Il lacrimevole caso Polanski

Mobilitazione generale di nomi eccellenti per il regista ebreo polacco Roman Polanski, che rischia di pagare ora per un odioso reato di stupro commesso trent’anni fa.
Agitazione anche per Gianni Guido, uno degli autori del massacro del Circeo avvenuto trent’anni fa e che costò la vita a Rosaria Lopez e la salute a Donatella Colasanti.
E non parlo neanche di Cesare Battisti, che per i miei gusti ha beneficiato anche di troppo interesse.
La motivazione è che non si deve infierire su chi ha commesso un reato, è vero, ma l’ha commesso trent’anni fa. Il tempo, insomma, se non cancella comunque aggiusta tutto — come cantava Claudio Baglioni.
Bene. Ci può stare. Ma da ingenua quale sono, mi chiedo perché allora in alcuni casi s’infierisca volentieri sugli autori di reati commessi quaranta o cinquant’anni prima, e ormai in età avanzata: Kappler e Priebke, tanto per fare due nomi noti anche al grande pubblico.
Misteri del diritto — qualora sia deformato dall’ideologia.

P.S.: Aggiornamento: mi è appena arrivato questo link, particolarmente illuminante sul personaggio Polanski.

6 Comments on Il lacrimevole caso Polanski

  1. Gentile Ruggiano, che dirLe?
    Elogi a parte, vedo che anche Lei preferisce trovare ciò che unisce piuttosto che ciò che divide: e questo mi sembra un ottimo punto di partenza.
    Cordialmente

    a.c.

  2. Non le toglierei mai il piacere di conversare con me, dal momento che questo piacere è reciproco. Restiamo di due opinioni differenti, ma non diametralmente opposte. Penso anch’io come Lei che il nazismo ed Hitler non siano il male assoluto, ma solamente quello più “famoso” e pubblicizzato dalla storia. Penso, forse come Lei, che gli israeliani stanno compiendo scempi simili, se non peggiori, da anni, ma passano alla storia come i martiri del XX secolo. Ma si sa, la storia la scrivono i vincitori e le guerre non le vincono mai quelli che io chiamo “i figli di nessuno”, ma solo i poteri forti.
    Chissà, magari la pensiamo uguale anche sulla questione che il terrorismo, se esiste, non è solo “made in Islam”, ma che per colpa di certa letteratura e certa propaganda, in occidente chiamiamo terrorista solo chi mette le bombe in dalle nostre parti e non chi ammazza la gente per denaro, interessi, sbocchi economici o addirittura per divergenze ideologiche.
    Chissà su quante cose potremmo avere opinioni simili, uguali e concilianti. Ma è così bello confrontarsi su opinioni differenti che, quando leggo qualcosa con il quale sono relativamente d’accordo, mi risparmio dall’applaudire, sarebbe poco costruttivo farle un elogio alla bravura e all’intelligenza.
    Preferisco costruire e, spero convenga con me, il dissenso e il confronto sono molto costruttivi.
    Cordialmente,

    Diego Ruggiano

  3. Gentile Ruggiano,
    io veramente non credo alla rieducazione. Credo molto, invece, nel senso di responsabilità personale e nella capacità di farsi sempre e fino in fondo carico delle proprie azioni e delle conseguenze che ne scaturiscono.
    Il perdono, come ho già avuto modo di dire altrove, non appartiene al mio orizzonte.

    Sì, ero volutamente provocatoria, è ovvio.
    Ma resto dell’idea che il singolo che agisce in nome e per conto di se stesso sia, e debba essere considerato, responsabile in sommo grado delle proprie azioni. Viceversa, al militare in servizio che obbedisce ad ordini superiori dovrebbe essere concessa qualche attenuante: so benissimo che anche il militare può rifiutarsi di eseguire un ordine. In tal caso scatta la corte marziale col rischio concreto di detenzione o morte. Ma non tutti sono eroi — così come non tutti sono criminali.
    Ecco, a me non piace il manicheismo, in nessuna salsa. Non credo che il nazismo e Hitler fossero il Male assoluto: semmai quando penso a quel regime e a quel personaggio mi viene da compararli ad altri regimi e altri personaggi, e resto immancabilmente affascinata nel rinvenire certe coincidenze.
    Non penso che siano stati il regime hitleriano ed i suoi esecutori a sovvertire l’ordine etico delle cose: credo invece che abbiano predecessori illustri, e i loro epigoni non riconosciuti hanno fatto e stanno facendo di meglio.

    Abbia pazienza, ma anche dopo la nostra chiacchierata mi sento di riutilizzare “infierire” e “volentieri” — generalmente sto molto attenta a quello che scrivo, e sono solita pesare le parole. Se scrivo un termine, è perché volevo intendere proprio il concetto espresso da quel termine. E credo proprio che sì, in alcuni casi si sia infierito volentieri e ostinatamente su certe persone — per motivi anche abbastanza trasparenti.

    La ringrazio per la Sua cortesia e per il Suo apprezzamento. Non mi tolga il piacere di conversare con Lei, ci conto.

    Cordialmente

    a.c.

  4. Cara Colla,
    gli efferati crimini di cui Lei parla, dovrebbero essere punibili soprattutto perchè oltre ad ammazzare donne e bambini indiscriminatamente, offrono anche all’opinione pubblica mondiale l’enorme menzogna di essere nel giusto. Ma questo è tutt’altro discorso. Sono convinto che se ne parlassimo, staremmo ore a compiacersi reciprocamente. E mi gratifica pensare di poter pensarla come Lei su alcuni argomenti.
    Quello di cui Lei parla nel breve articolo che ho commentato vuole però affrancare dalla pena due SS del regime nazista al pari di Polanski e Guido. Ma guardi, a pensarci bene, tutti dovrebbero essere reinseriti, perchè se è di pena che stiamo parlando, quella dovrebbe servire alla rieducazione del Cittadino deviato. Il punto, sul quale non sono d’accordo, è il modo – forse provocatorio – con il quale lei affronta l’argomento; mi scrive infatti: “perché allora in alcuni casi s’infierisca volentieri sugli autori di reati commessi quaranta o cinquant’anni prima”. Non saprei, io sono, dal basso della mia età, ingnoranza ed ingenuità, pronto sempre e comunque a decostruire le mie tesi, attingendo da nuove visioni un modo nuovo di scrutare la realtà. Lei, dopo quello che abbiamo scritto, riutilizzerebbe “Infierisca volentieri”? Crede che si infierisce, quando si giudica un regime come quello hitleriano ed i suoi esecutori che sovvertìrono in men che non si dica, l’ordine etico delle cose?
    E crede lo si faccia “volentieri”…quasi ad indicare un ostinazione?
    Ad ogni modo, volevo dirle – e non è un caso il fatto che lo faccia in pubblico – che quando posso mi fa sempre un gran piacere leggerla.
    Cordialmente,

    Diego Ruggiano

  5. Neanch’io mi sarei mai aspettata da Lei il commento che ha fatto.
    Un conto sono dei civili che hanno agito a titolo personale e talvolta per motivi turpi come nel caso di Polanski e Guido, un altro dei militari che, bene o male, obbedivano a degli ordini: e il diritto, mi pare, sancisce la non punibilità dei militari che in tempo di guerra hanno eseguito ordini superiori. Ma evidentemente di non TUTTI i militari, perché qualcuno è più o meno uguale di altri…
    Vogliamo citare Hannah Arendt? E citiamola, quando parla della banalità del male ovvero di come qualsiasi cittadino ligio alle leggi possa trasformarsi in carnefice efferato nel nome di un principio etico: e non mi parli, La prego, dei “crimini reiterati” dei nazisti commessi in passato come di un referente assoluto, perché io potrei contrapporLe i ben più numerosi e più efferati “crimini reiterati” dell’amministrazione statunitense e dell’entità sionista commessi in passato e anche al presente, mentre scrivo, e al futuro, quando Lei mi leggerà.
    Cordialmente

    a.c.

  6. Banale considerazione; di quelle che mai mi sarei aspettato da lei. Ha la possibilità di argomentarla, se vuole. Sta comparando dei Nazisti macchiati di crimini reiterati (dico: re-i-te-rà-ti) con delle persone che hanno commesso dei reati, parimerito efferati, ma non perpetrati più volte. Piuttosto argomenterei che la consapevolezza dei nazisti era in un certo senso assopita in un capovolgimento etico dell’epoca (harendt docet nel suo saggio: “appunti di filosofia morale”), ma da qui a dire che il diritto è deformato dall’ideologia ce ne vuole.
    Cordialmente,

    Diego Ruggiano

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