Le mie nubi

In questi giorni di non-primavera e di estate stenta, invece di lamentarmi per il “maltempo” (non c’è mai un maltempo — c’è un tempo, che noi definiamo buono o cattivo a seconda di quello che antropocentricamente ci fa comodo in quel momento) mi sono concessa il lusso superbo di assaporare le nubi.
Nubi?!? Macché — sono contrafforti, sono bastioni, sono antemurali che la fisica m’insegna di consistenza gassosa: ma che a vederli così sospesi ed immanenti in un cielo mai azzurro mi sembrano piuttosto materiati di luce e d’ombra, rese per l’occasione sostanze di concretezza inquietante.
C’è da perdersi, a guardarle: ed è esattamente quello che ho fatto più d’una volta, mentre passeggiavo naso all’aria col mio cane. Ho smarrito il senso del tempo, e mi è toccato rifare la strada di corsa mentre a casa ci davano per disperse, me e la cucciolona.
Ma che spettacolo, quelle nubi — «chiari reami di lassù! D’alti Eldoradi malchiuse porte!»

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