Quando il rimedio è peggio del male: niente vaccino contro l'influenza A

Chissà se nella nostra spettacolare repubblica Romina Power riuscirà a far sentire le ragioni di quanti non intendono sottoporsi alla vaccinazione contro la cosiddetta influenza suina: presumo siano, anzi siamo perché mi ci metto anch’io, una minoranza rispetto alla massa di quanti sono disposti a fare qualsiasi cosa purché gliela dica un’autorità purchessia — figurarsi un solenne medico in camice bianco o un austero ministro.
Eppure sull’inutilità (nel migliore dei casi) e addirittura sulla nocività (nel caso peggiore) dei vaccini esistono da tempo una casistica e una letteratura piuttosto cospicue, che chissà com’è siamo sempre in pochi a conoscere.
Tuttavia un mesetto fa è apparso in rete un rapporto illuminante o allarmante o entrambe le cose, fate voi, sottoposto da due ricercatori del britannico Institute of Science in Society a Sir Liam Donaldson, Direttore Medico del Regno Unito, e all’Agenzia per gli Alimenti e i Medicinali (Food and Drug Administration, FDA) degli USA.
Non sto neanche a farne un riassunto o a riportarne i passi salienti, perché credo che la cosa migliore sia andarselo a leggere per intero (se già non l’avete fatto), e magari provare a trarne delle conclusioni in modo autonomo, senza lasciarsi condizionare troppo dalla gente, dalla televisione o dalla “scienza”.

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