Adoro le pellicce — addosso agli animali.

L’altro giorno, dal parrucchiere (e dove, se no?), sfogliando uno di quelli che vengono denominati “giornali femminili” mi imbatto in un insertone sui diktat degli stilisti per l’inverno incipiente.
Già il fatto che qualcuno che non mi conosce ovvero ignora come la penso/come vivo/di quanti soldi dispongo/dove abito etc. possa arrogarsi il diritto di venirmi a dire cosa devo indossare per essere attraente/desiderabile/vincente etc. è una cosa che ho sempre odiato fin da ragazzina. Ma ammettiamo che esistano persone che hanno bisogno di qualcuno che gli spieghi cosa pensare e cosa preferire: ora, è a persone come queste che si rivolgono gli stilisti; i quali, quest’anno, consigliano massicciamente l’uso e l’abuso di pelli pellicce e pellami vari.
Sono sincera: se vedo una signora over 70 con addosso un cappotto di resti animali, non riesco a indignarmi. Vedo in lei un riflesso patetico dei terribili anni Sessanta, quando bastavano il filo di perle e la pelliccetta a dare l’illusione di essere una vera signora. Poi è arrivato il ’68: e con esso le uova tirate addosso ai simboli della peggior borghesia alla prima della Scala, il 7 dicembre di quell’anno. Capanna era partito quasi bene, poi è finito anche lui a fare il notaio — come profetizzava Ionesco guardando gli studenti del maggio francese sfilare sotto le sue finestre. Succede.
Ma sto divagando. Torniamo a quello che la Moda vuole imporre alle donne, in questo autunno-inverno 2010/2011. Pelli e pellicce, dicevamo, d’ogni tipo — compresi cervi, lupi e volpi, per tacere dei soliti visoni, opossum e via elencando. Io non so se tutte le femmine della mia specie che amano indossare brandelli di cadaveri conoscano Leopold von Sacher-Masoch e vogliano seriamente ispirarsi alla sua Venus im Pelz — ciò che forse conferirebbe a quel tipo di abbigliamento una qualche piccantezza (ma proprio forse, eh?, perché oggi come oggi la cosa più piccante di cui sono a conoscenza è il peperoncino “bacio di Satana” — tutto il resto è noia).
Non so, dicevo, se tutte le mie contemporanee impellicciate sognino di emulare la fatale Wanda; così a occhio, mi sembrano vittime dell’esiziale binomio ignoranza/volgarità che è la cifra di questi anni desolanti e desolati.
Prova ne sia il fatto che, per consentire a chiunque di esibire un lusso straccione, si scuoiano cani e gatti onde ornarsene il dì di festa (ma anche per andare a fare la spesa sotto casa) perché le guarnizioni di pelo sono tanto trendy… Naturalmente queste cretine si guardano bene dall’andare a vedere cosa c’è dietro il pelo che adorna (!) i loro straccetti da mercato. Io credo che dovrebbe bastargli quello che hanno sullo stomaco.
Poi, invece, ci sono anche quelle che possono o vogliono spendere somme favolose per andarsene in giro sotto le spoglie mortali di quelli che in natura sarebbero stati animali liberi, e che invece in questa nostra ammirevole civiltà occidentale sono stati condannati a un’esistenza di dolore e di angoscia nonché a una morte orribile per soddisfare la laida vanità di femminette frustrate o aspiranti mignotte — nonché per riempire le tasche degli stilisti: ci avete mai pensato? Volete proprio far arricchire tanti pagliacci? De gustibus
Ma già: a queste insulse creature non importa nulla neppure delle vite umane messe in gioco per lo sberluccichìo di qualche po’ di carbonio indurito assurto a status-symbol, figurarsi se possono fremere per la sorte di un castoro o una volpe. O una lontra, un leopardo, un lupo, un cervo, un opossum, una lince eccetera.
È per questo che sostengo l’ineludibilità di rendere edotto il consumatore su quel che accade negli allevamenti di animali da pelliccia, se necessario anche usandogli una dolce violenza, affinché comprenda a fondo di che cosa si rende complice con le sue smanie modaiole.
Che poi, signore mie, non vi si chiede di sottoporre le vostre sinapsi a chissà quale sforzo: tirate fuori un po’ di quel buonsenso che vi fa preferire un supermercato a un altro, e ragionate sul fatto che, non essendo noi a Oimjakon nell’inverno del 1926, le molte fibre sintetiche (sottolineo “sintetiche”: il piumino d’oca lasciamolo addosso all’oca, che è meglio) messe a nostra disposizione dalla moderna tecnologia sono più che sufficienti per non correre il rischio di morire di freddo.
Mi rendo perfettamente conto che se le signore a cui mi rivolgo appartengono alle due triste categorie summenzionate nessuna esortazione a far uso del raziocinio (che pure devono avere, da qualche parte) potrà scalfire le loro convinzioni. Se per costoro la pelle e la pelliccia sono parte integrante e imprescindibile dell’abbigliamento, costi quel che costi (soprattutto se non sono loro a pagare in termini di dolore e sofferenza); se sono fashion victims; se preferiscono l’apparire all’essere — be’, allora non c’è niente da fare. Laddove non bastasse l’educazione, s’imporrebbe la rieducazione. Vorrei vedere quel giorno.

4 Comments on Adoro le pellicce — addosso agli animali.

  1. per LUPO70
    ———————————————————–

    Zanne sempre affilate, vedo…
    Così mi piaci ;-)

  2. “Laddove non bastasse l’educazione, s’imporrebbe la rieducazione. Vorrei vedere quel giorno”
    .
    Anch’io spero di vedere quel giorno, magari lasciando le succitate “signore” in un bosco a fare conoscenza con i lupi dal vivo ;)
    Te lo cito e pubblico nel mio blog, anche se dubito che le succitate “signore” abbiano la capacità di accendere un pc, figuriamoci di andare su internet.

  3. Grazie a te, Federica. Ma io non ho altro merito che di aver scritto quello che sono in tanti a pensare: bisognerebbe trovare tutti il coraggio di dirlo — anche questa è educazione ;-)

    Buona giornata

    A.

  4. Complimenti. Null’altro da dire. Condivido tutto appieno. Ce ne vorrebbero di più di donne come te.

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