Pasqua: il mistero doloroso dell'agnello (e del capretto)

Domani è Pasqua: ricorrenza che mi lascia piuttosto indifferente. Quello che non mi lascia indifferente, invece, è la strage di agnellini e capretti che anche quest’anno è stata fatta a maggior gloria di… già, di che? Di un dio che tace ormai nei cuori di troppi? Di una Tradizione divenuta consuetudine culinaria? Di un’abitudine che per pigrizia si rinuncia a indagare?
Come che sia, è a quelle bestiole che va il mio pensiero: e domani mi raccoglierò in meditazione per un momento non già sul mistero gaudioso della resurrezione di un dio che non è e non può essere il mio, bensì sul mistero doloroso (e per me assai più denso) della loro brevissima vita e della loro morte insensata che non trova più giustificazione.
Questi agnelli (e questi capretti) nella tradizione cristiana lavano i peccati del mondo: ma chi laverà il loro sangue dalle tavole imbandite e dalle coscienze sguarnite della nostra società opulenta?

2 Comments on Pasqua: il mistero doloroso dell'agnello (e del capretto)

  1. Benvenuta, Cristiana :-)
    Sì, le abitudini sono dure a morire. Per questo bisogna cortesemente (ma fermamente) insistere: ha ragione, chi vi vorrà si dovrà adeguare. E fare un piccolo sforzo per cercare di capire.
    Auguri a Lei e al Suo compagno

    A.

  2. da vegana non potrei essere più d’accordo. penso però che il fatto che sia evidentemente così difficile abbandonare una “tradizione” in favore del rispetto della vita sia un grosso tabù.
    a titolo dimostrativo, io e il mio compagno quest’anno la nostra pasqua l’abbiamo passata a casa, con un pranzo vegetariano (per venirci vicendevolmente incontro). l’anno prossimo, chi ci vorrà si dovrà adeguare…

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