Di pestaggi, sciacalli e insomma miserie

In questi giorni ero così occupata a dare un taglio a capelli e situazioni che non ho avuto neanche il tempo di commentare un paio di fatterelli.

Fatterello n. 1: sabato 2 ottobre, a Perugia, mentre è in attesa di presentare il suo libro — «Fuori dal cerchio – Viaggio nella Destra radicale italiana» — l’autore Nicola Antolini (di sinistra!) viene aggredito e picchiato da un gruppetto di facinorosi (di sinistra!!!), che lo spediscono al pronto soccorso. Inutile dire che la grande stampa non ha trattato l’argomento: se volete saperne di più e meglio, rivolgetevi a Ugo M. Tassinari.
Ora, indipendentemente dall’infinita e un po’ nauseata tristezza che mi suscita il reiterato utilizzo delle categorie di destra e sinistra, che, perdio!, sarebbe ora di rottamare una volta per tutte perché mai come in questo caso dicotomia fa rima con lobotomia — a parte questo, dunque, mi limito a constatare che l’episodio rientra nella lunga casistica della “militanza antifascista” che molto si richiama e nulla ha da invidiare alle pratiche in uso da una parte e dall’altra nel sanguinoso biennio rosso dell’Italia post-1918 — del resto, diceva Amedeo Bordiga, il danno peggiore prodotto dal fascismo è l’antifascismo. Non è noioso, tutto ciò? Non è indice di una profonda incapacità di contestualizzare e di adeguarsi al mutare dei tempi? Un’unica cosa mi conforta: se è vero che sopravvive solo chi si adatta meglio all’ambiente, questi tristi cascami di un’epoca finita spariranno anch’essi, prima o poi. Meglio prima.

Fatterello n. 2: mercoledì 6 ottobre, nel corso del programma “Chi l’ha visto?”, la conduttrice Federica Sciarelli ha gioiosamente annunciato in diretta, alla madre della vittima, il ritrovamento del cadavere di Sara Scazzi: toccando, probabilmente, uno dei punti più bassi nella storia della televisione italiana fino ad oggi. (A me viene in mente anche l’inviata di non so più quale tg che in occasione del terremoto dell’Aquila chiedeva alla gente costretta a dormire in macchina “come mai avesse preso quella decisione”; e, andando molto più in là nel tempo, ricordo l’altro horror show che fu l’interminabile diretta dell’agonia e della morte di Alfredino Rampi in un pozzo artesiano di Vermicino).
Sarebbe una bella cosa se Sciarelli potesse vergognarsi di ciò che ha fatto (anche se questo non diminuirebbe di un atomo la gravità desolante e sciagurata del suo gesto). Ma si può provare vergogna se si possiede una coscienza: e difficilmente “coscienza” va di pari passo con “carriera”. Sciarelli oggi è un personaggio di rilievo: non si raggiungono certi livelli senza pagare un prezzo. Naturalmente si è sempre liberi di scegliere, e poiché agli Dèi piacendo non siamo tutti uguali, c’è chi sceglie in un modo e chi in un altro: ma una volta che la scelta sia stata operata, è legittimo trarne una conclusione o pronunciare un giudizio.
Da donna, da madre e da giornalista (solo pubblicista, prego! E me ne vanto…) dedico volentieri a Sciarelli il brano di un noto cantautore che certo lei conoscerà, ma certe cose sono importanti da tenere a mente — e non se la prenda troppo, sono solo canzonette:

Io se fossi Dio,
maledirei davvero i giornalisti
e specialmente tutti,
che certamente non son brave persone
e dove cogli, cogli sempre bene.
Compagni giornalisti avete troppa sete
e non sapete approfittare delle libertà che avete,
avete ancora la libertà di pensare
ma quello non lo fate
e in cambio pretendete la libertà di scrivere,
e di fotografare immagini geniali e interessanti,
di presidenti solidali e di mamme piangenti.
E in questa Italia piena di sgomento
come siete coraggiosi, voi che vi buttate
senza tremare un momento:
cannibali, necrofili, deamicisiani e astuti,
e si direbbe proprio compiaciuti.
Voi vi buttate sul disastro umano
col gusto della lacrima in primo piano.
Sì vabbè lo ammetto
la scomparsa dei fogli e della stampa
sarebbe forse una follia,
ma io se fossi Dio,
di fronte a tanta deficienza
non avrei certo la superstizione della democrazia!

8 Comments on Di pestaggi, sciacalli e insomma miserie

  1. 2/2
    Sul piano invece più banalmente storico non è poi esatto affermare che “[g]li “antifascisti” ce l’hanno con i “fascisti” perché i “fascisti” non sono democratici e picchiano gli avversari”.
    Il/la militante antifascista idealtipico/a (della estrema sinistra marxista o anarchica) ha con la “democrazia” un rapporto ideologico più complesso di quello che traspare dalla tua ricostruzione. Per lui/lei esistono almeno una “democrazia formale” (borghese) e una “democrazia sostanziale” (che è compito del proletariato, o delle “lotte” instaurare). Naturalmente nemmeno la più preparata delle militanti antifasciste ha in concreto la minima idea di che cosa sia questa “democrazia sostanziale”, ma la distinzione di principio è ben presente nella visione del mondo che la accompagna nella militanza.
    Gli “antifascisti” ce l’hanno dunque – ideologicamente – con i “fascisti” perché i “fascisti” costituiscono un ostacolo all’instaurazione della democrazia sostanziale: e lo costituiscono in un modo peculiare. Un modo che è violento, aggressivo, certo, ma soprattutto un modo che pretende di cancellare addirittura le basilari libertà democratiche formali (borghesi) che la democrazia sostanziale, invece, nella loro narrazione, nella loro immagine ideologica della realtà sociale, non dovrà cancellare ma “superare” (in un senso genericamente hegeliano, cioè accogliere e potenziare trasformandole).
    Di fatto, storicamente, il fascismo al potere ha ovunque annullato gran parte di quelle libertà per costruire una società basata sull’esaltazione della subordinazione gerarchica, sull’accettazione dei rapporti di produzione dati, sull’obbedienza servile ai “superiori”, sulla riproposizione indiscutibile dei ruoli di genere. “Non lasciare spazio ai fascisti” significa allora per il militante antifascista in primo luogo garantire che spazi minimi di libertà (anche se “imperfetti” e “formali”) possano continuare a essere garantiti.
    Oggi poi, nella ideologia della sparuta militanza antifascista, gioca un ruolo importante anche l’opposizione al diffusissimo razzismo, non più solo antisemita, che di fatto costituisce il principale strumento di mobilitazione di gran parte delle nuove formazioni della destra radicale (da molte correnti della lega ai neofascisti di varia estrazione – cattolica, movimentista, proletaria o sottoproletaria etc.)
    Ho specificato che si tratta del piano ideologico, perché poi entrano in campo fattori di tutt’altro genere, da quelli psicologici (proiezione) a quelli etologici (pseudospeciazione culturale). Che qui però non sono rilevanti, visto che obiettavo alla tua ricostruzione, la quale si muove esclusivamente sul piano ideologico.

    “Siamo seri — è roba del secolo scorso”, scrivi.
    Non direi: forse sono roba del secolo scorso le maschere che gli avversari assumono, ma i conflitti politici non sono una caratteristica del solo Novecento. Gli esseri umani si sono scontrati duramente (a volte ferocemente) per questioni relative alla direzione più opportuna nella quale indirizzare la società almeno dal tempo in cui esiste storia documentata.

    “E che senso ha picchiare l’autore di un libro? Perché è di “sinistra”, ha scritto un libro sulla “destra” e va a presentarlo con i “fascisti”? Di cosa è colpevole, di intelligenza col nemico? Ma per favore.”
    Se la tua non è una domanda meramente retorica, rispondo: no, non viene picchiato perché è “di sinistra”, né perché ha scritto un libro sulla “destra”, ma perché – presentandolo dai “fascisti” – contribuisce a legittimare gruppi che si pongono come obiettivo la cancellazione di quegli spazi di libertà formale che gli antifascisti ritengono irrinunciabili per costruire più ampie zone di libertà sostanziale.

    “Senza contare il rapporto asimmetrico — almeno mezza dozzina contro due… Esteticamente biasimevole.”
    Ma l’obiettivo non è affatto estetico. È politico: il culto ideologico della virilità, dello scontro a due, del duello non è in alcun modo una priorità tra gli antifascisti, e questa dimensione (che psicologicamente è invece, e ovviamente, presente) viene vissuta anzi in genere con una sorta di cattiva coscienza.

    “P.S.: Ci conosciamo?”
    No, non ci conosciamo personalmente. Ma ora ci conosciamo forse un poco di più.
    Spero di non aver abusato della tua pazienza.
    Buona serata, Alessandra.

  2. Che strana risposta, la tua…
    Alla domanda: “dal punto di vista di quali valori è riprovevole quello che è accaduto?” rispondi: “essenzialmente dal punto di vista dei valori della logica”.
    Mi è difficile credere che la superstizione razionalistica sia talmente radicata in te da farti ritenere che i valori “morali” per giudicare un fatto siano i valori della logica. Mi sembra una posizione persino più difficile da sostenere dell’astratto “calculemus” di Leibniz.
    I “valori della logica”, qualunque cosa siano, sono valori di relazione, non di contenuto. e di relazione tra proposizioni (o “pensieri”, nel senso di Frege), non tra fatti.
    Se la tua non è stata un’affermazione affrettata, mi piacerebbe capire in quale senso sia possibile attribuire un’importanza così assoluta alla ragione logica, in dimensioni dell’esistenza dove sono in gioco poste di natura del tutto eterogenea.
    La tua posizione di razionalismo assoluto confliggerebbe apertamente, d’altro canto, con una dichiarazione che tu stessa fai poco sotto. “Quanto a me”, osservi “non credo che le mie modeste opinioni valgano la pena di un qualsivoglia sforzo di comprensione da parte altrui. Tutti abbiamo le nostre piccole debolezze, non è vero?”
    Dunque i valori morali sarebbero logicamente fondati, ovvero la logica sarebbe moralmente normativa, o la morale una forma del calcolo logico (non mi è appunto chiaro quale senso preciso tu attribuisca al nesso logica-valori), mentre invece le posizioni politico-ideologiche non sarebbero suscettibili di comprensione o argomentazione razionale? In questo caso si tratterebbe soltanto di una mera questione di gusti, come tra fragola e cioccolato? E allora a che servirebbero i dibattiti, le conferenze, i giornali, le manifestazioni, la scrittura e così via? Eppure tutto questo influenza le posizioni ideologiche assunte dalle persone, mentre influenza pochissimo la loro eventuale preferenza per la fragola (o il cioccolato, naturalmente – non me ne vogliano i suoi estimatori).
    Questa argomentazione, filosoficamente tanto poco persuasiva, mi sembra in qualche modo evitare tra l’altro il punto centrale delle mie osservazioni: quello della percezione di una grande omogeneità dei valori ultimi (per così dire – o forse meglio dei bisogni relazionali o “comunicativi”) tra gli esseri umani – del nostro tempo, se vuoi (perlomeno del nostro tempo).
    La questione più importante è infatti: perché ci piace la cortesia, perché tendiamo a ritenere positivo il rispetto da parte degli altri? Perché troviamo ragionevole che le persone cerchino di capire i punti di vista dell’avversario? Perché appreziamo la gentilezza?
    E soprattutto: che conseguenze dovremmo trarre da questi dati di esperienza?
    Qui faccio una pausa, perché temo che il mio commento superi vergognosamente lo spazio consentito ai post dal tuo sito. 1/2

  3. per GIUSEPPE
    —————————————————————–

    Chiedi “dal punto di vista di quali valori è riprovevole quello che è accaduto?”.
    Rispondo: essenzialmente dal punto di vista dei valori della logica. Gli “antifascisti” ce l’hanno con i “fascisti” perché i “fascisti” non sono democratici e picchiano gli avversari; gli “antifascisti” picchiano gli avversari; gli “antifascisti”, a questo punto, sono o possono ancora dirsi “democratici”? Siamo seri — è roba del secolo scorso.
    E che senso ha picchiare l’autore di un libro? Perché è di “sinistra”, ha scritto un libro sulla “destra” e va a presentarlo con i “fascisti”? Di cosa è colpevole, di intelligenza col nemico? Ma per favore.
    Senza contare il rapporto asimmetrico — almeno mezza dozzina contro due… Esteticamente biasimevole. Ma forse gli antifascisti guardano anche loro “Trecento” e avendo preso alla lettera il “molti nemici molto onore” pensavano di fare un favore ai “fascisti”… Ma basta.
    Se le botte le avessero prese direttamente i ragazzi di CasaPound probabilmente non mi sarei costernata più di tanto: fa parte del gioco, soprattutto se accetti certe etichette — può piacere o no, ma è così. Che le botte le abbia prese l’autore del libro, invece, non ci sta proprio. È quantomeno insensato.

    Quanto a me, non credo che le mie modeste opinioni valgano la pena di un qualsivoglia sforzo di comprensione da parte altrui. Tutti abbiamo le nostre piccole debolezze, non è vero?

    Perché non chiedi direttamente a Maurizio N. contezza del suo accenno al mos maiorum? Non posso arrogarmi il diritto di rispondere al posto suo, e se lo facessi combinerei sicuramente qualche guaio.

    P.S.: Ci conosciamo?

  4. il tuo post mi ha fatto riflettere.
    in particolare a proposito del fatterello 1:
    dal punto di vista di quali valori è riprovevole quello che è accaduto?
    mi sembra che, in casi del genere, la domanda importante sia questa.
    e immagino che i valori siano quelli di quell’urbano rispetto dell’altro e delle sue idee che oggi si esprime ideologicamente nella forma politica (o nell’atmosfera) della “democrazia”, e anzi più in particolare in quella sua versione moderna e vagamente liberale in cui siamo tutti cresciuti.
    non credo che un qualsiasi commentatore di gazzette, e neppure un prete o una conduttrice televisiva, avrebbe espresso un punto di vista sostanzialmente diverso dal tuo (che è, non sorprendentemente, anche il mio).
    mi sembra che questa sia una perfetta illustrazione di una omogeneizzazione talmente profonda che ogni forma di “resistenza” (magari nella forma “eurasiatica” che sembra – incomprensibilmente – affascinarti) appare totalmente risibile, irrilevante, superficiale (in senso etimologico).
    è anche molto significativo – a mio avviso – che quei ragazzi di casa pound, il cui immaginario pullula di muscolosi ed eroici assassini spartani (o crociati) o di impavidi italioti di più recente data, non possano che provare costernata indignazione di fronte a qualche pugno che colpisca loro o i loro ospiti.
    tutto questo a me ricorda moltissimo i meccanismi sociali del tanto disprezzato “politicamente corretto”, che moltissimi respingono con irritata insofferenza, ma che però tutti pretendono per sé (figurati chiamare “terrone” un militante razzista di catania: si offenderebbe mortalmente, e avrebbe pure ragione – persino se non dovesse cogliere la grottesca paradossalità della propria posizione).
    c’è qualcosa che non funziona nelle forme moderne di critica radicale al moderno, è il minimo che mi sento di dire.

    e per concludere: mi ha fatto sorridere (e – per le ragioni esposte in precedenza – mi sento tenuto a precisare che non c’è alcuna intenzione offensiva) la menzione del mos maiorum nel commento di maurizio n. – mos al singolare (e maiuscolo, addirittura) e poi di chissà quali oscuri maggiori.
    del resto è un dato di fatto che è socialmente più accettata la rivendicazione della propria credenza in una qualche fola utopica che la credenza nella piattezza della terra, sebbene non siano essenzialmente molto diverse (anche se la prima credenza tende a produrre effetti sociali solitamente più sgradevoli della seconda).

  5. per TUTTI
    ____________________________________________________________

    Grazie, amici, per i vostri commenti.
    Anche se scrivo per me stessa, e forse (a volte) soltanto per esorcizzare il male di vivere, è sempre un piacere e un conforto trovare qualcuno con cui sentirsi e, ciò che più conta, essere in sintonia.

    In particolare, grazie:
    # ad ANDREA per le sue citazioni e segnalazioni, sempre preziose;
    # a LUPO70 per la sua tenacia e la sua coerenza;
    # a MAURIZIO NAI per… lui sa cosa.

    Andiamo avanti.

  6. (in un ritaglio di tempo)
    Tutto ha avuto inizio con la vicnda di Alfredino Rampi. In quei giorni è nata nel nostro paese la tv-verità. Qualcuno poco dopo ha colto lo spirito dei tempi ed ha inventato Mediaset, a cui la Rai si è presto accodata.
    Ricordo anche che, anni fa, un amico che lavorava in un’azienda milanese che si occupava d ricerche di mercato mi disse che uno dei settimanali che vendevano di più in Italia era Cronaca Vera.
    Si è solo evoluto il mezzo ma lo sfruttamento degli istinti più bassi da parte dei nuovi apprendisti stregoni è sempre lo stesso.
    In fondo, in pieno Kali-Yuga, la pornografia delle anime messe nudo nel loro peggio non poteva non diventare la nuova frontiera dell’intrattenimento.
    Mi manca sempre di più il Mos Maiorum. Se, utopicamente, si potesse ripartire da lì…Ma, nonostante tutto credo ancora alle utopie. WNK

  7. Da condividere tutto fino all’ultima virgola. E G.G. in quella canzone dice talmente tante verità, che dovette autoprodurre il disco in cui e’ incisa….

  8. Grazie, come sempre, di questo sforzo di fare barriera di fronte all’orrore e alla stupidità.

    “Ciò che le persone pensanti hanno perdonato ad Attila, al Comitato di salute pubblica e persino a Pietro I, non lo perdoneranno a noi. Noi non abbiamo sentito una voce che ci chiamava dall’alto ad attuare il destino, e non sentiamo una voce sotterranea dal basso, che ci indichi il cammino. Per noi esiste una sola voce e un solo potere: il potere della ragione e dell’intelligenza”.

    (Herzen a Bakunin, da: “A un vecchio compagno”)

    P.S. – E’ uscito il libro di Schlomo Sand! Affrettati… leggilo e regalalo!
    Non sono intervenuto nel corso dei tuoi post sulla condizione dei nostri amici animali, ma sono certo che mi hai sentito più che vicino… completamente immedesimato con quello che hai scritto.

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