Ultima corrida a Barcellona, era ora

A quanto pare e se nient’altro succede (perdonatemi la persistenza del dubbio, ma ho imparato da tempo che la certezza non è di questo mondo — morte esclusa), domenica 25 settembre si terrà l’ultima corrida a Barcellona.

Era ora. Ho detto e scritto talmente tanto sull’argomento che proprio non voglio aggiungere qui nient’altro. Però ne approfitto per riproporre una miserabile lettera sulla corrida — piena di tutte le banalità sull’argomento che qualificano irrimediabilmente chi le sostiene — scritta all’etologo Danilo Mainardi, e la bruciante risposta di quest’ultimo. Lo scambio di opinioni è avvenuto tra agosto e settembre su “Sette”, il supplemento del “Corriere della sera”. Grazie, Mainardi, anche a nome dei tori.

UOMINI E TORI

Stimo e apprezzo Danilo Mainardi quando scrive di etologia con pas­sione e competenza. Faccio più fati­ca a seguirlo quando veste i panni dell’animalista. In “Animalia”del 25/8 definisce sadiche le milioni di persone appassionate di corride, di­mostrando scarsa competenza sul tema e nullo rispetto per chi non la pensa come lui. Vorrei sapere se il suo impegno a “non avere niente a che fare” si allarga a chi si ciba per Pasqua di agnelli e maialini da latte, a chi alleva galline e pesci a base di sostanze chimiche in lager senza spazio, a chi sfrutta gli animali per lavoro o sport. È vero, i tori iberici non hanno scelto di propria volontà il loro destino, ma lo fanno gli animali sunnominati? Ricordo che un quarto d’ora di lotta nell’arena conclude quattro anni di vita libera e selvaggia nei campi, trascorsi senza conosce­re le sofferenze dei loro “colleghi” ci­vilizzati. È da ipocriti pretendere un mondo costruito secondo il nostro esclusivo giudizio guardando da un’altra parte quando gli “orrori” ci arricchiscono o ci divertono.

Angelo Tirelli

Risponde Danilo Mainardi

Caro Tirelli, lei definisce “un quarto d’ora di lotta “, quasi fosse un innocente gioco sportivo, quella che per il toro è una lenta macellazione anticipata da pro­grammate torture. Ciò per il diver­timento di spettatori, siano essi sadici oppure no, esteti oppure no, ma a cui comunque niente importa dell’innocente animale. Non credo inoltre sia una valida argomentazione citare le crudeltà cui sono sottoposte altre specie animali perché di questo triste problema, e non a caso, s’occupano le stesse persone attente al benes­sere animale che mai frequente­rebbero spettacoli di tauromachia.

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