviandosi verso la sua fine, la vita è stata spesa per due terzi, la “buona battaglia” è stata accidentata … qui sono giunto.
    Hic manebimus optime ?
    Credo di si.

  28. Leggo di “complicazioni polmonari artatamente provocate”.
    Come devo interpretare la frase?
    Grazie.

  29. Una volta, a sinistra, si diceva che il sonno della ragione genera mostri.
    Pensavo, poco fa, del mio desiderio che il sonno operasse come nelle fiabe, dove ha un ruolo politico di cambiamento radicale della situazione precedente, in quanto schiaccia e annulla il tempo. Al risveglio la scena è completamente cambiata. E’ chiaro che il sonno nei bambini ha questo portentoso effetto pulente. Io vorrei che avesse lo stesso effetto anche negli adulti. La ragione non si corica ed è attiva solo nello stato vigile. Il sonno viene prima e vorrei che annullasse, come nei bambini, un panorama disturbante e angoscioso.

  30. per ANDREA
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    Non lo so com’è potuto accadere. E infatti chi in quegli anni non c’era non riesce a capire, non può. Eppure qua e là sento ancora echeggiare gli stessi slogan e percepisco lo stesso odio. E continuo a non capire. Però il fatto che adesso si stia a fianco, tu e io, che in altri anni eravamo di fronte, mi fa pensare che non tutto è perduto, forse…

    Buona giornata ;-)

  31. Scusate gli errori di battitura: questa mattina sono finalmente andato dall’oculista, che mi ha prescritto altre lenti per scrivere e leggere.

  32. Anch’io ho vissuto quegli anni. Stavo dall’altra parte. Avevo paura dei fascisti. Si andava in giro con i tondini di ferro sottratti ai cantieni edili nel baule dell’auto. Come è potuto accadere ?
    Non riesco ancora a capire come è stato possibile e petchè ci siamo divisi e continuiamo a dividerci, quando le cose più importanti ( e anche quelle meno importanti ) potrebbero vederci fianco a fianco.
    Non ho fatto del male a nessuno ma sono ancora senza fiato.

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