giu 29 2009

Bernard-Henri Lévy alle crociate

Adesso sì che siamo tranquilli. Bernard-Henri Lévy ha definito “fascista” senza mezzi termini il presidente iraniano Ahmadinejad, il suo governo e la sua politica.
Non ci voleva altro per legittimare urbi et orbi, se mai ce ne fosse stato ancora bisogno, l’ennesima crociata dell’Occidente contro il nuovo nemico principale — che dico? principalissimo, anzi unico e solo.
Fa venire i brividi pensare all’immenso potere che può essere scatenato da una paroletta — altro che flatus vocis, povero Roscellino.
E più ancora fa rabbrividire pensare che basta agitare uno straccio (nero, in questo caso) davanti al naso di tanti torpidi buoi per trasformarli in tori scalpitanti.
Auguri, presidente.


giu 25 2009

"Sangue ovunque"

Un’agenzia riporta:

IRAN: USA; CNN, SANGUE OVUNQUE (ANSA) – WASHINGTON, 24 GIU – «Sangue ovunque»: così la Cnn americana nei suoi notiziari della sera ha riferito degli scontri avvenuti oggi a Teheran tra dimostranti e forze dell’ordine. La CNN non dà notizia di morti, ma riferisce che molti dimostranti «sono stati picchiati come animali», che sono stati «costretti a confessare», e che le comunicazioni con il cosiddetto ‘movimento di twitter’ sono molto più difficili rispetto ai giorni scorsi. (ANSA). CLE 24-GIU-09 23:48 NNN

Certo è terribile. Soprattutto se pensiamo che le stesse cose (e anche peggio) succedono quotidianamente da anni nella Palestina occupata, e nessuno riferisce niente.


giu 25 2009

Che succede in Iran? La fantasia al potere

Dal sito della rivista Eurasia, un articolo di Enrico Galoppini sulla situazione iraniana e sulla percezione occidentale della stessa.


giu 25 2009

D'Alema, le squillo e l'inchiesta sparita

Non vorremo mica credere che solo a destra piaccia la gnocca, vero? Perché sembra proprio che anche a sinistra la petite différence tiri.
Quello che cambia è soltanto la diffusione delle notizie e l’insabbiamento delle medesime, se si deve credere a quello che Gian Marco Chiocci scrive oggi su “il Giornale”, rievocando un’inchiesta del 1999 svanita dalla memoria collettiva e dalla storia della sinistra dalemiana.
Povero Palmiro e povera Nilde, crocifissi dal moralismo della militanza d’antan…


giu 23 2009

Elezioni concluse: il carro e la torre

Grazie a dio è martedì. E i ludi cartacei di mussoliniana memoria si sono (finalmente!) conclusi.
Ha vinto — pare — la “destra”; tiene — pare — la “sinistra”. Si dia inizio alle danze entriste, i cui timidi accenni si erano già avuti nelle ultime settimane.
Non è esattamente questo il concetto di eterno ritorno a cui di solito faccio riferimento, ma accontentiamoci: all’indomani di ogni tornata elettorale, se la destra perde si fa professione di torredavorismo; se vince, tutti sul carro ma per manovrare dall’interno, che hai capito?!?
Generazione dopo generazione, l’entrismo precedente viene condannato senza appello — non già perché sia mancata la fortuna, non il valore: ma perché “quelli-prima-di-noi” erano un branco di idioti. E si ricomincia.
La buonafede c’è, da parte di molti anche se non di tutti; guastano la tifoseria e il complesso di Badoglio, che impediscono spesso di mantenere la dovuta lucidità e il necessario pragmatismo.
Il guaio è che la spaccatura fra movimento e stato c’è sempre stata e sempre ci sarà (onore ad Alberoni per averla resa comprensibile al colto e all’inclita): finché la “destra” era in minoranza e senza nessuna speranza di lambire il Palazzo, nell’area aleggiavano un bell’idealismo e la tensione forte ad una connotazione ontologica differenziata; ora che all’orizzonte si profila l’ombra del potere (occhio!, che non sia una larva o una banshee), larghissima parte dell’area freme vagheggiando scenari imperiali ma impattando con compromessi inauditi e di complicata gestione.
Del resto, non c’è come metter piede nei salotti buoni per dare un taglio alle frequentazioni da strada: la strategia è antica — promoveatur ut amoveatur — e funziona benissimo. Auguri.


giu 22 2009

Palazzo Grazioli o le forme del potere

Insomma stavolta c’è poco da gridare al complotto: una fanciulla di belle speranze e coscia allegra, della quale non occorre ricordare le generalità, si è presa la briga di registrare in audio e in video ciò che accadeva fra le mura di Palazzo Grazioli, alla faccia della sicurezza. Ancora ignoriamo se l’abbia fatto spontaneamente o su precisa imbeccata, ma questo non cambia la sostanza — uomini dotati di potere lo sfruttano per usare sessualmente giovani donne, disposte ad assumere il ruolo di oggetti sessuali in cambio di soldi e potere (un potere piccolo piccolo: una particina in tv, un ruolo da valletta etc.).

Non ci vedo, in questa faccenda, né carnefici né vittime, ma soltanto gli attori di un medesimo gioco di ruolo. Però l’occasione mi sembra ghiotta per qualche riflessione sulle forme del potere.

Il potere, ovvero la sua definizione, non è mai qualcosa di statico: è invece fluido, e come l’acqua assume i contorni del contenitore, così il potere assume la forma che il contesto di volta in volta richiede. In passato il potere era più o meno identificabile con la forza o con la ricchezza — entrambe le cose consentendo l’esercizio del controllo su larghi strati della popolazione e su ampie zone di territorio, laddove il controllo sugli “altri” in quanto tale si configurava come la dimostrazione manifesta della propria suprema libertà: potente è chi non deve rispondere a nessuno delle proprie azioni (le grandi potenze planetarie sono state messe in crisi ovunque dall’avvento di Internet).

Oggi le cose sono cambiate, e parecchio. Mi piace ricordare Michael Crichton (sono ancora in lutto per la sua scomparsa), che quasi trent’anni fa, in Congo (1981), preconizzava l’avvento dell’era presente: in cui l’informazione sarebbe divenuta merce di scambio e il possesso della stessa, quantitativamente e qualitativamente elevato, sarebbe divenuto simbolo del potere.

Ora, è fuor di dubbio che viviamo in una società dominata dalla “notizia”, ovvero dall’evento (qualsiasi evento) spettacolarizzato: il fatto (o più spesso il fattoide) satura ogni possibile canale di comunicazione impedendoci l’autentica conoscenza della realtà. Oggi come oggi, chi ha potere è chi detiene il controllo della notizia: e non ho bisogno di precisare chi oggi, in Italia, incarni questo potere.

Ma se l’informazione genera controllo, è vero anche o soprattutto il contrario: il soggetto che informa controllando diviene esso stesso oggetto di informazione controllata, e viceversa. Perché le tecnologie e il personale necessari per ottenere e diffondere informazioni sono gli stessi, dovunque e per chiunque, e funzionano allo stesso modo nel bene e nel male.

Così Berlusconi, che ha potere perché ottiene informazioni, le divulga e quindi controlla le notizie, finisce con l’essere lui stesso vittima di questo meccanismo: corollario della notizia è la notorietà (non per niente si dice, di una persona nota, che “fa notizia”), e più si è noti più si è sotto l’occhio dei riflettori, ovvero più si è controllati, in una spirale senza fine.

Ecco allora che questo tipo di potere, articolato in controllo e notorietà, finisce per ridurre in modo inversamente proporzionale la libertà personale: più sei noto più sei controllato, e quindi sei meno libero. Paradossalmente, il metalmeccanico di Sesto S. Giovanni che zitto zitto si porta a letto la cassiera del bar è più libero del presidente del Consiglio, il cui portarsi a letto la figliola A piuttosto che la signora B è ineluttabilmente sottoposto a un implacabile processo di disvelamento — è solo questione di tempo. Sappiamo che il potente in oggetto gode di notevole impunità, è vero: ma in tutta evidenza questo non basta a fare di lui un uomo libero, se deve continuamente rendere conto a qualcuno (al Paese, ai magistrati, ai giornalisti etc.) di quello che fa. Diciamo che è l’hegeliana dialettica servo-padrone riveduta e corretta.

Ma allora, se il potere è direttamente proporzionale alla libertà di cui si gode, dobbiamo dedurre che è più potente lo spensierato metalmeccanico di Sesto S. Giovanni, almeno fino al momento in cui qualcuno non scoprirà la tresca. Quanto a Berlusconi, sarà veramente pericoloso il giorno in cui imparerà a comportarsi come Enrico Cuccia. Un giorno che mi pare molto lontano.


giu 17 2009

Matita blu per Tullio Kezich

Pomeriggio sonnolento al parco: i bimbi giocano, noi mamme leggiamo o parliamo.
Arriva anche una mia amica, americana colta e di spirito sposata a un italiano e residente in Italia da parecchi anni ma ancora all’oscuro di molte finezze del nostro difficile idioma, e fra una chiacchiera e l’altra mi chiede: «Scusa, cosa vuol dire fedigrafo?».
Premurosa mi accingo a spiegarle che si tratta di un orrendo svarione, laddove “fedigrafo” è la versione analfabeta di “fedifrago”, termine composto dalle parole latine fides, “fede” e frango, “spezzo”, a indicare colui che infrange un patto ovvero tradisce la parola data; poi, siccome l’uomo è cattivo ma la donna è malvagia, le butto lì: «È un antico strumento ideato dalla Santa Inquisizione per ottenere il cosiddetto fedigramma, cioè un grafico che indica il livello di sincera fede cattolica dell’inquisito… un po’ come il sismografo, insomma» e mi fermo, vedendo lo sguardo della mia interlocutrice che passa dalla curiosità all’incredulità e poi al disagio. Mi scuso (“per la battuta mi farei spellare”, canta il vate di Pàvana) e le spiego lo scherzo, poi le chiedo dov’è che l’ha letto; e lei mi dice che l’ha trovato in un articolo di Tullio Kezich apparso su un supplemento al “Corriere della Sera”. Andiamo bene. Se anche uno come Kezich cade in queste trappolone, non c’è speranza. A questo punto posso solo oscillare fra l’ipotesi di un Kezich insenilito e quella di un redattore tanto ignorante quanto supponente da aver corretto il Maestro. Resterò, come sempre, nel dubbio.


giu 17 2009

No alla caccia, no alla pesca

Diffido di chi trova divertente spegnere una vita.


giu 15 2009

Il corpo delle donne e la società misogina

Un documentario forte, da guardare e da ascoltare, per riflettere con qualche amarezza non soltanto sulla misoginia di questa società, ma sull’heautentimoroumenìa delle donne di oggi.

P.S.: Neanche a farlo apposta, càpito qui, dove leggo testualmente «addio agli abiti fascianti e trasparenti con lingerie kantiana (da Eva Kant, non da Immanuel) a vista. Rossetti ammiccanti, smalti maliardi, mascara tumido al peccato». Cotanta prosa si deve a Giancarlo Lehner, che in virtù di tali tristissimi calembour e svarioni (il mascara tumido?!? Povero E.A. Mario…) svilisce la laurea in lettere di cui si fregia e ribadisce la persistenza di quell’immaginario maschile di cui si diceva prima, per l’appunto.


giu 10 2009

Bloccata la sperimentazione didattica su animali vivi a Pisa

Ricevo da OIPAItalia:

VITTORIA! BLOCCATA LA SPERIMENTAZIONE DIDATTICA SU ANIMALI VIVI A PISA

Segnalazione di AgireOra Network e I-CARE Italia

Ringraziamo i tantissimi di voi che hanno partecipato alla protesta verso la Regione Toscana per chiedere che NON si usassero animali nel corso professionale post-laurea di ATLS (Advanced Trauma Life Support) che si terrà l’11 giugno a Pisa. La bellissima notizia è che abbiamo avuto una dichiarazione ufficiale – a voce – dal rappresentante della Regione Toscana secondo cui <>. Ci è stata promessa una dichiarazione scritta dello stesso tenore per la prossima settimana (per noi molto utile per ottenere lo stesso risultato in altre regioni), e in ogni caso vi faremo sapere il 12 giugno se effettivamente le cose saranno andate come promesso (ma lo saranno sicuramente). Per intanto… grazie a tutti per la partecipazione!

Leggi la notizia alla pagina http://www.oipaitalia.com/vivisezione/notizie/pisa.html