Ballottaggio, entropia e vecchie zie

Il mio amico Alberto sollecita le mie impressioni sull’esito elettorale di Milano e sul prossimo ballottaggio.

Non abito a Milano, e non voto. Farò un’eccezione per i referendum del 12-13 giugno — quattro “sì” secchi, perché l’acqua è di tutti e il valore vitale non ha un prezzo; perché la sicurezza del nucleare non è cosa di questo mondo; e perché la tutela dei satrapi non è e non può essere la priorità di chi non ne sia complice, moralmente o materialmente.

Detto questo, Alberto mio, che impressioni vuoi che abbia?

Con riferimento a un’altra accezione del termine, sono impressionata sì — e da molte cose: la pressoché totale assenza di programmi concreti, dall’una e dall’altra parte; la pochezza delle argomentazioni; la propaganda così sfrenata da diventare grottesca. E, su tutto, ancora e ancora e di nuovo la tristissima contrapposizione antifascismo/anticomunismo di cui, caro il mio Alberto, mi trabocca ogni e qualsiasi recipiente reale o virtuale che sia.

Che poi, diciamocela tutta questa verità nuda e dolorosa, è inutile che si disperino: perché se da un lato ci sono gli antifascisti a oltranza, dall’altro ci sono gli anticomunisti a oltranza — e ognuno rinforza l’avversario, in un perverso circuito Stimolo/Risposta. Se almeno una delle due parti si decidesse una buona volta a farla finita e ad andare oltre, della serie “ok, c’hai ragione, w la resistenza/w Hitler, adesso però vai a farti un giro e lasciami pensare alle cose serie”, l’altra parte prima o poi capirebbe che per giocare a guardie e ladri bisogna essere in due, e se uno dei due se ne va bisogna smettere.

In conclusione, se vinceranno le c.d. sinistre non credo che Milano diverrà invivibile — forse soltanto un po’ scomoda per alcuni, soprattutto giovani, ai quali toccherà pagare lo scotto di non aver saputo o voluto capire la necessità di operare scelte radicali, sicuramente difficili ma in grado di offrire, sul lungo periodo (certo non nell’immediato!) sbocchi interessanti. Ma non sono pazienti, i giovani d’oggi, e non hanno tanta voglia di fare fatica; aggiungi che, avendo meno testa di un tempo, hanno sempre più bisogno di un capo. Resta il fatto che ai miei tempi,  e sospetto anche ai tuoi, l’essenziale era combattere il sistema, non fargli le feste e scodinzolare quando ti allunga una carezza.

Se vinceranno le c.d. destre, non cambierà niente e, in ossequio al sacro Secondo principio della Termodinamica, a vincere sarà soltanto l’entropia. Il che mi sembra di gran lunga il risultato peggiore, per tutti.

Non so perché, mi viene in mente una frase di Longanesi — «ci salveranno le vecchie zie?».

Ci vediamo ai referendum.

3 Comments on Ballottaggio, entropia e vecchie zie

  1. Mi spiace, ma non hai capito per nulla la situazione milanese. Da una parte una persona perbene, un galantuomo con un sacco di idee forti (già solo cambiare dalle zone alle municipalità, che é nel programma di Pisapia c’è una rivoluzione nel modo di intendere i rapporti tra istituzioni e cittadini, sappiamo che minore é la distanza tra rappresentante e rappresentato maggiore è la democrazia), Pisapia, dall’altra la peggiore accozzaglia di gang mafiose, e lobby del cemento, della Moratti: la scelta é chiara e entusiasmante. Infine nessuno ha chiesto mai “carte d’identità” ideologiche a nessuno, ,a certo l’antifascismo rimarrà sempre dirimente, perché l’Italia é una repubblica basata sulla Resistenza, esito delle lotte antifasciste e ani-naziste, che tutti dovremmo sentire come la pagina più bella ed eroica della storia moderna italiana.

    • Alessandra | 29 maggio 2011 at 09:26 |

      Paolo, mi sa che sei tu che non hai capito per nulla il senso del mio post. Pazienza.

      A.

  2. Grazie per la risposta pubblica. Ottima analisi, come sempre…
    Gia’ come si diceva chiaccherando, chi ha testa non ha bisogno di capi, si vede che in questi tempi avere testa e preparazione e’ diventato un optional…
    E se si vuole combattere il sistema, mica si possono accettare regalini velenosi (che regali non sono mai, i signori del sistema sanno far di conto, e chiedere con gli interessi quanto hanno dato).

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