Ancora su Freedom Flotilla, media e propaganda. E una lode al dubbio

Commentando quello che scrivevo ieri, Antonio e Zigo svolgono interessanti considerazioni, delle quali li ringrazio.

Antonio scrive:

Penso che sia anche ora di smettere di stare con le mani in mano e non esprimere semplicemente solidarietà al popolo palestinese…è ora che ognuno di noi nel suo piccolo come può faccia innanzitutto vera informazione sulla situazione in medio oriente.Il target? Chi vive di calcio, gossip o quant’altro di pari importanza, ossia il popolo che figura negli indici dell’ audience. Boicottare tutto ciò che proviene direttamente o indirettamente dalla terra di Sion e non solo. Promuovere iniziative concrete che danneggino l’immaggine e l’economia del popolo più razzista che sia mai esistito nella storia moderna…il sogno in questo momento sarebbe quello di vedere una flotta di navi cariche di genti provenienti da tutti gli stati per portare soprattutto un minimo di speranza alle nuove generazioni palestinesi…si, nuove perchè per le vecchie è ormai troppo tardi per parlare di speranza.

Ha ragione, Antonio: è assolutamente necessario, anzi oggi direi indispensabile, che “ognuno di noi nel suo piccolo come può faccia innanzitutto vera informazione sulla situazione in medio oriente”. Si tratta proprio di quello che fa pressoché quotidianamente un manipolo di “felici pochi” (a noi c’ha rovinato Shakespeare), da anni lustri e decenni: mi ci metto anch’io, naturalmente, che cerco di dare il mio modesto contributo da un quarto di secolo. Il problema, però, è proprio il target: Lei lo indica in “Chi vive di calcio, gossip o quant’altro di pari importanza, ossia il popolo che figura negli indici dell’audience”. Ecco: si è accorto Lei che costoro sono assolutamente impermeabili a tutto ciò che non sia appunto “calcio, gossip o quant’altro di pari importanza”, e che figurando negli indici dell’audience per ciò stesso denunciano il loro esser morti a tutto ciò che sembra fatto apposta per scuotere le coscienze? Se noi che ci adoperiamo con la nostra buona volontà e i nostri quasi sempre scarsi mezzi a fare “vera informazione sulla situazione in Medio Oriente” siamo decisamente pochi, sono assai pochi anche quelli disposti ad uscire per un momento dal loro bozzolo anestetizzato di false certezze per scontrarsi con la vita vera che li aspetta “là fuori”. Sono i morti di cui scrivevo l’altro giorno. Se adesso dicessi che una delle cause di tutto ciò è un certo modo di fare televisione, che sul finire del XX secolo Zbigniew Brzezinski definì tittytainment, sembrerei banalmente antiberlusconiana: mi assumo il rischio, perché ne vale ampiamente la pena.
Forse il senso più vero e più profondo dell’atto inqualificabile di pirateria commesso lunedì dalle forze armate dell’entità sionista sta proprio nel salutare scossone che, forse per la prima volta, ha fatto sì che qualcuno si rendesse conto di avere una coscienza.
Boicottare ed esprimere pubblicamente, sempre e comunque, il proprio dissenso nei confronti della politica genocidaria del governo israeliano è comunque un ottimo mezzo per offrire un futuro alle nuove generazioni palestinesi, come dice Lei. Per le vecchie, forse, potrebbe non essere troppo tardi.

Scrive Zigo:

Mi pare purtroppo che commentare cosí il Giornale sia troppo molle e insignificante. Qua si tratta di accusare gli innocenti di terrorismo ed i colpevoli di innocenti. Israele pretende che i pacifisti erano armati e per dimostrarlo fa vedere uno che usa una stecca per difendersi dai soldati. Poi aggiunge la foto di una fionda che dice di aver sequestrato. Come sempre, aggiunge che il suo diritto di difendersi é quello di uccidere…Anche quelli che non gli fanno niente. Per un tiro di schioppo risponde con un bombardamento e la distruzione di mezza città. Si direbbe che il solo fatto di pensar male di Israele, puó essere sanzionato con la morte!

Ha ragione anche Lei: ma la decenza, oltre che una severa legislazione in materia, m’impedisce di esprimermi altrimenti. Posso dirLe con tutta sincerità che in questi ultimi giorni leggere Feltri, Volli, Biloslavo e Micalessin mi fa pesare grandemente il fatto di avere anch’io la tessera di giornalista (pubblicista, ci tengo a precisarlo).
Ha ragione anche quando scrive “Si direbbe che il solo fatto di pensar male di Israele, puó essere sanzionato con la morte!”: con la morte magari non sempre, ma con l’ostracismo, che sarebbe poi la morte civile, sì. Sicuramente. Come dicevo più sopra, forse gli omicidi commessi dalle truppe israeliane sortiranno almeno l’effetto di svegliare qualche coscienza, o di suscitare qualche dubbio – che è poi lo stesso.

1 Comment on Ancora su Freedom Flotilla, media e propaganda. E una lode al dubbio

  1. Capisco il suo punto di vista ma bisogna vedere se é il giornalista che fa il giornale o se é il giornale che fa il giornalista. Per fortuna che il Web é più libero.
    Buona continuazione.

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