Gianfranco Fini: il suo universo non è il mio

Devo farmene una ragione: sono veramente scivolata in un universo parallelo e non riesco a uscirne. Non possedendo lame sottili, né essendo capace di flippare, temo che mi toccherà restare in questa pagina del Grande Libro finché un caso fortunato (Tyche aiutami!) non mi consentirà di tornare da dove sono venuta.

Sono insidiosi, gli universi paralleli. Ti sembra di stare nel tuo solito mondo finché all’improvviso noti qualcosa di diverso dal solito — una discrepanza, una frattura sottile come un capello, due metà che non combaciano, un oggetto che non è là dove lo avevi lasciato. Piccole cose: ma siccome il tutto è più che la somma delle parti so benissimo (e lo sai anche tu) che l’evidenza del reale si sta sfilacciando e tutta l’esperienza che posso aver accumulato nella mia vita non mi servirà a niente, in questo mondo disassato in cui fatico a trovare punti fermi.

Per esempio: sappiamo tutti che lunedì 31 maggio le forze armate israeliane, compiendo quello che è stato definito — e di fatto è — un atto di pirateria, hanno assaltato la Mavi Marmara, una nave battente bandiera turca e appartenente alla Freedom Flotilla, che si stava dirigendo verso Gaza per portare aiuti umanitari ai nativi palestinesi occupati militarmente.
Del pari, sappiamo che in tutto il mondo la voce dell’indignazione si è levata forte e chiara. Sappiamo che ci sono stati, anche a livello governativo, alcuni pavidi e/o opportunisti i quali hanno preferito tacere o addirittura schierarsi dalla parte degli aggressori in divisa — tutto questo è segno di un universo distorto e malato, certo, ma non ancora parallelo.
Quello che invece mi fa sospettare fortemente di essere finita chissà come in una piega ignota del reale non-euclideo sono queste notizie:

Gerusalemme, 23 giu. (Apcom) – “Ogni uomo degno di tale nome, sia esso più autorevole o più umile faccia quel che può affinchè non si perda il ricordo della Shoah, ma ancor di più perchè non possa ripetersi, nemmeno nella più ridotta delle dimensioni, una simile barbarie”. Lo ha scritto il presidente della Camera, Gianfranco Fini, sul libro dello Yad Vashem, il museo dell’Olocausto, che oggi ha visitato insieme ai deputati che fanno parte del gruppo di collaborazione e amicizia con Israele, presieduto da Fiamma Nirenstein (Pdl), che lo ha accompagnato in visita ufficiale in Israele. Fini ha ravvivato la fiamma eterna che arde nella sala della memoria dello Yad Vashem e, insieme a Renzo Gattegna, presidente dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane, ha deposto una corona sulla cripta che contiene le ceneri delle vittime dei campi di concentramento. [fonte]



Gerusalemme, 24 giu. (Apcom) – E’ in corso l’incontro tra il presidente della Camera, Gianfranco Fini, e il presidente della Repubblica israeliano Shimon Peres, incontro che chiude i colloqui della terza carica dello Stato con i vertici dello Stato ebraico. “Chi è amico nel momento della necessità – ha detto Peres accogliendo Fini – è un vero amico. E lei è uno dei nostri migliori amici e rappresenta un paese che amiamo molto”. Il presidente della Camera ha ricambiato portando a Peres anche i saluti del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano e del presidente del Consiglio Silvio Berlusconi. “Il momento è complesso – ha sottolineato Fini – e come ha detto lei nella sua saggezza è nel momento del bisogno che gli amici contano di più”. [fonte]

Israele, lo ripeto, è l’entità che il 31 maggio ha compiuto un atto di pirateria conclamata. Israele è l’entità che tiene segregati i nativi palestinesi nel carcere a cielo aperto più grande del mondo. Israele è l’entità che sta portando avanti scientemente e scientificamente il genocidio del popolo palestinese, con la connivenza delle nazioni occidentali.
Come si possa confondere la legittima simpatia per le comunità ebraiche variamente colpite nel corso degli anni col dissennato appoggio all’entità sionista accusata di crimini contro l’umanità, non riesco a inquadrarlo nelle categorie logiche ed etiche del “mio” mondo; e ne sono disgustata al punto che morirò di nausea.
Qualcuno mi tiri fuori di qui. Per favore.

10 Comments on Gianfranco Fini: il suo universo non è il mio

  1. per STEFANO
    ________________________________________

    Le rispondo con un antico midrash talmudico:

    «Dio è sempre dalla parte del perseguitato.
    Si può dare il caso in cui un giusto perseguita un giusto,
    e Dio è dalla parte del perseguitato;
    quando un malvagio perseguita un giusto,
    Dio è dalla parte del perseguitato;
    quando un malvagio perseguita un altro malvagio,
    Dio è dalla parte del perseguitato;
    e perfino quando un giusto perseguita un malvagio,
    Dio è dalla parte del perseguitato».

  2. ma i palestinesi che sparano razzi contro gli insediamenti Isareliani sono da ritenersi bravi ragazzi o riuscite a condannare anche loro ???

  3. Dal sito Generazione Itaia
    Fini a Gerusalemme: “la sicurezza di Israele è il problema con la P maiuscola”
    di Gianluca Sadun Bordoni

    La visita del Presidente Fini in Israele, la settimana scorsa – sette anni dopo la storica visita allo Yad Vashem – è stata importante per varie ragioni.
    In primo luogo, essa ha ribadito la vicinanza dell’Italia ad Israele, in uno dei momenti forse più difficili della sua storia. Non è un caso che il Presidente israeliano Peres abbia accolto Fini dicendo: “l’amico si vede nel momento del bisogno”.
    Negli ultimi mesi, l’isolamento internazionale di Israele è cresciuto infatti in modo pericoloso. A fine marzo, il risentimento americano per la prosecuzione degli insediamenti a Gerusalemme Est creò un incidente diplomatico assai serio tra Israele e Usa. Ehud Yaari, su “Foreign Affairs”, affermò addirittura che era la peggiore crisi da mezzo secolo, dalla famosa nota di Eisenhower che nel 1956 intimava a Ben Gurion il ritiro dall’Egitto.
    A nessuno sfuggì che negli stessi giorni il generale Petraeus rimarcasse che la crisi israelo-palestinese nuoce alla missione americana in Afghanistan. Tali affermazioni acquistano peraltro risalto ancora maggiore, ora che Petraeus è stato nominato comandante delle truppe americane in Afghanistan, una guerra per la quale sempre più si evoca lo spettro del Vietnam.
    L’episodio della flottiglia di Gaza, un mese fa, ha poi attirato su Israele critiche internazionali di una durezza inusitata, con il Presidente dell’Onu, Ban Ki-moon, che si dichiarò “scioccato” e, per stare all’Europa, la condanna da parte del Presidente del Parlamento europeo, Buzek e le espressioni ruvide del Ministro degli Esteri europeo, Lady Ashton.
    La vicinanza mostrata dal Presidente Fini ha voluto confermare, come ha detto Renzo Gattegna, Presidente dell’Unione delle Comunità ebraiche italiane, che “l’Italia oggi, in Europa, è il Paese che si impegna maggiormente per capire la situazione mediorientale e tentare di risolvere i problemi che Israele ha, sia con alcuni stati confinanti, sia con la popolazione palestinese”.
    Un segnale in tale direzione è lo svolgimento, in occasione della visita di Fini, della prima riunione del Gruppo di collaborazione parlamentare tra la Camera dei deputati italiana e la Knesset, la cui programmazione era stata fissata dal Protocollo sottoscritto dai Presidenti delle due Assemblee, Fini e Rivlin, il 6 ottobre 2009. Ci si augura che l’azione promossa dal Presidente Fini possa davvero avere dietro di sé, se non tutto il paese, almeno tutta la classe politica.
    Un secondo elemento della visita è tuttavia da sottolineare. Accanto alla profonda amicizia per Israele, minacciato dall’Iran e dal suo ambiguo programma nucleare, Fini non ha infatti mancato di svolgere osservazioni importanti, e parimenti coraggiose, sulle condizioni necessarie affinché un percorso di pace possa affermarsi in Medio Oriente.
    Proprio mentre il suo omologo Rivlin criticava duramente la Turchia, accusandola di fare da sponda “all’asse del male”, Fini ha sottolineato la necessità di non dare in alcun modo per scontato, come ormai molti fanno, soprattutto al di qua dell’Atlantico, l’abbandono dell’Occidente da parte di Ankara, evitando di chiuderle la porta in Europa.
    Si rammenterà che pochi giorni fa il Segretario di Stato americano alla Difesa, Robert Gates aveva accusato proprio l’Europa di essere responsabile, con il suo atteggiamento di preclusione, dei recenti orientamenti di politica estera della Turchia, filo-islamici e diretti verso l’Asia. Il governo turco considera propagandistiche le accuse di voler voltare le spalle all’Occidente, ribadendo in ogni occasione la propria volontà di entrare in Europa: “vi ricordo che è stato proprio questo governo a iniziare le trattative per l’adesione all’Ue”, ha detto recentemente il Premier Erdogan, aggiungendo che “chi dice che abbiamo cambiato il nostro orientamento o è in cattiva fede, oppure non ha capito il nuovo ruolo e la politica pluridimensionale della Turchia”.
    Il risentimento di Israele per la durezza degli attacchi turchi a Gerusalemme è comprensibile, ma non può impedire di riconoscere che ricucire il rapporto strategico con Ankara è di importanza fondamentale per Israele, per la Nato, per l’Europa.
    Anche il Ministro Frattini, nel recente incontro con il Ministro per gli Affari Europei della Turchia, Bagis, ha ribadito l’impegno del governo italiano a favore dell’adesione di Ankara alla Ue. E’ importante constatare che, di fronte ad una questione decisiva di politica estera, le istituzioni italiane e le forze di governo parlino con una voce sola.
    Certo, occorrerà che anche la Turchia comprenda fino in fondo che le ambiguità di Teheran sul nucleare non possono essere tollerate dalla comunità internazionale: “il problema della sicurezza di Israele – ha detto Fini – non è uno dei problemi, è il problema con la P maiuscola”. L’annuncio del capo della Cia, Panetta, circa l’avanzamento del programma nucleare iraniano, sottolinea la drammatica urgenza della questione, intorno alla quale nessuna esitazione è ammissibile.
    Tuttavia, anche grazie alla visita di Fini, l’Italia sta acquisendo un ruolo di possibile mediazione che potrebbe rivelarsi prezioso, se sostenuto dall’Europa, in un momento in cui il sentiero della pace in Medio Oriente appare più stretto che mai. E’ chiaro che il compito principale sta sulle spalle della comunità internazionale, che deve al più presto favorire la ripresa dei negoziati israelo-palestinesi e garantire che un paese che afferma di voler cancellare Israele dalle carte geografiche non possa dotarsi dell’arma nucleare: prima che ciò accadesse, l’intero Medio Oriente sarebbe probabilmente in fiamme.

  4. Dobbiamo in tutti modi possibili divulgare le nostre idee a riguardo.Mi auguro che la vostra azione non si riduca solamente a commentare post del genere ( condivido a pieno ogni tua singola parola alessandra), e da qui la rinascita.

    (Dal sito di P.B)
    Usiamo le nostre vite per creare nelle opinioni pubbliche occidentali la consapevolezza di cosa veramente è Israele – che non è una democrazia, che non deve difendersi, che è il vero terrorista, che è il peggior pericolo in Medioriente – e di quanto abominevole sia la sua totale impunità, perché come disse Noam Chomsky “la Storia ci insegna che quando la gente scopre la barbarie, si mobilita per fermarla”. E’ l’unica strada

    A.

  5. per ANDREA
    ——————————-
    Grazie dell’apprezzamento, andrea-un-po’-pessimista :-)
    E buona fortuna a te, a me e a quelli che hanno memoria… Buona giornata

    A.

  6. per FRANCESCO FERRARI
    ————————————
    Ah, Francesco, qui ognuno fa quel che può. L’unico merito che ho, forse, è di aver saputo imparare dai pochi maestri che ho avuto.
    In alto i cuori ;-)

    A.

  7. Non è nemmeno il mio.
    Inoltre, se è vero che “certa gente è piccola così”, è altrettanto vero che tu sei molto brava a ridare a questa gente, che si crede grande, la sua reale dimensione. :-)

    Ciao,
    Francesco

  8. mi piaci tanto,alessandra.anche se non ci siamo mai incontrati e,forse,non capiterà. ma credo che abbiamo alle spalle storie che si assomigliano molto,ricche,soprattutto, di rimpianti. grazie. continuerò a leggerti.buona fortuna a te e, se possibile, anche a me

  9. Dài, Bruno, mi metti in imbarazzo.
    Non sono io che sono grandissima, è certa gente che è piccola così… ;-)

  10. Grandissima come sempre! :)

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