Spiegare Oslo: paura, bricolage e millefoglie

Potete chiamarla convergenza di catastrofi, inveramento della Prima Legge di Murphy o semplicemente sfiga: fatto sta che mentre Oslo era sossopra io ero praticamente isolata dal mondo e impossibilitata a farmi un quadro preciso della situazione.

Rientrata nella c.d. civiltà, sto seguendo l’evolversi della vicenda — cosa che mi riesce abbastanza bene anche grazie ai geniacci della rete come UMT e Martinez.

Il punto centrale, a mio avviso, è che siamo così abituati alle etichette che, quando succede qualcosa come quello che è successo ad Oslo, le nostre categorie mentali non sono più sufficienti a contenere lo sgomento. E poiché l’essere umano ha bisogno di razionalizzare come dell’aria che respira, si spiegano le molte e fantasiose ricostruzioni che giornalisti e opinionisti d’ogni razza e colore elaborano a getto continuo.

Da quello che ho potuto capire io, direi che in Breivik c’è un po’ di tutto: anticomunismo, islamofobia, xenofobia, fanatismo religioso, suprematismo bianco e identitarismo in varia misura, shakerati in un mix certamente esplosivo che pure è possibile rinvenire in larga parte dell’umanità occidentale contemporanea — Borghezio docet (anche mia zia la pensa allo stesso modo, religione a parte, ma non farebbe male a una mosca).

Ma, soprattutto, in Breivik c’è la paura: quel tipo particolare di paura dell’altro-da-sé che è poi la spia di un disagio esistenziale profondo e oggi assai diffuso — mentre il mondo strutturato (retaggio degli ultimi secoli) si liquefa, l’uomo, che in quanto animale sociale è necessariamente un animale referenziale, non riuscendo più a trovare punti di riferimento se li inventa.

Ed è precisamente qui che entrano in gioco le strumentalizzazioni ideologiche funzionali al mantenimento della coesione interna di uno Stato, in grado di garantirne anche la tenuta esterna — necessaria per continuare ad esistere.

Personalmente, credo che Breivik, in fondo, non sia che un’altra vittima dell’esiziale sindrome di Poitiers/Lepanto (la chiamo così perché Poitiers è un terrore condiviso da tutta quanta l’Europa occidentale, mentre Lepanto evidenzia il risvolto ideologico della faccenda). Naturalmente non sono né Carlo Martello né don Giovanni d’Austria gli ispiratori della suddetta sindrome, bensì i loro indegni epigoni — tra i quali figura la trimurti Allam-Fallaci-Pera (in ordine alfabetico, perché davvero non saprei dire chi fra i tre abbia fatto o faccia più danni), meritevole assai più di Breivik di una condanna per crimini contro l’umanità: Breivik essendosi limitato ad ammazzare direttamente qualche decina di compatrioti, mentre sull’atra coscienza della trimurti grava il peso di aver auspicato e benedetto a vario titolo la morte di centinaia di migliaia di civili nel mondo — e non credo di esagerare coi numeri.

A parte questo, Breivik è uno che nel suo diario, l’11 giugno scorso, dice di aver “spiegato a Dio” alcune cose. Giovanna d’Arco non disse mai niente di simile: ma il suo parlare con Dio scatenò uno dei sacri macelli più memorabili della storia, avendo trovato cuori pronti ad accogliere il suo messaggio. I tempi, ora, sono quelli del bricolage: e uno come Breivik si adatta a far da sé. Fosse ancora vivo, Tito Lucrezio Caro probabilmente commenterebbe anche stavolta «tantum religio potuit suadere malorum», guarda un po’ che danni che fa una certa idea di religione.

Da ultimo, m’inquieta la constatazione di una perdita gravissima per il genere umano: quella del rasoio di Ockham. Mi piace ricordarne l’enunciazione in latino, abbiate pazienza: «entia non sunt multiplicanda praeter necessitatem» e «non fit per plura quod fieri potest per pauciora» — se a spiegare un fenomeno basta una sola causa, perché affannarsi a cercarne altre e più numerose? In altre parole: perché non possiamo considerare Breivik come un tipo abbastanza disturbato da prendere sul serio certe farneticazioni al punto di volerle fortissimamente mettere in pratica? (Da solo o con qualche amico, cambia poco). Che bisogno c’è di ipotizzare complotti intrecciati, intrighi internazionali, trame multicolori e infiltrazioni di servizi deviati — tutto stratificato come una millefoglie?

Smetto di pormi domande, e continuo ad osservare: se il buon Dio o l’evoluzione ci hanno dato due orecchie, due occhi e una bocca sola, ci sarà un motivo.

14 Comments on Spiegare Oslo: paura, bricolage e millefoglie

  1. Se Israele avesse voluto colpire la Norvegia, avrebbe potuto:

    1) far capire discretamente a un ministro che Israele è uno stato democratico che non può quindi impedire a un fotografo di pubblicare la foto di quel ministro con la sua amante

    2) fare in modo che tale ministro abbia un banale infarto

    3) far compiere un attentato da attribuire ai palestinesi

    4) far compiere una strage che sputtana clamorosamente la causa “occidentalista” e filoisraeliana, a un signore che poi potrà esser torchiato per i prossimi vent’anni dalla polizia

  2. davide d'amario | 30 luglio 2011 at 09:54 | Rispondi

    caro Andrea non sò perchè ma il mio post è stato messo in scaletta alla fine, ma quando l’ho postato era il sesto o settimo …

    sempre detto che “amo” questa donna …
    ahahahahahahahahahah
    ma un pensiero “amorevole” lo ho anche per Maurizio …. :)

  3. davide d'amario | 28 luglio 2011 at 17:48 | Rispondi

    fuori i dati …
    dai su Andrea …
    chi se lo perde un complottino made Alessandra!
    ahahahahahah

    grande Ale,
    io continuo a rubacchiare tuoi pezzi …

  4. Alessandra, se tu mi dicessi che, “per non sapere né leggere, né scrivere”, seguiresti come primo ministro una politica di autonomia dagli Stati Uniti e di condanna per Israele, senza andare a cercare null’altro di storicamente e criticamente fondato per corroborare questa politica; dunque, politicamente correttissima come i laburisti norvegesi… poi arriva un messaggio stragista agito, compiuto, contro la tua migliore gioventù… tu penseresti al libero arbitrio del folle? Così pensi, con vicinanza amicale equivoca, di prendermi per il c…? Ok!
    Non sei il primo ministro laburista norvegese in carica: puoi commuoverti per i cani assetati ma molto meno per il prezzo pagato dall’ottantina di adolescenti laburisti sull’isola vicino ad Oslo, colpiti dal libero arbitrio (perbacco!) di un folle.

    • Alessandra | 29 luglio 2011 at 11:24 |

      Andrea, fermo restando che non prendo per il culo nessuno — non l’ho mai fatto, non comincerò a farlo ora — e che se davvero pensi una cosa del genere attribuendomi per giunta una “vicinanza amicale equivoca” quella è la porta, tornando ai fatti di Oslo mi sembra doveroso andarci cauti con l’attribuzione di responsabilità. Vuoi negare che Breivik sia mentalmente disturbato? E’ chiaro che certi meccanismi funzionano meglio con elementi facilmente suggestionabili e soggetti a cali di lucidità: lo stesso, per esempio, vale con l’attribuzione di finalità stragiste all’operato di certi elementi neofascisti, tanto per restare in ambito italiano. Ripeto che preferisco stare a guardare ancora un po’ prima di pronunciarmi a favore di un complotto israelo-statunitense. Mi sembra, al momento, più credibile una dinamica tipo il padrino che dice ad alta voce “quel picciotto mi dà fastidio, bisognerebbe fargliela smettere” e una settimana dopo, magicamente, il picciotto fastidioso resta vittima di un incidente. Il padrino non ha detto niente, e soprattutto non l’ha detto a nessuno: ma qualcuno ha pensato che far fuori il picciotto sarebbe stata cosa gradita al padrino o positiva per gli interessi della famiglia…
      Detto questo, se pensi che il mio atteggiamento nei confronti dei cani assetati sia dettato da semplice “commozione buonista”, e ti permetti addirittura di decidere tu cosa mi commuove e cosa no, e in che misura, sei veramente fuori strada. E soprattutto non hai capito niente (ma proprio niente…) di me.

    • Ti chiedo scusa immediatamente: non voglio conti in sospeso… cerco ora la porta.
      Buona estate… Good bye and good luck.

  5. La categoria di “onesto complottista” mi mancava!
    Mi ricorda quella di “onesto democratico” di quand’ero nel Pci: i “compagni di strada” nel segno dell’antifascismo… repubblicani, democristiani di sinistra, alcuni socialdemocratici… disposti a non sbarrare la strada preventivamente ai comunisti.
    Dunque, sono un tuo compagno di strada… mi accontento… sono minimalista!

  6. @ ANDREA
    —————————————–
    Ho detto quello che penso sull’accaduto, riservandomi di aggiustare il tiro.
    Non posso né voglio impedire a nessun onesto complottista di trarre le sue conclusioni, ma ti dico solo una cosa: dammi anche solo due dati, e ti imbastisco un complottino coi fiocchi. ;-)

  7. Paul Joseph Watson di Prison Planet.com (tradotto in: http://www.megachipdue.info/finestre/zero-11-settembre/6531-stragista-tramato-con-uomini-daffari.html ) rivela alcune interessanti cosucce su Breivik e il controspionaggio militare britannico (MI5).

  8. davide d'amario | 26 luglio 2011 at 20:49 | Rispondi

    valutazione e domande che fanno pensare …..

  9. Aggiungo: di Tarpley e di Gilad Atzmon… e forse dmentico qualche altro.

  10. Insomma, un Vittorio Arrigoni “opposite side”?
    Da Mazzucco a Blondet a Domenico Savino, a Gianluca Freda è un coro… e tu qui a fare la libertarian alla Martinez e alla Tassinari? Con Arrigoni non hai fatto altrettanto… per fortuna! Andiamo…

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