Federparchi, Telethon e le solite bufale scientiste

L’altro giorno ho scritto a Federparchi per protestare contro il supporto dato a Telethon —> https://www.facebook.com/event.php?eid=109399892480635

Ne ho ricevuto in risposta la seguente mail:

Telethon ha come missione il finanziamento della ricerca scientifica che possa portare alla cura delle malattie genetiche <http://www.telethon.it/ricercainforma/glossario/Lists/Glossario/DispForm.aspx?ID=25> . Contemporaneamente Telethon è contro ogni maltrattamento degli animali.

Grazie ai progressi della ricerca scientifica che mettono a disposizione dei ricercatori molteplici sistemi su cui testare l’efficacia delle terapie sperimentali (ad esempio cellule, tessuti), oggi solo una parte dei progetti finanziati richiede la sperimentazione su modelli animali. In questi casi, Telethon richiede ai ricercatori di utilizzare il minor numero possibile di animali e di applicare un rigido codice di comportamento che minimizzi la loro sofferenza.

Inoltre, Telethon vigila affinché si applichi la legislazione vigente in materia (in Italia è in vigore il Decreto legislativo 116 del 27 gennaio 1992 <http://www.salute.gov.it/imgs/C_17_normativa_946_allegato.pdf> , in attuazione della direttiva del Consiglio Europeo 86/609/CEE <http://ec.europa.eu/food/fs/aw/aw_legislation/scientific/86-609-eec_it.pdf> ) e affinché i ricercatori abbiano ottenuto l’autorizzazione dei comitati etici dei loro istituti. La sperimentazione sugli animali fatta secondo le leggi e le normative in vigore è tutt’altra cosa rispetto alla vivisezione, contro la quale anche Telethon si pronuncia in maniera forte.

Ma perché è necessario sperimentare sugli animali? La ricerca di una terapia per una malattia genetica è un percorso lungo e complesso che normalmente passa da una fase cosiddetta “di base” dove i ricercatori si concentrano su sistemi cellulari o addirittura molecolari per identificare i meccanismi che portano alla malattia e i modi per bloccarne l’insorgenza.

Una volta che si sono isolati dei sistemi (farmaci, geni, cellule) che bloccano il percorso della malattia nei sistemi di base, è spesso necessario, prima di somministrarli ai malati, controllarne l’efficacia e l’assenza di tossicità in un organismo complesso il più possibile simile all’uomo. Questo diminuisce considerevolmente il rischio di commettere errori di formulazione e di somministrazione.

Moltissimi passi avanti compiuti dalla medicina negli ultimi decenni, passi avanti che hanno guarito o alleviato le sofferenze di milioni di malati al mondo, non sarebbero stati possibili senza una motivata, attenta e accurata sperimentazione sugli animali.

A mia volta, ho risposto come segue:

Egregi signori,

comprendo benissimo che informarsi seriamente su argomenti tanto complessi come la ricerca di base o sperimentazione in vivo o sperimentazione su modelli animali o sperimentazione animale o vivisezione richiede tempo, pazienza e competenza; ma esibire come risposta le veline di una struttura che fa del supporto alla ricerca di base o sperimentazione in vivo o sperimentazione su modelli animali o sperimentazione animale o vivisezione la sua attività principale non è bello. Non è neanche serio e sa un po’ di presa per i fondelli, ne convenite?

Ora, poiché non tutti i firmatari di petizioni contro la ricerca di base o sperimentazione in vivo o sperimentazione su modelli animali o sperimentazione animale o vivisezione agiscono su basi di pura emotività o parlano a vanvera, ma fra loro figurano medici, biologi, etologi, giuristi, filosofi eccetera, mi corre l’obbligo di sottoporvi alcune considerazioni sulla validità e sull’eticità della ricerca di base o sperimentazione in vivo o sperimentazione su modelli animali o sperimentazione animale o vivisezione.

Voi/Telethon scrivete:

# Telethon ha come missione il finanziamento della ricerca scientifica che possa portare alla cura delle malattie genetiche <http://www.telethon.it/ricercainforma/glossario/Lists/Glossario/DispForm.aspx?ID=25> . Contemporaneamente Telethon è contro ogni maltrattamento degli animali.

Dunque Telethon si occupa direttamente di finanziamenti, che serviranno poi a sostenere la ricerca. Insomma la mission di Telethon è chiedere soldi.

# Grazie ai progressi della ricerca scientifica che mettono a disposizione dei ricercatori molteplici sistemi su cui testare l’efficacia delle terapie sperimentali (ad esempio cellule, tessuti), oggi solo una parte dei progetti finanziati richiede la sperimentazione su modelli animali. In questi casi, Telethon richiede ai ricercatori di utilizzare il minor numero possibile di animali e di applicare un rigido codice di comportamento che minimizzi la loro sofferenza.

È molto bello che Telethon chieda ai ricercatori di “utilizzare il minor numero possibile di animali e di applicare un rigido codice di comportamento che minimizzi la loro sofferenza”. Il problema consiste nel fatto che una tale richiesta non ha nulla di vincolante o di cogente: richiedere un impegno in questo senso non comporta automaticamente l’accoglimento della richiesta.
In caso contrario, cioè nel caso in cui Telethon scoprisse che i progetti finanziati sono stati eseguiti senza tener conto delle sue richieste, ovvero con l’impiego di un cospicuo numero di animali da laboratorio senza riguardo alla loro sofferenza, che farebbe Telethon? Si farebbe ridare i soldi? Sconfesserebbe il progetto e i ricercatori? Esiste un protocollo etico/deontologico che preveda una simile possibilità?

# Inoltre, Telethon vigila affinché si applichi la legislazione vigente in materia (in Italia è in vigore il Decreto legislativo 116 del 27 gennaio 1992 <http://www.salute.gov.it/imgs/C_17_normativa_946_allegato.pdf> , in attuazione della direttiva del Consiglio Europeo 86/609/CEE <http://ec.europa.eu/food/fs/aw/aw_legislation/scientific/86-609-eec_it.pdf> ) e affinché i ricercatori abbiano ottenuto l’autorizzazione dei comitati etici dei loro istituti. La sperimentazione sugli animali fatta secondo le leggi e le normative in vigore è tutt’altra cosa rispetto alla vivisezione, contro la quale anche Telethon si pronuncia in maniera forte.

Telethon può vigilare quanto vuole, ma la legislazione vigente in materia è pressoché quotidianamente e ovunque disattesa, come provano le innumerevoli azioni intraprese (e relative denunce promosse) dalle associazioni c.d. animaliste.
Quanto alla “autorizzazione dei comitati etici dei loro [cioè dei ricercatori] istituti”, è un po’ come se i carnefici della Santa Inquisizione avessero chiesto il permesso al papa…
La vera perla, però, è questa: “La sperimentazione sugli animali fatta secondo le leggi e le normative in vigore è tutt’altra cosa rispetto alla vivisezione, contro la quale anche Telethon si pronuncia in maniera forte”. Sul “Corriere della Sera” del 5 settembre 2010 leggiamo le seguenti parole di Silvio Garattini, leader indiscusso della ricerca di base o sperimentazione in vivo o sperimentazione su modelli animali o sperimentazione animale o vivisezione in Italia: «Secondo il farmacologo inoltre è retrogrado parlare di “vivisezione, parola utilizzata per creare sensazione nell’ opinione pubblica. Questi studi restano fondamentali, non esistono vie alternative. Le simulazioni al computer e le colture cellulari non sono attendibili. Se oggi abbiamo cure contro leucemia, diabete o certi tumori, se abbiamo debellato alcune gravissime malattie lo dobbiamo ai test su specie viventi che al 98% coinvolgono i roditori e solo in minima parte specie più grandi”».
Secondo Garattini, dunque, l’impiego del termine “vivisezione” è retrogrado, ovvero serve soltanto a scuotere l’opinione pubblica. Ma anche se si cambiano i nomi, i significati restano: e il significato di “vivisezione” è esattamente quello di ricerca di base o sperimentazione in vivo o sperimentazione su modelli animali o sperimentazione animale.
Ma c’è un’altra cosa: Garattini dichiara che attualmente “i test su specie viventi … al 98% coinvolgono i roditori”. Ebbene, sul numero di “Le Scienze” (edizione italiana di “Scientific American”) del 4 dicembre 2009 è apparso il seguente articolo, che riporto integralmente:

Distrofia di Duchenne

Uomini e topi: una piccola, grande differenza


Due importanti caratteristiche di un gene chiave nello sviluppo della malattia sono presenti in quasi tutte le specie di mammiferi, uomo incluso, ma non nei topi e nei ratti

Uomini e topi hanno mostrato di avere differenze potenzialmente critiche, finora ignorate, in uno dei geni coinvolti nell’insorgenza della distrofia muscolare di Duchenne (DMD). A scoprirlo è stato un gruppo di ricercatori del King’s College di Londra che ne parlano in un articolo (Profound human/mouse differences in alpha-dystrobrevin isoforms: a novel syntrophin-binding site and promoter missing in mouse and rat) pubblicato sulla rivista “BMC Biology”.

In particolare hanno scoperto che due importanti caratteristiche di un gene chiave nella DMD sono presenti in quasi tutte le specie di mammiferi, uomo incluso, ma non nei topi e nei ratti. Questo risultato mette in questione il ricorso a questi animali come modello di riferimento per lo studio della malattia.

La scoperta è stata fatta da Roland Roberts e collaboratori nel corso sello studio della alfa-distrobrevina, una sotto-unità citoplasmatica del complesso proteico associato alla distrofina, che nella DMD è disfunzionale.

La DMD è una miopatia che provoca la perdita di massa muscolare in tutto il corpo, ma può essere anche associata a effetti neurologici che possono manifestarsi come cecità notturna, disturbi nella visione dei colori o difficoltà di apprendimento. La α-distrobrevina è espressa in modo particolarmente spiccato proprio a livello cerebrale.

“Due differenze precedentemente non notate (un interruttore genico, o promotore, e un nuovo sito di legame per la sintrofina) sono codificate dal gene per la α-distrobrevina di quasi tutti i tetrapodi, eccetto che nel topo. Riteniamo che questo riconoscimento tardivo di caratteristiche chiave di un gene che è intensamente studiato fin dalla sua scoperta 13 anni fa sia dovuto al predominio del topo quale modello animale per lo studio della DMD e alla specifica distruzione di queste parti del gene nel topo”, ha osservato Roberts.

Dal confronto con il genoma di altri roditori, risulta che questa semplificazione del gene per la alfa-distrobrevina nel topo e nel ratto si sia verificata fra i 30 e i 40 milioni di anni fa. ( gg)

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Ho sottolineato i punti che mi sembrano più rilevanti per un corretto approccio al problema della reale validità della ricerca di base o sperimentazione in vivo o sperimentazione su modelli animali o sperimentazione animale o vivisezione.

Ma andiamo avanti.

# Ma perché è necessario sperimentare sugli animali? La ricerca di una terapia per una malattia genetica è un percorso lungo e complesso che normalmente passa da una fase cosiddetta “di base” dove i ricercatori si concentrano su sistemi cellulari o addirittura molecolari per identificare i meccanismi che portano alla malattia e i modi per bloccarne l’insorgenza.
Una volta che si sono isolati dei sistemi (farmaci, geni, cellule) che bloccano il percorso della malattia nei sistemi di base, è spesso necessario, prima di somministrarli ai malati, controllarne l’efficacia e l’assenza di tossicità in un organismo complesso il più possibile simile all’uomo. Questo diminuisce considerevolmente il rischio di commettere errori di formulazione e di somministrazione.

È chiaro che, anche per quanto detto prima, i dubbi sulla reale efficacia dei metodi attuati dalla ricerca di base o sperimentazione in vivo o sperimentazione su modelli animali o sperimentazione animale o vivisezione sono destinati a sussistere. Non si capisce, infatti, perché chi sostiene la ricerca di base o sperimentazione in vivo o sperimentazione su modelli animali o sperimentazione animale o vivisezione sia solito affermare la profonda somiglianza fra uomo e animale quando c’è da considerare validi e/o attendibili i risultati della ricerca, salvo poi negare quella medesima somiglianza quando si richiami l’attenzione sulla sofferenza dell’animale utilizzato per la medesima ricerca o sul fallimento della stessa…

# Moltissimi passi avanti compiuti dalla medicina negli ultimi decenni, passi avanti che hanno guarito o alleviato le sofferenze di milioni di malati al mondo, non sarebbero stati possibili senza una motivata, attenta e accurata sperimentazione sugli animali.

Di tutti i ricatti emozionali messi in atto dai sostenitori della ricerca di base o sperimentazione in vivo o sperimentazione su modelli animali o sperimentazione animale o vivisezione, questo è veramente il più patetico, risibile e datato. Non voglio sprecarci neanche una parola, e rimando al “British Medical Journal” http://archivio.panorama.it/scienze/articolo/idA020001039479.art

È tutto, egregi signori.

Io continuerò a boicottare Telethon, e di riflesso tutte le strutture e attività che la sostengono. Insieme a me, lo faranno molte altre persone in Italia e nel mondo.

Voi che farete?

Cordialmente

Alessandra Colla

18 Comments on Federparchi, Telethon e le solite bufale scientiste

  1. solo poche parole…ma non si poteva lasciare tutto in mano a madre natura anziché torturare elle povere creature e rovinare tt come al solito??

  2. Meryluise Astrologa | 3 giugno 2011 at 21:41 | Rispondi

    Perfettamente in sintonia con Lei Sig.ra Alessandra quando Lei parla di riproduzione del genere umano fatta senza conoscenza ma neppure scienza ,e nel paradosso entra anche la presunzione che noi siamo i depositari della vita in senso lato e che quindi possiamo permetterci di interferire sulla biologia e sulla stessa natura terrestre, questo perchè, l’indirizzo ideologico della baronia scientifica è rimasto sperimentalmente uguale a quello praticato nei lager nazisti.
    Ho letto tempo addietro un interessante articolo australiano che parlava del trapianto di organi prendendoli dai maiali, da quella ricerca effettuata in campo genetico da un noto scienziato australiano si specificava a chiare lettere che non era possibile attuarlo quantunque pur essendo il DNA del maiali al 98% simile a quello dell’uomo resta pur sempre differente nella sua memoria genetica di fondo dovuta alla diversità dell’evoluzione tra i maiali l’uomo.

    Esistono dei residui difformi che non permettono ai loro rispettivi RNA di poter coincidere nella struttura molecolare e per questo motivo nella difformità del RNA entra in gioco un genoma che per costituzione anatomica produrrebbe il rigetto dell’organo trapiantato ,sembrerebbe che questo valga per quasi tutti i mammiferi tra loro, questo studio deriva dal fatto che ci fosse la possibilità di allevare i maiali allo scopo di farli divenire carne da trapianto, perchè noi esseri umani ci uccidiamo tra noi con guerre sante però innanzi alla malattia vogliamo vivere a tutti i costi aborrendo l’ eutanasia

  3. renato medini | 25 maggio 2011 at 22:49 | Rispondi

    condivido ciò che dice A. Colla. Garattini è mendace non tanto per le supposte ‘validità scientifiche’ alle sperimentazioni, ma per il motivo di base: il potere volutamente scambia cause con effetti. La leucemia non era neanche da pensare come patologia in un mondo sano, e invece la logica del falso benessere la benedice, per i profitti che essa crea. è così con tutto: cibi, energia, sport, scienza. è inutile persino parlare con questa gente, tanto sono contaminati dal sistema fino all’anima. Anch’io detesto Telethon, la Sanità dovrebbe battersi per eliminare le cause e non gli effetti dei nostri mali. E invece le contaminazioni prolificano e generano business, anche a spese dei nostri figli (figuriamoci quanto gliene frega degli animali, se sono disposti ad esporre i figli ai rischi radioattivi o quant’altro).

    • Alessandra | 29 maggio 2011 at 09:54 |

      Grazie, Renato, per i tuoi puntuali rilievi. Hai ragione: se non gliene frega degli esseri umani, figurati degli animali… Noi però continuiamo, non è vero?
      Grazie ancora

      A.

  4. X Alessandro: guarda che la sperimentazione umana è prescritta per legge!! dopo gli animali prima su umani sani e poi su umani malati! non regge l’argomentazione (la sentivo 30 anni fà!) che se non si possono testare le cure sugli umani perchè non è etico, quindi si “sacrificano” gli animali… a parte che anche se fosse noi con che diritto massacriamo gli animali con l’utopia di trovare una cura alle malattie di cui gli animali spontaneamente non si ammalano! c’è un errore scientifico macroscopico, ma se non vogliono avere migliaia di morti ad ogni mezza pasticca che sfornano, per forza devono testare sugli umani tant’è vero che l’hanno imposto legalmente. E per inciso se ci sono cure e farmaci che funzionano non è di certo perchè sono stati testati sugli animali! ma perchè lo sono stati sugli umani… sai cos’era l’incidenza di morte agli albori della chemioterapia (tanto per fare un esempio?).. ecco.

  5. complimenti! tra l’altro quando poi succedono i disastri farmacologici (vyoxx, lipobay ecc ecc) tutti si affrettano a dire che la vivisezione è prescritta per legge ma lo sanno tutti che i risultati scaturiti non sono mai rapportabili all’essere umano! e quindi la vivisezione viene usata con criteri a geometria variabile secondo quello che più conviene, niente di diverso che per ottenere QUEL risultato voluto, non si fà altro che cambiare specie animale).

    se posso fare un’aggiunta in risposta a questa affermazione:

    Una volta che si sono isolati dei sistemi (farmaci, geni, cellule) che bloccano il percorso della malattia nei sistemi di base, è spesso necessario, prima di somministrarli ai malati, controllarne l’efficacia e l’assenza di tossicità in un organismo complesso il più possibile simile all’uomo. Questo diminuisce considerevolmente il rischio di commettere errori di formulazione e di somministrazione.

    non è SPESSO necessario, ma per legge è SEMPRE necessario dopo aver vivisezionato gli animali, testare la “cura” prima su umani sani e poi su umani malati, prima che un nuovo preparato o cura possa essere messa in commercio. se poi vogliamo aprire lo squallido e orrido capitolo della sperimentazione umana….

    sempre NO alla vivisezione, mai finanziare chi permette ed è tra i primi oppositori alla validazione di metodi sostitutivi e alla prevenzione. boicottiamo sempre la falsa scienza! NO a telemorth.

    • Alessandra | 29 maggio 2011 at 09:53 |

      Gentile Sab, ti ringrazio per l’apprezzamento e soprattutto per le utili precisazioni. Sappiamo benissimo che la forza dello scientismo è la disinformazione, quindi è necessario fare il possibile per tirar giù dal piedistallo i falsi miti. Grazie ancora

      A.

  6. andrea maraglio | 25 maggio 2011 at 12:24 | Rispondi

    ho letto il tuo articolo su disinformazione , perfetto direi, siamo preda delle multinazionali e delle farmaceutiche non ci piove , solo che il problema non e’ andare contro questa o quella organizzazione e soprattutto non e’ mettere in discussione le tecniche usate per ”curare,, … gia’ , curare , loro curano i sintomi non le malattie , sarebbe il caso sottolineare questa cosa piu’ marcatamente .QUESTI MASCALZONI ci fanno credere che loro ricercano per debellare le malattie , il grosso imbroglio e’ proprio questo, che non sono malattie ma sintomi , solo sintomi , come il tumore , causati da disordini alimentari , di ambiente perfino di emozioni . Non so se hai gia’ scritto di questo , e mi scuso se mi ripeto, ma sarebe il caso approfondire non credi … ?quando hai tempo.
    un abbraccio e complimenti per tutto
    andrea

    • Alessandra | 29 maggio 2011 at 09:34 |

      Gentile Andrea,
      grazie a te per l’apprezzamento.
      E’ da decenni che tratto questi argomenti, credo che qua e là per il mio blog (e per la rete, visto che ho rilasciato diverse interviste) troverai qualcosa sul tema. Tempo fa ho anche scritto un libretto in cui si parla di tutte queste tematiche. Comunque hai ragione, i danni dello scientismo meritano sempre un approfondimento. Vedrò di trovare il tempo ;-)
      Ancora grazie
      A.

  7. Mai più vivisezione! Non serve ad altro che a procurare dolore e morte di esseri senzienti, senza nessun risultato per la medicina destinata agli uomini. Ci batteremo senza tregua per far terminare questo orrore, vergogna dell’umanità tutta!

  8. Cara Alessandra, ci terrei a precisare che ” ricerca di base o sperimentazione in vivo o sperimentazione su modelli animali o sperimentazione animale o vivisezione” non sono sinonimi.

    Sicuramente avrai un parente che è stato malato ed è guarito, oppure che continua a vivere grazie a farmaci che abitualmente prende o magari grazie ad una qualche operazione. Bene, secondo il tuo ragionamento tu preferiresti che non ci fosse stata nessuna sperimentazione, quindi nessuna cura e che ora i tuoi cari ora fossero morti. Ti invito a riflettere su questo.

    Poi, se vogliamo discutere sul fatto che siamo in troppi su questo pianeta, che le case farmaceutiche preferiscano un semi-malato dipendente da farmaci per tutta la vita piuttosto che guarirlo definitivamente e che il Vaticano è una grossissima palla al piede ti do ragione in pieno, ma non mi puoi dire che non si debba fare ricerca!

    Daniele

    • Alessandra | 24 maggio 2011 at 14:15 |

      Caro Daniele,
      il tuo commento merita una risposta più articolata.
      A presto

      A.

  9. quindi per concludere cambierei il titolo in federPacchi

    • Alessandra | 23 maggio 2011 at 13:24 |

      :-)))
      Possiamo proporre direttamente a loro la variazione, ma non credo che accetterebbero.

  10. davide d'amario | 19 maggio 2011 at 23:33 | Rispondi

    contro la vivisezione!

  11. Alessandro Cavallini | 19 maggio 2011 at 08:16 | Rispondi

    Cara Alessandra, apprezzo il tuo impegno contro la vivisezione, però ritengo necessaria una precisazione. Favorevoli/contrari alla vivsezione è una falsa dicotomia, il problema reale è un altro, su cui poco ci si sofferma. La ricerca sulle malattie UMANE avrebbe degli ottimi risultati scientifici se si potesse fare ricerca su degli UMANI. Per fare questo, escludendo opzioni “mengeliane”, rimane un’unica strada: utilizzo di cellule umane, cloni e quant’altro. Però la morale giudeo-cristiana, oggi imperante, ritiene peccato tutto ciò. Perchè non iniziare una battaglia invece su questo campo? D’altra parte, un Autore a te caro ha scritto che è necessario “Portarsi non là dove ci si difende, ma là dove si attacca”. Non convieni?

    • Alessandra | 19 maggio 2011 at 11:45 |

      Caro Alessandro,
      il problema reale non è nemmeno quello che dici tu. È una cosa infinitamente più sgradevole e politicamente scorrettissima.
      Perché il problema reale è la sconsiderata proliferazione del genere umano. Prima dell’illusione scientista, i portatori di malattie genetiche semplicemente morivano senza potersi riprodurre, e così facendo impedivano il propagarsi della malattia.
      Lo stesso discorso naturalmente vale per ogni malformazione che impedisca lo sviluppo armonico e autonomo dell’individuo. È questa la responsabilità maggiore della morale giudeo-cristiana e della sua indebita ingerenza in questioni che non possono e non devono riguardarla. Il discorso chiaramente è lungo, complesso e sdrucciolevole.
      Per quanto riguarda la vivisezione, l’impegno che condivido con decine di migliaia di persone in Italia e nel resto del mondo punta precisamente all’abolizione di una pratica che non soltanto non serve a niente, ma che comporta sofferenze inaudite e morte per un numero spaventosamente alto di esseri viventi, a puri fini di lucro. Anche qui, ce ne sarebbe da dire…
      Grazie per essere passato di qui ;-)

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