Honduras: il massacro annunciato dei contadini di Bajo Aguán

Si apprende da Tercera información che è imminente il massacro dei contadini nella regione di Bajo Aguán, nel dipartimento honduregno di Colón: lo denunciano il Comitato per la Difesa dei Diritti Umani in Honduras (CODEH), e la Resistenza honduregna (Fronte Nazionale della Resistenza Popolare, FNRP), secondo i quali sta per scatenarsi una violenta repressione contro i contadini organizzati nel Movimento Unificato dei Contadini di Aguán (MUCA) che per la maggior parte militano anche nel FNRP. Il CODEH ha sottolineato che i contadini sono fermamente intenzionati a negoziare con i golpisti, anche se questi stanno boicottando le negoziazioni a favore dei proprietari terrieri con la consueta pratica di omicidi, sparizioni e detenzioni illegali contro i contadini.

Non è una questione da poco, così a spanne: ma ugualmente non sembra trovare posto nei notiziari nostrani, selettivamente addestrati ad ascoltare soprattutto la voce del padrone.

Sospetto che ci si debba rivolgere all’estero per capire che succede in quelle terre dimenticate da dio e dall’Unione europea ma non — ahiloro — dagli Stati Uniti: e infatti ecco, dal sito di Le Monde diplomatique, uno scritto sintetico ma illuminante di Jean Ortiz, che propongo di seguito nella solita traduzione mia e personale nonché volante (il tempo è sempre più tiranno):

In Honduras, la sporca guerra per la normalizzazione

Dopo le elezioni farsa del 29 novembre 2009, progettate per dare una ripulita al colpo di Stato militare del 28 giugno contro il presidente Manuel Zelaya, la “mediocrazia” ha fatto le cose per bene: con la benedizione degli Stati Uniti e dell’Europa, l’Honduras sarebbe tornato alla democrazia.
Ma ecco che ora le maschere del preteso “governo di riconciliazione nazionale” cadono. Come nel 1980, il regime ha lanciato una campagna per la liquidazione selettiva di militanti e dirigenti del Fronte Nazionale per la Resistenza Popolare (FNRP), per mezzo degli squadroni della morte che operano con totale impunità. Il 23 marzo, il professor Manuel Flores è stato freddato nel suo istituto di San José Pedregal, davanti ai suoi studenti e colleghi. Dirigente sindacale del Collegio dei Docenti in materia di istruzione secondaria dell’Unione, Flores era anche membro del Partito socialista centroamericano. Il 26 marzo due giornalisti di Channel 4 di Juticalpa, Ballardo Mairena e Manuel Juarez, sono stati crivellati di colpi da uomini armati che avevano teso loro un’imboscata. Queste due morti si aggiungono a quelle dei cinque giornalisti uccisi in pochi mesi dal regime del presidente Porfirio Lobo.
Il 25 marzo, undici dirigenti sindacali per l’Istruzione superiore dell’Università Nazionale Autonoma dell’Honduras (UNAH) sono stati arrestati, legati e ammanettati come criminali. Nel dipartimento di Atlantida, dall’inizio dell’anno sono stati uccisi cinque contadini, tra cui José Antonio e José Carias Cardoza, entrambi appartenenti al Movimento unificato dei Contadini di Aguán (MUCA). Il difensore della foresta, Francisco Castillo, è stato pure liquidato.
Il 15 marzo l’Alto Commissario per i Diritti Umani delle Nazioni Unite (ONU), signora Naty Pillay, ha chiesto formalmente l’apertura di un’inchiesta su « violazioni del diritto alla vita, torture, arresti arbitrari e stupri» in Honduras.
Il colpo di Stato preventivo del 28 giugno 2009 era di fatto un avvertimento a tutti i popoli dell’America latina, un tentativo di battuta d’arresto anzi di intimidazione nei confronti dell’Alleanza bolivariana per i popoli della nostra America (ALBA), e mirava a rifare dell’Honduras il gendarme americano in America centrale
Intensificata, poliedrica, creativa e non violenta, l’opposizione honduregna stretta intorno al FNPR non disarma. Intraprenderà, da aprile a giugno, una vasta consultazione nazionale per raccogliere le firme del 30% degli elettori al fine di chiedere una Costituente che porti alla rifondazione del paese, basata su di una costituzione ormai garantita dal popolo e non dall’esercito e dall’oligarchia.
L’Unione europea tace: ha ripreso sia le relazioni con Tegucigalpa sia i negoziati commerciali con l’intera America centrale — di cui fa parte appunto l’Honduras — per firmare, nel prossimo mese di maggio, un accordo di libero scambio.

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