Piccola storia zen

Un giorno il maestro mostrò ai suoi allievi un prezioso foglio di carta di riso su cui aveva fatto cadere una goccia d’inchiostro, e li esortò a guardare attentamente e a descrivere quello che vedevano.
Gli allievi, perplessi, guardarono a lungo; e quando il maestro li sollecitò chiedendo «Allora, che cosa vedete?», risposero in coro «Una macchia nera!».
Il maestro li fissò ad uno ad uno, pensoso; e poi disse: «Tutti avete visto la piccola macchia nera, ma nessuno ha visto il grande foglio bianco».

La macchia esiste grazie al foglio che ne è sporcato; il bianco si distingue in rapporto al nero. Nulla è assoluto, e tutto è relativo.

1 Comment on Piccola storia zen

  1. Per chiosare, niente di meglio di altre due storie zen.
    Due scuole zen avevano ciascuno un bambino che era il prediletto tra tutti. Ogni mattina uno di questi due bambini, mentre si recava a comprare le verdure al mercato, incontrava l’altro lungo la strada. Un giorno uno dei due domandò all’altro: “Dove vai?” “Vado dove vanno i miei piedi” fu la risposta.
    Il primo bambino, interdetto, non sapendo cosa pensare, andò a chiedere consiglio al suo maestro. “Quando domattina incontrerai quel bambino” gli suggerì l’insegnante “fagli la stessa domanda. Se lui ti darà la stessa risposta, allora tu domandagli: fa’ conto di non avere i piedi… in questo caso, dove andrai? Questo lo sistemerà per le feste e così non ti prenderà più in giro.”
    La mattina dopo i bambini s’incontrarono di nuovo. “Dove stai andando?” domandò il primo bambino. “Vado dove soffia il vento” rispose l’altro. Di nuovo il piccolo rimase senza parole e, sempre più confuso e scoraggiato, andò a raccontare al maestro come anche questa volta avesse “perso la partita”. “E allora tu chiedigli dove va se non c’è vento…” gli consigliò il maestro.
    L’indomani i bambini s’incontrarono per la terza volta. “Dove vai?” domandò il primo. “Vado al mercato a comprare la verdura” rispose l’altro…
    Commento: una conferma, nulla è assoluto. La trama della vita è fatta di complessità e ovvietà. Bisogna solo saper ‘cavalcare’ l’onda giusta… (soprattutto, la tigre).
    Altro racconto zen.
    Un giovane andò da un maestro e gli chiese: “Quanto tempo impiegherò per raggiungere l’illuminazione?” “Dieci anni” rispose il maestro.
    Il giovane rimase di stucco: “Così tanto?” fece, incredulo. “No, mi sono sbagliato, ci vorranno venti anni” corresse il tiro il maestro.
    Il giovane chiese, sempre più stupito: “Ma perché hai raddoppiato la cifra? Già dieci anni sono troppi!” Allora il maestro spiegò: “Adesso che ci penso, nel tuo caso ce ne vorranno almeno trenta…”
    Commento: non bisogna avere fretta e fare domande frettolose: in ogni caso, una volta compreso che c’è più d’un colore… il percorso per l’illuminazione (e la ‘colorazione’) è più breve di quanto si immagini!
    Nicola
    P.S. I due racconti, ovviamente ‘attinti’, li ho ‘estratti’ dal mio debutto editoriale (mi piace dirtelo, perchè sei una delle mie fonti ispiratrici, almeno quanto a ‘stimmung’): “Prendi la PNL con spirito!” (Armando editore)

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