"Crimini di guerra, arrestate la Livni". È scontro diplomatico Israele-Londra

Fonte: la Stampa

Un giudice britannico emette e poi ritira il mandato di arresto. Lo Stato ebraico rigetta le accuse: basta abusi

TEL AVIV

È diventata alla fine una grana diplomatica – con tanto di proteste ufficiali e minacce di conseguenze sulle relazioni bilaterali – la vicenda del mandato d’arresto emesso e poi ritirato da un giudice britannico nei confronti dell’ex ministro degli Esteri e attuale leader dell’opposizione centrista israeliana, Tzipi Livni.

Un provvedimento originato da una denuncia per crimini di guerra presentata da esponenti della comunità locale di origine araba in relazione all’offensiva “Piombo Fuso” dell’inverno scorso, e cui Israele ha reagito oggi a muso duro: chiedendo al governo di Sua Maestà azioni politiche contro «gli abusi giudiziari». Inizialmente smentito, l’ordine di cattura contro la Livni in realtà è stato in vigore. Almeno per qualche ora. Tanto da far saltare all’ultimo momento una sua visita in Gran Bretagna, dietro lo schermo di imprecisate «ragioni di calendario».

Un episodio imbarazzante e non inedito nei rapporti recenti fra i due Stati, che non poteva restare senza risposta dopo essere divenuto di dominio pubblico. E a cui il ministero degli Esteri israeliano ha in effetti replicato stamattina con un comunicato dai toni ruvidi, nel quale si rigetta l’iniziativa come «un atto cinico» e si chiede al governo di Gordon Brown di rispettare gli impegni presi per «mettere fine alla commedia degli errori» e «prevenire gli abusi giudiziari» ispirati da «elementi estremisti»: pena «un danno alle relazioni» bilaterali, ma anche al peso di Londra in Medio Oriente. Su questo punto l’avvertimento è stato esplicito: «Se i dirigenti israeliani non possono visitare la Gran Bretagna, questo rappresenta un ostacolo reale alla volontà di Londra di giocare un ruolo attivo nel processo di pace».

Un altro motivo di attrito fra i due Paesi è una recente direttiva del ministero britannico dell’Alimentazione in base alla quale i supermercati potranno distinguere sulle loro etichette tra «prodotti delle colonie israeliane» e «prodotti palestinesi», anzichè la generica dizione attuale di «prodotto in Cisgiordania». La mossa ha destato preoccupazione in Israele, che teme preluda ad un più vasto boicottaggio nel Regno Unito delle merci israeliane. [continua qui]

Leave a comment

Your email address will not be published.

*