Di cani, tassisti, padroni e leghisti

Trovo tristissima la storia del tassista ridotto in coma per aver investito un cane sfuggito alla padrona.

Trovo ancora più triste che ci si sia soffermati poco e niente sulla sorte e sulla morte di questa povera bestia, colpevole soltanto di avere una padrona assolutamente cretina e irresponsabile: perché chi va in giro in una città come Milano, oggi, senza tenere il proprio cane saldamente al guinzaglio è irrimediabilmente cretino.
Mi auguro che questa infelice venga riconosciuta colpevole di omessa custodia, e le vengano applicate le sanzioni amministrative e penali del caso.

Più cretina di lei c’è solo la proposta — della Lega, of course, spalleggiata dal solito Pdl — di dotare i tassisti di mezzi di difesa come “spray urticanti e sfollagente”.

Se Salvini pensasse, prima di parlare, si renderebbe conto (tutto da solo e senza neanche un aiutino da parte mia) che lo sfortunato tassista non è stato aggredito perché è un tassista, ma perché aveva investito il cane. Se fosse stato un ingegnere, una casalinga o un rappresentante di commercio le cose non sarebbero andate diversamente.

Però, poiché la pubblicità è l’anima del commercio e il ferro va battuto finché è caldo e, diciamolo, si stava meglio quando si stava peggio, avrebbe mai potuto la Lega perdere la ghiotta occasione di rubare la scena e cavalcare il malcontento popolare nonché quello di un’intera categoria (quella dei tassisti, appunto)? Checché!, avrebbe detto il sublime Principe. E così, puntuale come la zuppa dei morti il 2 novembre, ecco il leghista di turno che se ne esce con la sua propostina.

Io, a questo punto, propongo di dotare di spray urticante, sfollagente e magari pure una bella lama (previo accertamento del corretto utilizzo della stessa da parte del detentore) tutti coloro, tassisti e non, che si trovino abitualmente a transitare a bordo del loro veicolo a due o quattro ruote in prossimità di luoghi frequentati da cani e relativi proprietari. Perché episodi come questo possono ripetersi dovunque e in ogni momento. Prevenire is megl’ che reprimere.

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