"Business is business": il senso di Avi Marom per gli affari

Il brano che segue è tratto da “Sette” (supplemento al “Corriere della sera” – n. 25, 24 giugno 2010, rubrica Mix a cura di Donatella Bogo, p. 21).



La bandiera che brucia può essere un affare



Vi siete mai chiesti chi produca quelle bandiere con la Stella di Davide che, in tutto il mondo, vengono bruciate nelle manifestazioni contro Israele? Le fa un israeliano. Il signor Avi Marom. Che ha una fabbrichetta a Kfar Saba e non si fa problemi a esportarle nei paesi più ostili. «Non le vendessi io, lo farebbe qualcun altro». Come accade per tutti gli scambi commerciali delicati, Marom ricorre alla triangolazione: manda le bandiere a grossisti europei che, a loro volta, le esportano cambiando l’etichetta. L’imprenditore riesce a vendere la Stella a sei punte in Iran, in Iraq, in Libano, nei Paesi arabi e in Turchia, dove la richiesta di drappi da incendiare è cresciuta dopo la strage della nave Marmara. In passato, Marom ha stampato bandiere anche per l’Olp di Arafat, oggi le fa per Fatah e per Hamas. Teme solo la solita concorrenza cinese. E non ha pregiudizi: «Mi sono dato un limite: non produrrò mai bandiere con la svastica».

7 Comments on "Business is business": il senso di Avi Marom per gli affari

  1. L’ebreo che produce bandiere da bruciare dice:…”«Mi sono dato un limite: non produrrò mai bandiere con la svastica»…

    classico amore/odio !…non produce tale bandiera ….per non vederla bruciare!

  2. “Non è l’origine ebraica che ti fa diventare razzista, quanto piuttosto l’adesione a un’identità ebraica laica che può farti diventare razzista. Una volta che togli il contenuto religioso dall’ebraicità, rimani con il concetto di sangue ebraico. Il sionismo è infatti una visione nazionalista che associa l’ebraicità alla razza piuttosto che a una fede religiosa. In quanto tale, il sionismo è essenzialmente la credenza che Sion (la Palestina) sia la patria nazionale del popolo ebraico. Questa curiosa credenza è basata, fondamentalmente, su una promessa biblica. In altre parole, i sionisti trasformano il testo spirituale (la Bibbia) in un documento del catasto”.

    (Questo e altro nella bellissima intervista a Gilad Atzmon nel sito di Caudio Moffa: http://www.claudiomoffa.it/ )

    Lunga vita ad un autentico ebreo di sinistra!

  3. Quasi quasi vado a dirlo ai cinesi!

  4. Cara Alessandra, sull’ultimo numero della “Civiltà Cattolica” ( n° 3840 del 19/06/2010) Giovanni Sale, un pezzo grosso, scrive su “La questione israelo-palestinese”.
    A parte l’utilità dell’articolo per compendiare , grosso modo, le posizione delle parti, è incredibile la freddezza, la distanza, la neutralità e l’evidente simpatia per la salvaguardia dell’ebraicità di Israele, che è posta di fronte – come esigenza realistica sostanzialmente razionale, positiva e fornita di più legittimità delle peraltro falsate posizioni di Hamas e del cosiddetto “fondamentalismo islamico”, dipinto come una galassia di irriducibili prepolitici – alle esigenze di un mondo islamico, di fatto dipinto tutto come prepolitico (notare: mondo “islamico”, non, più correttamente, “arabo”): almeno capiremo la differenza fra pre-politico e post-politico.
    Gli islamici, ottusi lettori del Corano, sono prepolitici; noi, lettori di Lyotard, siamo postpolitici e postmoderni.
    Questi irriducibili islamici dunque, con qualche ragione acquisita a causa dagli errori di Israele (leggi: insediamenti selvaggi in Cisgiordania) vogliono solo un unico stato dal Giordano al mare e arrivederci ai poveri ebrei sommersi dalla natalità degli islamici.
    Non una parola su null’altro.
    Bravo Sale! Con Fassino e Schama siamo a tre in una sola mattinata! Come delegazione al gran ballo dell’ipocrisia è già un bel gruppo: un ebreo liberal (qualunque cosa voglia dire), un post-comunista (qualunque cosa voglia dire), un gesuita (qualunque cosa abbia voluto dire in passato: oggi solo ipocrisia, se siamo messi così!).

  5. Simon Schama è un liberal, qualunque cosa voglia dire.
    In Wikipedia inglese, ambiguamente, come sempre accade ai liberal (che in realtà stanno con il potere, qualunque potere: parlo di Israele, vero modello e faro per trattare gli intellettuali della “sinistra” liberal e piagnona. Essi sono da sempre pagati, finanziati e spesati dallo stato per andare all’estero a promuovere i loro libri – vedi alla voce: David Grossman – e per muovere moderate critiche “etiche”… a patto che non si aggirino su Olocausto e omicidi rituali ebraici, come Norman Finkelstein e Ariel Toaff)… dicevo, in Wikipedia inglese, alla voce Simon Schama :

    “In 2006 on the BBC, Schama debated with Vivienne Westwood the morality of Israel’s actions in the Israel-Lebanon war.

    He characterised Israel’s bombing of Lebanese city centres as unhelpful in Israel’s attempt to “get rid of” Hezbollah.

    With regard to the bombing he said: “Of course the spectacle and suffering makes us grieve. Who wouldn’t grieve? But it’s not enough to do that. We’ve got to understand. You’ve even got to understand Israel’s point of view.”

    Braavoooo!
    Ti faremo conoscere Fassino, che parlò similmente con “Piombo Fuso”!
    Almeno Schama è un grande storico e un grande storico dell’arte e ha segnalato il libro di Schlomo Sand… nessuno in Italia ha avuto il coraggio: io l’ho letto e riletto in francese grazie ad una recensione che apparve circa due anni fa su “Commentaire”, la più raffinata e colta rivista dell’ebraismo liberal-conservatore francese (fondata da Raymond Aron)… tanto per cambiare!
    Questo è lo spirito del tempo.

    Segnalo anche lo straordinario, recente libro di Yuri Sleztkine (ebreo, americano, direttore del Dipartimento di Studi Slavi dell’Università della California) disponibile in inglese e francese; rintracciabile grazie ad amazon americana e francese: “Il Secolo ebraico”.
    Anche questo grazie ai colti ebrei liberali di “Commentaire”.
    Penso che sia abbastanza chiaro… oppure no?

  6. Business as usual.
    Mi conforta vedere che gli ebrei hanno sempre avuto (nel loro seno e per loro) grande libertà intellettuale (e cinismo, ammantato di limite morale).
    Pensa che, proprio ora, ho notato che il “Sole-24Ore”, il 6 dicembre scorso, ha chiesto a 34 intellettuali di esprimersi su quale fosse il libro più importante dell’anno (2009) e solo un oscuro (al grande pubblico) intellettuale ebreo – Simon Shama – ha indicato il grande libro di Shlomo Sand (ancora solo in ebraico, inglese e francese) – “Come fu inventato il popolo ebraico”- che, pare, – ma ci crederò solo quando lo vedrò esposto in vetrina – sarà pubblicato in autunno da Rizzoli.

  7. Se non fosse vero, verrebbe da ridere.

Rispondi a sebastiano Annulla risposta

Your email address will not be published.

*