Rime per i miei governanti

Dal secolo delle rivoluzioni e dal profondo del mio cuore, un classico del diritto di resistenza.

Amen, with all my heart!
Shakespeare, Otello, V, 2.

Alla signorina Vera Zassoulitch (anarchica russa)

Vorrei che questa mia povera penna
fosse un ferro rovente
per bollarvi tra gli occhi la cotenna
canaglia prepotente.

E quando in faccia a i miseri ruttate
la vostra infame gioia,
perdonatemi voi che m’ascoltate,
vorrei essere il boia

e compir sopra voi la gran vendetta
di chi per fame langue.
Vorrei vedervi con la gola stretta
da ’l singhiozzo de ’l sangue.

Io che pur soglio lacrimar di pièta
de’ vati su le carte,
io ch’ho in petto il gentil cor de ’l poeta,
se me ne manca l’arte,

che piango insino gli scordati eroi
d’Ilio combusto e domo,
io non ho senso di pietà per voi,
non ho viscere d’uomo.

Né voi n’avete cui non basta a ’l gusto
stracco la carne ignuda
per chi stentando il pane a frusto a frusto,
sangue, lacrime suda;

per chi senza speranza e senza amore
vive ed invidia il cane,
per chi miniere a voi scavando, muore
senz’aria e senza pane.

Ridan le vostre donne a cui ne ’l petto
de l’òr brucia la sete:
ridan beate che ne ’l vostro letto
coniaron le monete,

e su ’l talamo altrui de le figliole
vendean la bianca vesta;
a la virtù che vender non si vuole,
ecco, il delitto resta.

E grida, udite, il volgo macilente:
“Noi, plebe, non morremo,
ma ne ’l gran giorno, in faccia a ’l sol lucente
giustizia ci faremo.

Da le città, da gli abituri foschi
che il sol mai non abbella,
giù da i monti, da ’l mar, da gli aspri boschi
che l’aquilon flagella,

innumeri, feroci e disperati,
noi plebe maledetta,
incontro a voi discenderemo armati
di ferro e di vendetta.

Siete voi che rideste allor che invano
pietà per Dio pregammo
ed una pietra ci metteste in mano
quando un pan mendicammo.

Non sperate pietà dunque ne ’l santo
giorno de l’ira eterna.
Troppo, dinanzi a voi, troppo abbiam pianto.
Vigliacchi, a la lanterna!”

(Lorenzo Stecchetti, Iustitia)

10 Comments on Rime per i miei governanti

  1. Quanto a
    1) stato di guerra/stato di pace: il 28 aprile 1945 NON si era in stato di pace. Ma di guerra. Non solo formalmente. Ma anche. La capitolazione della Germania (e dei suoi eventuali alleati fascisti europei, delle SS europee sulle macerie di Berlino per esempio) avviene solo all’inizio di maggio. Senza contare la fluidità della situazione.

    2) “A parte questo, ti ricordo che il boom economico”: sorry, ma questo non c’entra niente. Qui si parlava di governati affamatori, arroganti e prepotenti. E io affermavo soltanto che, se questo insieme di candidati alla “lanterna” non è un insieme vuoto, tra i suoi elementi contiene necessariamente i “governanti” che portarono alla morte e alla fame in guerra centinaia di migliaia di italiani (per non parlare – e si dovrebbe – dei cosiddetti “nemici” francesi, greci, yugoslavi, russi etc.). Sulle realizzazioni del regime prima dell’entrata in guerra non mi sono pronunciato (in generale: il fatto che il governante x al tempo t non sia affamatore NON IMPLICA che lo stesso x possegga la medesima qualità al tempo t1).

    3) “La poesia che ho riproposto va contestualizzata”. Oh santo cielo, sei una donna colta e intelligente. Appunto, l’hai ri-proposta (e quindi ri-contestualizzata) tu. A questo proposito vale il meccanismo messo in luce da J.L. Borges in ‘Pierre Menard, autore del Chisciotte”. E direi che basta.

    In generale: dubito che i parolai italiani a cui “non dispiacerebbe” uno scenario del genere siano migliori dei loro (bis-)nonni a Piazzale Loreto, e che abbiano trovato la formula del “linciaggio ben temperato”, “civile”, “rispettoso della dignità dei condannati”…

    In generale, comunque, a me le forche non piacciono affatto.

    • Alessandra | 19 luglio 2011 at 12:25 |

      1) Appunto: il 28 aprile 1945 si era in guerra. Ai tempi in cui Stecchetti scrive “Iustitia” si era in tempo di pace. Anche ora siamo in tempo di pace.

      2) Per questioni anagrafiche, escludo che «questo insieme di candidati alla “lanterna”» possa contenere «necessariamente i “governanti” che portarono alla morte e alla fame in guerra centinaia di migliaia di italiani». (Però contiene alcune migliaia, e forse decine di migliaia, di persone la cui sola esistenza è un insulto per chiunque vive del proprio lavoro).

      3) “Riproporre” non equivale a “ricontestualizzare”: ho scritto precisamente «dal secolo delle rivoluzioni e dal profondo del mio cuore», che meno poeticamente significa: «il testo che trascrivo risale all’Ottocento e rispecchia il mio personale modo di sentire; i sentimenti che Stecchetti provava nei confronti di coloro contro i quali si scagliò l’anarchica Vera Zassoulitch sono pressappoco gli stessi che provo io nei confronti della classe politica che governa il Paese in cui risiedo e di cui sono cittadina».

      In generale le forche non piacciono neanche a me. Ma non posso negare che, una volta colmata la misura, abbiano la loro sacrosanta utilità.

  2. So che non ami le lungaggini. Neppure io, per la verità.

    Dunque, in breve.

    Un partigiano catturato era, per definizione, un vinto. Eppure veniva impiccato.
    E il governo che aveva portato l’Italia nella guerra mondiale (e la continuava con “nani e ballerine” tedeschi – forse il mio riferimento era un po’ criptico, ma c’è peggio della crapula) non si dava molta cura del parcere victis.

    Un governante liberale catturato – in una situazione come quella prospettata da “Iustitia” – è, per definizione, un vinto. Eppure tu e il povero Stecchetti non trovate riprovevole che venga condotto senza processo “a la lanterna”.

    Quei “molti, in Italia, [che, “a la lanterna”] vorrebbero vedervi larga parte di coloro che partecipano alla gestione della cosa pubblica”, non si figurano altro che un grande Piazzale Loreto – visto che è pesumibile che la folla di “giustizieri” di oggi non sarebbe antropologicamente molto diversa da quella di Piazzale Loreto.

    Quanto a prepotenza, arroganza, indifferenza, affamamento della popolazione etc. (gravissimi vizi di un politico, concordo) erano tali e quali, ma moltiplicati a dismisura, nei personaggi politici appesi a Milano.

    PS. quanto infine a Stecchetti, mi sembra irrilevante la sua conoscenza. Io lo avevo incrociato anni fa nelle mie letture anticlericali. Ma che importanza dovrebbe avere?

    • Alessandra | 19 luglio 2011 at 11:07 |

      Mi pare che tu stia facendo un po’ di confusione fra quel che accade in stato di guerra e in stato di pace.

      A parte questo, ti ricordo che il boom economico dell’Italia fra anni Cinquanta e Sessanta fu dovuto anche al fatto che il fascismo, nonostante le sanzioni e la guerra, aveva consolidato un patrimonio grazie al quale il Paese visse di rendita per un pezzo. Qui siamo in sofferenza da parecchio.

      No, la conoscenza di Stecchetti non è irrilevante. La poesia che ho riproposto va contestualizzata: occorre tenere conto di Vera Zassoulitch, del periodo, dei fatti eccetera. Lo scenario che ne emerge fa molto Parigi 1789: ed è uno scenario che, a quanto sento in giro, a molti non dispiacerebbe.

  3. Su un muro, a vernice nera, questa mattina ho letto: “Come in Libia… insurrezione!”.
    Mah! Avere la testa e potersi concentrare prima di imbrattare i muri!

  4. Scusa Alessandra, non avertene a male, ma questo è un inno alla logica di Piazzale Loreto.

    Logica che io trovo – data la particolarissima situazione in cui si verificò – assolutamente comprensibile, pur se di gusto forse un po’ greve, ma che mi sorprende ritrovare qui. E ritrovarla tra l’altro generalizzata come auspicabile logica di “resistenza”.

    Un Piazzale Loreto era ampiamente giustificato per quei personaggi pubblici che nel 1945 fuggivano senza pudore le proprie terribili responsabilità (con seguito d’oro, nani e ballerine – naturalmente), dopo aver portato al massacro e alla fame centinaia di migliaia di italiani. Gente come quella sembra sì essere il perfetto pardigma per quei “vigliacchi” per i quali i versi che citi (peraltro gonfi in modo imbarazzante, ahimé, di una retorica vuota e magniloquente) invocano la “Iustitia” spiccia delle “masse popolari”.

    Ma io proverei qualche imbarazzo a proporre la logica di Piazzale Loreto come logica generalizzabile di giustizia “politica” (e neppure di giustizia “rivoluzionaria”).

    • Alessandra | 18 luglio 2011 at 10:53 |

      Scusa tu, Giuseppe: non mi sembra proprio.
      Piazzale Loreto resta la vergogna che è, ingiustificabile ed esecrabile, perché Mussolini e i suoi erano dei vinti, e l’antico insegnamento del parcere victis è passato nel diritto delle genti. Risparmiami per favore la fola dell’oro, dei nani e delle ballerine — che sono invece la cifra dell’attuale governo.
      I bersagli dell’invettiva di Stecchetti (autore che, a quanto pare, tu ignori) sono i pochi privilegiati che gettano in faccia ai molti diseredati la loro prepotenza, la loro arroganza, la loro indifferenza. Sono costoro che Stecchetti vuole vedere “alla lanterna” — proprio come molti, in Italia, vorrebbero vedervi larga parte di coloro che partecipano alla gestione della cosa pubblica dimenticando che il ministro è il servitore, e non l’affamatore, del popolo.

  5. Ti stai avvicinando a Bologna… non avrei mai pensato all’attualità di Olindo Guerrini!

    • Alessandra | 16 luglio 2011 at 10:08 |

      Caro il mio Andrea, Olindo Guerrini è un pilastro della mia educazione sentimentale. Scoprirlo e restarne folgorata, in gioventù, fu un attimo ;-)

  6. davide d'amario | 15 luglio 2011 at 17:40 | Rispondi

    bellissima espressione di lotta …
    versi per il futuro …

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