Ancora (!) su destra e sinistra

Oggi non ho niente da fare. Sembra che lassù Qualcuno abbia dimenticato i rubinetti dell’acqua aperti, e non potendo andare in giro sotto questo cielo nero e inzuppato butto qualche parola al vento (ne arrivasse un po’, magari, a spazzar via questa nuvolaglia diluviante!).

Mi pare fosse Bordiga a dire che il male peggiore del fascismo è stato l’antifascismo (parafrasando, aggiungerei che il male peggiore del comunismo è stato l’anticomunismo). In concreto, la dotta citazione introduce uno dei luoghi comuni più cari all’antifascismo militante: e cioè che il motto “né destra né sinistra” sia l’escamotage preferito dei fascisti per far passare subdolamente la loro mortifera ideologia e infiltrarsi eccetera.

Urge rettifica: in realtà, il “né destra né sinistra” appartiene alla frangia benedetta e miserella dei sansepolcristi o diciannovisti (o “fascisti di sinistra”, se si vuole). Ovvero di coloro che, abbracciando i princìpi del ’19 (il “Programma di San Sepolcro” — piazza San Sepolcro a Milano, dico, non la cittadina bellissima di Sansepolcro in provincia di Arezzo: puntualizzo perché c’è chi confonde le due cose, e questo mi fa una tristezza…) — di coloro, dicevamo, che abbracciando i princìpi del Programma sansepolcrista intendevano fare piazza pulita, già allora!, delle ideologie per dar vita a qualcosa di nuovo: e le cui istanze caddero al Congresso di Roma del novembre 1921, quando si affermò una più marcata tendenza verso la “destra” che scontentò molti fascisti della prima ora, i quali si sentirono legittimamente traditi. Proprio come nel 1936 si sentiranno traditi quei giovani universitari fascisti che avevano plaudito alla rivoluzione spagnola per poi scoprire che il regime era, dopo qualche traccheggiamento, di tutt’altro avviso; e che, espulsi dal partito o emarginati dallo stesso, passarono dall’altra parte. Et pour cause. L’avrebbero fatto nel dopoguerra anche molti combattenti della RSI, convinti che un riflesso dell’originario messaggio fascista si riverberasse più nel Partito comunista che nel Movimento sociale.

Insomma quest’idea dell’andare oltre destra e sinistra, nel senso non già di rinnegare o vituperare quelle realtà, bensì di lasciarsele alle spalle consegnandole alla storia per elaborare nuovi assetti del Politico alla luce dei mutati scenari mondiali, è stata un chiodo fisso della destra radicale (di una sua parte, almeno) e di certa sinistra eretica: entrambe sconcertate di fronte al massacro fisico e intellettuale di intere generazioni annientate dal teorema criminale degli opposti estremismi, funzionale al cosiddetto Sistema ovvero al mantenimento di uno stato di sudditanza dell’Italia alle potenze d’oltreoceano, concertato nel corso della seconda guerra mondiale e ancora oggi, ahinoi, ben saldo. Quella certa destra e quella certa sinistra non hanno mai mancato di parlarsi.

Dopodiché, dal momento che sia a destra che a sinistra sussiste un esiziale impasto di ignoranza, becerume, sloganistica e malafede, la possibilità di un dialogo allargato è sempre più a rischio: la prevalenza del cretino mortifica i rari tentativi in questo senso, anche se per fortuna nelle nuove generazioni emerge qualcuno in grado di raccogliere il testimone. Sono passati parecchi anni da quando Renzo De Felice (nel suo Rosso e Nero che gli attirò gli strali della peggior sinistra e dell’antifascismo in blocco, che ne avevano ben donde) esortava ad affrettarsi perché lo spazio utile ad un confronto più sereno si stava pericolosamente riducendo. Continuo a credere che qualche spiraglio ancora ci sia.

Per quanto mi riguarda, oggi come oggi il desiderio (fortissimo e doloroso) di superare destra e sinistra è motivato da ragioni di salute: entrambe mi stomacano, e non vedo per quale motivo dovrei passare il mio tempo a lottare contro la nausea quando ci sono ben altre battaglie da combattere.

7 Comments on Ancora (!) su destra e sinistra

  1. per DARIO CANALI
    —————————————

    La ringrazio per la segnalazione, risalente peraltro agli anni 1989-1990.
    Succede però che le definizioni sopravvivano ai loro autori: e la definizione di “destra radicale” (DR) data da Freda nella famosa recensione è (e resta) consegnata alla storia, indipendentemente dai percorsi che lo stesso Freda ha seguito negli anni successivi a quella formulazione.
    Poi, come ho detto e come sottolinea bene anche Francesco Ferrari nel suo intervento, la definizione è piaciuta molto sia ai detrattori “dall’interno” della DR che al Sistema: realizzando paradossalmente per la prima volta un singolare allineamento di posizioni, entrambe puntate ad alzo zero sull’unica realtà antagonista e non di sinistra allora esistente… Affascinanti misteri del nostro tempo.

  2. Ho trovato un intervista al Maestro Freda sul concetto di Destra Radicale e la riporto e- di Universitario Sammarchi che fece una tesi di Laurea che si concludeva con una intervista
    D.: Perché afferma di non sottoscrivere totalmente l’espressione “Destra radicale”, come definizione dello schieramento politico di cui fa parte?
    R.: Perché io non faccio parte di alcuno schieramento “politico”, come lei “profanamente” sostiene, ma mi riconosco all’interno di un orizzonte metapolitico. […] L’India Vedica era di Destra? Il mito degli Iperborei è reazionario? E la religiosità indoeuropea è espressione di una ideologia conservatrice?. Tutto ciò è assurdo! Come si possono applicare parametri storico-linguistici contingenti a categorie metafisiche?

    D.: All’interno di questo orizzonte metapolitico, qual è, per esempio la sua posizione riguardo al fascismo?
    R.: Wilhelm Reich –un ebreo assai profondo in talune sue proposizioni- sosteneva giustamente che i “fascisti” (come lei dice) non sono nati ieri, ma hanno dietro a loro duemila anni di tradizione culturale. Suggerirei di aggiungerne altri tremila …Lungo questa linea retta, allora, nazionalsocialismo e fascismo rappresentano solo un segmento – e compongono una eredità che noi, eredi legittimi, accettiamo con ‘beneficio d’inventario’.

  3. Ciao Alessandra,
    prendo atto della tua puntualizzazione sul concetto di “destra radicale”. Pur tuttavia, come sottolinei anche tu, tale espressione (così come “sinistra radicale”) è stata usata, e lo è ancora, nei confronti di quei movimenti, e centri culturali, che contestavano, partendo appunto dal programma Sansepolcrista (ripreso in parte, se pur con vent’anni di ritardo, dalla RSI), il sistema “democratico” , con le sue artificiose suddivisioni “destra-sinistra” retaggi della rivoluzione (borghese) francese.
    Questi sono i movimenti, che ho definito “nazionalrivoluzionari”. I loro precursori, nel 1968, furono i gruppi universitari “Caravella” e “Primula goliardica” che, all’Università “La Sapienza”, provarono a guidare la contestazione e a dialogare con i loro coetanei “ di sinistra”.
    Fino al 16 marzo 1968, giorno in cui i mazzieri di Caradonna ristabilirono “l’ordine democristiano”.
    Da questi gruppi nacquero “Avanguardia nazionale” ed il “Centro Studi Ordine Nuovo”, poi “Movimento Politico Ordine Nuovo”, sempre definiti come DESTRA, ora radicale ora extraparlamentare, dal sistema.
    E poi accusati di tutte le nefandezze possibili, a parte l’incendio del Reichstadt, avvenute nel secolo scorso.
    Ma tu questi fatti li conosci sicuramente quanto me. :-)

    Un abbraccio, e scusa la lunghezza dell’intervento.

    Francesco

  4. Tutti noi ce la prendiamo con la storia ma io dico che la colpa è nostra; è evidente che la gente è poco seria quando parla di sinistra o destra. (Giorgio Gaber)

  5. per FRANCESCO
    ______________________________________________________

    Caro Francesco, grazie prima di tutto per l’apprezzamento :-)

    Puntualizzo: non so cosa intenda tu per “movimenti nazionalrivoluzionari” degli anni Settanta. Ma l’espressione “destra radicale” fu coniata nel 1963 da Freda nella sua recensione a “Cavalcare la tigre” di Julius Evola, e si riferisce alla condotta che Evola suggerisce di tenere a quel “tipo umano“ che non sia borghese e al tempo stesso rifiuti la “sovversione“ del suo tempo, scegliendo di radicarsi, appunto, in valori tradizionali. Non si riferisce a nient’altro.
    “Destra radicale“ NON è estrema destra, NON è destra extraparlamentare, NON è spontaneismo, NON è terrorismo, NON è lotta armata. E’ cultura e formazione politica.
    E’ stata creata ad arte una grande confusione sul concetto di destra radicale, anche grazie a quanti hanno letto il testo evoliano senza capirlo e ne hanno stravolto il significato. Evola non e’ di facile comprensione, e per chi ha leggiucchiato soltanto qualche testo degli anni Trenta l’evoluzione in senso nichilista dell’autore appare indigeribile.

  6. Ciao Alessandra,
    su questo argomento c’è una piccolezza su cui non sono d’accordo con te, e precisamente quando scrivi “destra (o sinistra) radicale”.
    Negli anni ’70, i movimenti nazionalrivoluzionari rifiutavano tassativamente la definizione di “destra” (conservatrice e reazionaria), ed era il sistema borghese che li aveva definiti tali, in modo funzionale alla logica degli “opposti estremismi”.
    Per il resto, concordo pienamente con tutta la tua analisi. Brava, e chiara, come sempre. :-)

    Francesco

  7. Cara Alessandra, anche alla luce dei recenti eventi politici (al di là dell’interpretazione e giudizio), comincio a concordare con te: se si resta sulla circonferenza, ossia in superficie, destra e sinistra hanno un senso (anche se stantio); se invece si va verso il centro del cerchio, ossia in profondità, Destra e Sinistra si ‘coagulano’ (solve et coagula) in una nuova ‘meta’unione ‘mistica’, che le ‘supera’ e trascende. D’altronde, il pensiero ‘politico’ dev’essere inteso come una crescita epigenetica, ossia come la tipica evoluzione di un organismo, in cui
    le precedenti tappe di sviluppo non vengono cancellate e
    sostituite da quelle successive, bensì da queste integrate entro livelli più ampi, complessi ed evoluti.
    Nicola Perchiazzi

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  1. Alessandra Colla » Ancora (!) su destra e sinistra
  2. Grillo è nemico della nostra nazione: ecco da che parte sta veramente il buffone - Pagina 7 - Politica in Rete Forum

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