Santanché: perché?

Non c’è un vero motivo per cui io mi debba occupare (ancora) della prezzemola Garnero-in-Santanché.
Ma siccome ho scoperto di non essere ancora uscita dalla beata fase infantile in cui tutto è “perché?”, mi chiedo:
1) perché una che è stata p.r. come organizzatrice degli spogliarelli di porno-star nella discoteca “Beau Geste” di Milano con la sua società Dani Comunicazione e che è convinta che la bellezza femminile (vulgo: gnocca) sia l’ingrediente indispensabile per il successo deve poi passare per una che vuole fermamente tutelare i diritti delle donne (musulmane, per giunta) al punto di inscenare teatrini pietosi come quello del novembre 2009?
2) perché una già socia nella proprietà di un localino discreto come il Billionaire (fuggevolmente sconfessato, ma è acqua passata) propone che ristoranti e night club allarghino il proprio giro d’affari includendo nel ventaglio delle offerte al pubblico prestazioni a luci rosse, invece di limitarsi a caldeggiare la riapertura delle buone vecchie case chiuse?
3) perché l’esponente del Movimento per l’Italia della medesima Garnero-in-Santanché che soltanto l’anno scorso definiva i bordelli travestiti da night club “un indice di degrado” adesso ha entusiasticamente cambiato idea al punto di invocare un adeguamento dell’Italia agli standard europei?
4) e, soprattutto, perché faccio domande alle quali non ci saranno risposte?

P.S.: Per i distratti, Billionaire è anche un brand: ora, grazie al fattivo apporto di Elisabetta Gregoraci, la sua sobria raffinatezza non potrà più lasciare indifferenti le famiglie italiane.

3 Comments on Santanché: perché?

  1. Ciao sono Andrea.
    Come dici tu, porsi domande sui comportamenti delle Signora in questione forse non è molto ragionevole. Secondo me però non si può liquidare il tutto tacciandola da ipocrita come forse in realtà lo sia, ma questo per altre scelte (politiche e opportunistiche).
    Quando parla di donne islamiche e delle battaglie che vorrebbe combattere anche se nessuno le ha chiesto di farlo, per me è in buona fede. Dal suo punto di vista ogni donna di qualsiasi parte di mondo e religione vorrebbe avere la possibilità di rifarsi tette e labbra.
    Questa è la sua realtà, non ipocrisia ma una visione mondialista degli uguali elevata all’ennesima potenza di stortura mentale

  2. per NICOLA
    —————————————-
    Benvenuto :-)
    Il discorso sarebbe lunghissimo: perché spesso le prescrizioni religiose si innestano sulle usanze tribali al punto che diventa poi pressoché impossibile, per un europeo/occidentale, districarcisi.
    Ma a parte questo, una che evidentemente non disdegna di fare soldi sul corpo delle donne occidentali perché (ah, ancora questo benedetto “perché”!…) deve poi montare in cattedra e impicciarsi del corpo di donne che occidentali non sono?
    Grazie e ciao

    A.

  3. Ciao, ogni tanto ti faccio visita. Condivido, in linea di massima, le tue ‘perplessità’ sulla Santanché (anche se, a dire il vero, la mia è una ‘epoché’), ma condivido in pieno la ‘lotta’ a burka, infibulazione e ‘schiavizzazioni’ varie inflitte alle donne islamiche. E non mi si venga a dire che sono da loro accettatte di buon grado… o che sia questione di ‘cultura’ (civilization forse, kultur mai!). Tutto questo tenuto conto che amo la civiltà araba, o islamica in generale, e i suoi ‘bardi’ (Rabia, Rumi, Sohravardî e, di riflesso, Corbin e sufismi vari ed eventuali).
    Con simpatia e stima,
    Nicola (o se vuoi, Nike – ma forse tu mi dirai. Dike…)

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